Tutti gli articoli relativi a: lavoro

"Pensioni, giovani, donne, famiglie. Il sentiero di una manovra equa", di Maurizio Ferrera

Il ceto medio attende con ansia di conoscere i contenuti della manovra, preoccupato che la « stangata » finisca per colpire reddito e beni dei soliti noti, di chi ha lavorato sodo pagando regolarmente le imposte. Il linguaggio giustiziero di una parte della sinistra e dei sindacati e le anticipazioni sul fisco (in particolare l’aumento dell’Irpef a partire da 75 mila euro lordi all’anno) segnalano che la preoccupazione non è infondata. Nella sua struttura complessiva, la manovra Monti si profila tuttavia come un pacchetto sufficientemente equilibrato, in cui il rigore è conseguito tramite un abbassamento di quelle «punte» nella distribuzione dei redditi connesse alle storture del nostro welfare e del nostro fisco. Nessun attacco, dunque, al ceto medio, ma una razionalizzazione distributiva al suo interno, per superare disparità di trattamento ormai prive di ragion d’essere e non più sostenibili. Dal punto di vista fiscale il piatto forte della manovra sarà la rimodulazione dell’Ici, concentrandone l’impatto sui grandi patrimoni immobiliari: chi ha più case pagherà di più (così come pagherà di più per consumi e beni …

"Diritto di scelta sulla previdenza", di Tito Boeri

Oggi, o domani conosceremo i dettagli della riforma delle pensioni, parte più rilevante e al tempo stesso politicamente più sensibile del pacchetto di misure approntate dal nuovo governo per cercare di invertire le aspettative dei mercati. Questa volta non c´è stata la ridda di voci sui contenuti delle diverse misure, alimentata da apparizioni mediatiche dei singoli ministri, che aveva sistematicamente accompagnato le innumerevoli manovre dell´era Berlusconi. In omaggio a questo stile di lavoro del nuovo esecutivo, è opportuno rinviare ogni commento a dopo che i dettagli sulle diverse misure verranno resi noti. Alcune considerazioni sono comunque possibili già a questo stadio: riguardano i criteri sulla base dei quali la riforma potrà essere valutata e il metodo con cui è stata approntata. Il nostro Paese ha già conosciuto un´infinita serie di micro-aggiustamenti delle pensioni dopo le due riforme del 1992, quella che ha ristretto l´accesso alle pensioni di anzianità e cambiato le regole di indicizzazione delle pensioni, e quella del 1996, che ha introdotto il metodo contributivo. Ci sono stati nuovi interventi nel 1997, nel 2004, …

"Senza confini", di Irene Tinagli

«Buona fortuna figliolo!», così si salutavano un tempo i giovani che decidevano di fare le valigie e andarsene in cerca di opportunità lontano da casa. Oggi invece è a quelli che restano che bisogna augurare buona fortuna, perché per chi resta inchiodato nel proprio Comune di residenza le prospettive sono sempre più ristrette. Non è tanto la mobilità geografica, di per sé, a far la differenza, ma la possibilità di accedere ad opportunità diverse e qualificanti, di maturare esperienze più variegate. Perché oggi è finita l’era delle carriere «verticali», le storie degli impiegati che da semplici fattorini finiscono la loro carriera come dirigenti o presidenti di quella stessa azienda. Oggi è l’era delle «boundaryless careers», le carriere senza confini, come scrisse qualche anno fa la professoressa Denise Rousseau, esperta di organizzazioni e lavoro. Sono le carriere che sconfinano, che travalicano settori tradizionali, che rompono le gerarchie aziendali dalle linee verticali per muoversi lateralmente da un’organizzazione all’altra accumulando in pochi anni esperienze che vecchi top manager non sono riusciti ad accumulare in una vita. E sono …

"Il superbonus dei manager", di Rinaldo Gianola

Pierfrancesco Guarguaglini ha avuto nel 2010 una retribuzione di 4,4 milioni di euro come presidente e amministratore delegato di Finmeccanica. Ora si è dimesso e gli verrà riconosciuta una liquidazione di 5,5 milioni di euro. In un anno ha incassato 10 milioni di euro. È tollerabile che un’azienda di Stato paghi una simile cifra a un suo manager? Cosa devono pensare i cittadini chiamati in queste ore dal governo di impegno nazionale a duri, pesanti sacrifici, che andranno in pensione più tardi, pagheranno più tasse e tireranno la cinghia per arrivare alla fine del mese? La polemica sulle ricche retribuzioni dei manager non è una novità, ma sorprende sempre che la «casta» dei duri capi azienda, dei finanzieri di chiara fama, dei banchieri prestigiosi, riesca a farla franca. Oggi le liquidazioni record, i premi, i bonus, le «parti variabili della retribuzione» sono un’offesa alla società, misurano il grado di ingiustizia e di diseguaglianza tra chi sta sopra e chi sta sotto. Nessuno mette in discussione il fatto che le responsabilità di chi guida un‘impresa, soprattutto …

"Previdenza: cosa non va", di Cesare Damiano e Pier Paolo Baretta

Tempo fa dalle colonne di questo giornale abbiamo avanzato una proposta di riforma pensionistica successivamente tradotta in un disegno di legge di cui siamo i primi firmatari. Torniamo sul tema perché nella stessa direzione si è mosso Tiziano Treu con una analoga proposta di legge al Senato. Inoltre, in un seminario organizzato dalle nostre associazioni, Lavoro&Welfare e Ares, la presentazione di questo progetto di legge ha riscosso importanti apprezzamenti dai rappresentanti del sindacato e dallo stesso Giuliano Cazzola, esponente del Pdl. Si è così aperto un dibattito che travalica la stessa emergenza che porterà il governo a prendere decisioni che, ci auguriamo, siano più orientate alla prospettiva che alla sola cassa. Abbiamo già avuto modo disottolineare il fatto che la Nota di aggiornamento del 2011, redatta dal Ministero dell`Economia e delle Finanze, presentata dall`ex presidente del Consiglio e dall`ex ministro dell`Economia e approvata dal Consiglio dei ministri il 22 settembre scorso, recita a pag.23: «Considerando complessivamente gli ultimi interventi di riforma in materia di requisiti di accesso al pensionamento che iniziano a manifestare i relativi …

"Il male della precarietà. Così si toglie il futuro alle nuove generazioni", di Ilaria Lari

I giovani hanno pagato il conto più salato della crisi. Lo ha confermato ieri il rapporto annuale del Censis con i dati impietosi di 1 milione di giovani che hanno perso il lavoro negli ultimi quattro anni e quasi un giovane su quattro non studia e non lavora. Come prevedibile la precarietà si è presto trasformata in disoccupazione. Pensare che ci avevano raccontato che i contratti flessibili sarebbero stati un trampolino per accedere al mondo del lavoro e incentivare l’occupazione. Così non è stato e i decisori politici dovrebbero apprendere la lezione, piuttosto che perpetuare un modello insostenibile che penalizza i più deboli e consegna le giovani generazioni ad un futuro che appare loro predestinato, magari in virtù del contesto sociale e familiare di provenienza. La discontinuità del lavoro diventa infatti una barriera enorme nel difficile percorso verso l’indipendenza economica e la famiglia rimane l’unico ammortizzatore sociale disponibile. Basti pensare che una buona parte dei precari che ha perso il lavoro non ha ricevuto alcun sostegno al reddito e il misero bonus precari, istituito dal …

"Reddito minimo garantito lo strumento per recuperare chi ha perso il lavoro", di Raffaello Masci

Per il momento siamo ad una «preferenza personale che non impegna il programma del governo», ma comunque la proposta è stata fatta e potrebbe introdurre se non una rivoluzione almeno una grande innovazione nel tessuto sociale italiano. La ministra del Welfare, Elsa Fornero, si è detta favorevole all’istituzione di un «reddito minimo garantito». «La mia preferenza è che ci sia un sistema di questo genere – ha detto la ministra rispondendo ad una domanda durante la sua conferenza stampa a margine del Consiglio Affari sociali dell’Ue – Comunque, una simile riforma va congegnata e inserita in un pacchetto più ampio di misure». Il reddito minimo garantito, detto anche reddito di cittadinanza, è una misura di sostegno sociale che si applica – in genere – a categorie di cittadini che vivono un momento di difficoltà rispetto al lavoro: giovani in attesa di prima occupazione, ultracinquantenni disoccupati con difficoltà di reinserimento, persone in condizione di marginalità sociale. La misura – beninteso – ha sempre un carattere temporaneo ed è finalizzata ad un superamento della difficoltà contingente. Il …