Tutti gli articoli relativi a: lavoro

Alitalia punta a tagliare 1.000 dipendenti di terra attraverso la cigs e gli esodi volontari

L’Alitalia punta a tagliare 1.000 unità del personale di terra entro giugno 2011. Lo hanno riferito i sindacati al termine di un incontro con l’azienda precisando che il taglio dovrebbe essere del 7-8% su un totale di poco più di 8.900 dipendenti pari a circa 700 persone che su base volontaria intendono andare in cassa integrazione straordinaria per sette anni. Altri 250 lavoratori verrebbero poi «esternalizzati», cioè passerebbero a società di gestione aeroportuale a cui Alitalia intende cedere le attività di handling, in particolare a Catania, Brindisi e Bari. Lo scalo più penalizzato sarebbe, ovvamiente, quello di Fiumicino. Obiettivo dell’Alitalia, secondo quanto hanno riferito i sindacati, è puntare al pareggio operativo concentrandosi sul core business. La compagnia vorrebbe concludere l’intera operazione entro giugno 2011, sfruttando i primi tre mesi per raccogliere la disponibilità dei lavoratori alla cassa integrazione. Una operazione che, tecnicamente, avverrebbe in due tranches: la prima entro i prossimi tre mesi e la seconda nei tre successivi. Il segretario nazionale della Fit Cisl, Claudio Genovesi, ha spiegato che sarà avviato «un confronto su …

"La Tamoil se ne va da Cremona. A casa oltre mille lavoratori", di Giuseppe Vespo

Dalla provincia a Roma, dalle strade al web, dai lavoratori a rischio agli ecologisti e ai semplici cittadini: la chiusura della raffineria Tamoil di Cremona continua a far discutere. Del futuro dei trecento dipendenti del gruppo, mille con l’indotto, che dal 2011 potrebbero perdere il posto. La multinazionale libica ha deciso di trasformare entro il 2011la raffineria lombarda in un deposito. Una notizia balzata alle cronache nazionali con la manifestazione e lo sciopero di martedì, scorso che ha visto sfilare i dipendenti cremonesi di Tamoil per le vie di Milano e fino al Pirellone, sede della Regione. Dal capoluogo lombardo è partita anche una lettera inviata al presidente del consiglio Berlusconi, al quale si chiede un intervento presso l’amico leader libico Gheddafi. Ma la multinazionale fa sapere che la decisione di cessare l’attività dello stabilimento dipendende dalle perdite della raffineria, che si attesterebbero a 60milioni di euro all’anno. Colpa dei mancati investimenti, ribattono Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uilcem-Uil, che da tempo chiedono un piano industriale di rilancio e la riconversione degli impianti ad olio combustibile, un …

"2010, l’anno nero del lavoro" di Bianca di Giovanni

È una fotografia che il governo non vuole mostrare, ma che gli italiani hanno stampata nella carne e nel sangue. Le crisi aperte in Italia durante la crisi (attualmente si contano 170 tavoli) coinvolgono 216mila dipendenti. Di questi almeno un quarto (53mila) sono a rischio. Vuol dire che a fine crisi resteranno a casa. Numeri secchi che disegnano un dramma. Ad elaborarli per il Pd sono stati Cesare Damiano e Matteo Colaninno. Un lavoro a due teste, per analizzare dal punto di vista dei lavoratori (Damiano ha un passato di sindacalista in Cgil, oltre all’eperienza al ministero di Via Veneto) e degli imprenditori (Colaninno ha calcato per un ventennio i corridoi di Confindustria, e oggi è alla Piaggio). I dati sono pesantissimi. Nel 2010 si arriverà a un totale di oltre un miliardo e 200milioni di ore di cassa integrazione, con un aumento del 44% rispetto all’anno scorso. In particolare sono aumentate più di due volte e mezzo le cig, e di quattro volte le casse in deroga. Per il mondo produttivo, è come se …

"Marchionne gioca al gatto col topo", di Raffaella Casciolo

Ci risiamo. È ancora una volta la Fiat formato Marchionne quella che ieri ha fatto saltare il banco in quell’eterno gioco tra gatto e topo. Stavolta Marchionne ha finalmente calato la maschera: Fiat utilizza i tavoli con i sindacati per scardinare il contratto nazionale e portarsi nei fatti fuori da Confindustria. Ad essere saltato stavolta è il tavolo (l’ennesimo tavolo Fiat) sul piano Mirafiori visto che l’azienda, mentre l’intesa era in dirittura d’arrivo, ha parlato di trattativa finita (e fallita). E, purtroppo, in tempo di crisi economica e di lavoro, quella che per Fiat è la fine della trattativa, per i sindacati – o meglio per una parte di questi – è solo una sospensiva. Una pausa di riflessione. Una nuova convocazione sarebbe attesa per la prossima settimana, sebbene al Lingotto non si sa se e quando riprenderanno gli incontri. E, certo, non contribuisce all’intesa né l’intransigenza Fiat su quello che potrebbe essere un accordo di compromesso né tanto meno il clima politico da fine legislatura che pure rende per molti versi improcrastinabile un’intesa. Anche …

"Se la Fiat parla ancora italiano", di Cesare Damiano

Può essere la svolta. Per Mirafiori e per le relazioni sindacali alla Fiat. Dopo gli anni del progressivo abbandono, culminati la scorsa estate con la decisione di trasferire in Serbia la produzione della nuova monovolume in precedenza destinata a Torino, il recente annuncio di Marchionne di realizzare negli stabilimenti torinesi un Suv da 280mila pezzi l’anno col marchio Alfa- Chrysler, sembra segnare l’attesa inversione di rotta. Anche il fatto che, dopo lo scontro dei mesi scorsi, la Fiat abbia avviato una trattativa con tutte le organizzazioni sindacali, Fiom compresa, sembra aprire una nuova fase. L’auspicio è che dal confronto – che continua a vedere il governo incredibilmente assente – emerga un compromesso utile per la competitività dell’impresa e la tutela del lavoro e che si creino le condizioni per una ripresa di relazioni sindacali improntate all’unità e alla ricerca di obiettivi condivisi. Gli interrogativi, però, non mancano. Non basta che a Mirafiori sia prevista la realizzazione di nuove vetture. È necessario sapere anche quali saranno le produzioni degli altri stabilimenti italiani, dove si farà ricerca, …

PD, Meloni: Governo di irresponsabili, dopo la sfiducia restituire futuro alla conoscenza

Solo un governo di irresponsabili poteva costringere il Parlamento al tour de force al quale abbiamo assistito nelle settimane scorse, senza alcuna disponibilità al confronto con l’opposizione parlamentare e con quanti, nel Paese, chiedevano solo attenzione al futuro della ricerca e al destino degli studenti e del loro diritto a studiare. Ma le minacce e i ricatti con i quali fino all’ultimo un governo moribondo ha voluto costringere il Parlamento e il mondo universitario ad accettare una riforma sbagliata hanno dimostrato di non avere il fiato per superare il traguardo. Sia chiaro, ciò che avrebbe bloccato la vita degli atenei e i concorsi universitari sarebbero stati i molti mesi necessari per attuare le cervellotiche norme del DDL, in assenza della minima stabilità politica. Con buona pace della Gelmini, novella Dorando Petri della politica italiana, e dei profeti del “meglio è nemico del bene”, dopo il voto di sfiducia che manderà a casa il governo più incapace degli ultimi 150 anni, potremo finalmente dare alla ricerca e all’università regole e prospettive che aprano l’Italia alla fiducia …

Edilizia, imprese e lavoratori insieme in piazza: «Il governo dia risposte», di Luca Cifoni

Tremila persone con in testa un casco da lavoro: ieri mattina era questo il colpo d’occhio a Piazza Montecitorio, dove manifestavano gli “stati generali delle costruzioni”. Una protesta un po’ particolare anche in un periodo di turbolenze come quello attuale. Innanzitutto per la composizione della platea: in piazza c’erano imprenditori, artigiani, progettisti, operai: tutti insieme per chiedere al governo di rimettere al centro dell’agenda un settore che ha sofferto moltissimo per la crisi ma che in altri Paesi, come hanno fatto notare molti tra coloro che hanno preso la parola, è stato usato proprio come strumento anti-crisi grazie a forti investimenti. Lunga la lista delle sigle presenti: dai costruttori di Ance e Federcostruzioni, agli artigiani di Confartigianato e Cna, alle cooperative, ai sindacati: Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil. Una unità di intenti che nasce soprattutto dai numeri di questi ultimi due anni, in cui l’edilizia nel suo complesso ha perso 250.000 posti di lavoro. In questo settore la recessione colpisce due volte: per la frenata dell’intera economia ma anche, in modo particolare, per le …