Tutti gli articoli relativi a: lavoro

In arrivo 55 milioni per la formazione integrata. Li ha stanziati la Regione Emilia-Romagna

Pronti 55 milioni di euro per i percorsi formativi biennali integrati. Li mette a disposizione la Regione Emilia-Romagna per l’anno formativo 2010-2011 e serviranno per realizzare percorsi integrati di istruzione e formazione professionale e percorsi biennali di completamento nella formazione professionale dopo un primo anno di scuola superiore. Lo ha deciso la Giunta regionale, che ha già deliberato il trasferimento alle amministrazioni provinciali, le azioni, che fanno riferimento a quanto previsto dalla legge regionale 12 del 2003, interessano in Emilia-Romagna oltre 8 mila ragazzi che devono assolvere l’obbligo di istruzione e l’obbligo formativo. “I percorsi integrati erano stati individuati dalla legge 12 come strumento contro la dispersione scolastica, per sostenere i ragazzi nel delicato momento della maturazione delle proprie scelte formative – spiega l’assessore regionale alla scuola e formazione Patrizio Bianchi – Oggi, nell’ottica del riordino dell’istruzione secondaria, questa esperienza consente di andare oltre e di pensare ad un sistema unitario dell’istruzione e della formazione”. Del finanziamento complessivo, pari a 55 milioni, 45 milioni e 900 mila euro serviranno a finanziare i 186 bienni avviati …

"Le due Italie di un lavoro nella crisi", di Bruno Ugolini

È forse la prima indagine che si occupa dei danni arrecati dalla crisi. È apparsa sotto il titolo “Come cambia il lavoro” (a cura di Mimmo Carrieri e Cesare Damiano, Ediesse) ed è stata costruita, sulla base delle risposte (settembre-novembre 2009) provenienti da 5.500 interpellati. È il seguito di un’altra inchiesta risalente al 2003. Che cosa è cambiato in questi sette anni? Un deterioramento della condizione materiale dei lavoratori – spiega Emilio Gabaglio, presidente Forum lavoro del Pd – e un diffuso senso di insicurezza sociale. Mentre al sindacato si chiede più che unità (forse per una sorta di avvilimento) “contrattazione, competenza”. Due parole chiave, come per dire: datevi da fare subito, magari senza perder tempo su “trattativa si, trattativa no”. C’è la dinamica negativa dei salari ma anche dell’organizzazione del lavoro (i saggi di Marcello Pedaci). Il 44,9% dei lavoratori indica un’alterazione della condizione economica della propria famiglia negli ultimi anni. È progressiva l’intensificazione del lavoro, attraverso la saturazione dei tempi, l’accorciamento delle pause, l’aumento dei ritmi. Con più ampia diffusione di stress e …

"Le nuove sfide della democrazia nell´era della crisi economica", di Nadia Urbinati

A giudicare dal suo successo planetario, sembra di poter dire che la democrazia non abbia più nemici. Chi può dirsi oggi anti-democratico? Ma il non aver più rivali credibili esterni non significa che abbia vinto le sfide al suo interno. Una delle condizioni essenziali della cittadinanza democratica è che la società offra soddisfacenti opportunità di formazione e di riuscita e che le carriere siano aperte a tutti senza discriminazione; infine, che ci sia un´ampia classe media, un fattore quest´ultimo essenziale per la stabilità del sistema. I rischi maggiori vengono oggi dalla destabilizzazione di questo equilibrio socio-economico. Rischi classici e che si rinnovano. A scanso di equivoci, la democrazia non è governo degli economicamente eguali, ma governo nel quale le condizioni sociali ed economiche non devono valere a determinare il trattamento da parte della legge e il diritto di contribuire al processo decisionale. La democrazia consiste nell´impedire che le diseguaglianze sociali si traducano in diseguaglianze di potere politico. Il suo è un lavoro di contenimento. A questo scopo, e proprio perché la libertà economica è fondamentale, …

Da solo non ti salvi. Il 27 novembre in piazza per cambiare (insieme) l’Italia

La questione sociale diventa con sempre maggiore evidenza, nel nostro Paese, una questione generazionale. Si riducono le aspettative di benessere delle nuove generazioni, crescono le divaricazioni tra i destini sociali dei giovani e tornano ad essere come un tempo determinanti le eredità familiari e geografiche nello sviluppo della personalità. La crisi e le politiche finalizzate a contrastarne gli effetti hanno drammaticamente peggiorato la condizione giovanile, mettendo a nudo l’insostenibilità del nostro squilibrato modello sociale, perseguito più o meno lucidamente negli ultimi vent’anni con responsabilità diffuse. Un mercato del lavoro duale, che espelle i lavoratori con contratto precario e a termine lasciandoli privi di tutele in tempo di crisi – gli stessi che “sottoimpiega” e precarizza nei momenti di “crescita” -, che mostra una cronica incapacità di impiegare produttivamente la generazione più qualificata della storia della repubblica, e che contribuisce alla crescita della diseguaglianza dei redditi. Chi non può contare sulla protezione familiare è esposto al rischio povertà con livelli allarmanti nel Mezzogiorno, dove si concentrano inoccupazione, precarietà, sottoinquadramento, abusi, nero e economia criminale. Si assiste …

"A gennaio in pensione a 61 anni. Poi il governo punta a 67", di Laura Matteucci

Arriva il doppio scalino per i lavoratori che vogliono andare in pensione: da gennaio bisognerà aver compiuto almeno 61 anni, a meno di averne lavorati almeno 41. Ed è per questo che, nei primi dieci mesi del 2010, si è registrato unboom di pensioni di anzianità: chi ha potuto, se n’è già andato. Ma il vero allarme lo lancia il vicepresidente del parlamento europeo Gianni Pittella (Pd), che informa dell’intenzione del governo «di mettere ulteriormente le mani sulle pensioni con un progetto di riforma che va oltre i provvedimenti già dolorosi che scatteranno da gennaio». In altri termini: «Secondo quanto esposto in un capitolo titolato “La riforma delle pensioni” del Programma nazionale presentato all’Unione europea e approvato dal Consiglio dei ministri, dal 2012 l’aspettativa di andare in pensione supererà i 66 e per molti sfiorerà i 67 anni, nonostante i conti dell’Inps siano largamente in attivo», spiega Pittella. Si parte, intanto, da gennaio 2011. La normativa è nota: entreranno in vigore sia le nuove regole per l’accesso alla pensione di anzianità previste dalla riforma del …

"Cgil e Cisl in pressing su Marchionne", di Paolo Griseri

Camusso:”La testa Fiat verso gli Usa”. Bonanni:”Basta gioco al massacro con la Fiom” Marcegaglia: preferiamo la Fiat cruda che sta sul mercato a quella dei sussidi. Marchionne «non può giocare al massacro infilando le banderillas sul dorso della Fiom». E´ Raffaele Bonanni ad esprimersi così aggiungendo che «se a Marchionne interessano gli investimenti in un clima di corresponsabilità, deve dare garanzie di trasparenza e serenità». Una posizione abbastanza inattesa quella del numero uno della Cisl che in questi mesi non aveva mancato invece di attaccare la Fiom difendendo le posizioni del Lingotto. Che cosa è accaduto negli ultimi giorni? La posizione della Cisl lascia intravedere una certa preoccupazione dell´organizzazione di Bonanni per la piega che rischia di prendere la trattativa sul futuro di Mirafiori. Perché è difficile immaginare che nella fabbrica torinese si possa replicare semplicemente lo schema di Pomigliano. Alcuni dettagli fanno temere una drammatizzazione. Il primo è il fatto che Marchionne abbia annunciato di voler chiudere la trattativa «entro Natale» quando in realtà la Fiat non ha ancora convocato i sindacati: «Ci attendiamo …

Gli immigrati sulla gru prima ingannati poi cacciati dall’Italia

A malincuore dobbiamo raccontarvi che fine hanno fatto alcuni degli stranieri che per 17 giorni sono rimasti sulla gru a Brescia. Due di essi, egiziani, di 20 e 29 anni che, secondo la Questura, avrebbero organizzato la protesta, sono stati espulsi dal nostro paese. Insomma li hanno fatti scendere con l’inganno e li hanno espulsi con un ulteriore inganno. Sopraffazione e beffa, insieme. Ma prima che il caso Brescia sparisca dalle cronache italiane – perché, lo sappiamo, abbiamo la memoria corta proviamo a spiegare il danno prodotto dalle decisioni governative a quanti speravano di uscire dall’anonimato con la sanatoria per colf e badanti. Nel 2009 gli italiani che avevano assunto stranieri “in nero”, utilizzandoli nel lavoro domestico, potevano regolarizzarli presentando una domanda di assunzione all’Ufficio Immigrazione della prefettura della provincia di residenza. Cio’ attraverso il versamento nelle casse erariali di 500 euro. Un’operazione che ha fruttato allo Stato circa 154milioni di euro. Ma quei soldi, a che cosa sono serviti? Pare che la metà sia stata destinata ad un fondo rimpatri che finanzia le procedure …