"Se l'Italia spegne i motori", di Cesare Damiano
I fatti di questi giorni, anzi di queste ore, invitano a tornare nuovamente sulle parole pronunciate giorni fa da Marchionne in tv. Perché dietro a quelle parole non c’era “solo” il futuro della Fiat, ma anche il destino della politica industriale e i rischi a cui questo governo sta inutilmente esponendo l’intero paese. Andiamo con ordine. Sergio Marchionne, quando ha accusato gli stabilimenti italiani del gruppo – e quindi i lavoratori – di essere poco produttivi e per nulla redditizi, ha mostrato di avere poca memoria. Si è infatti dimenticato che i risultati conseguiti dal Lingotto nel mondo, Brasile in primis, sono il frutto, specie nel campo dei motori, di una tecnologia all’avanguardia che è in tutto e per tutto Made in Italy. Cioè frutto dell’intelligenza e del lavoro di progettisti, tecnici e operai italiani. Ha poi dimenticato che se i bilanci sorridono e gli azionisti brindano agli utili – nonostante la gravissima crisi che stiamo attraversando – lo si deve anche ai sacrifici che in questi ultimi anni hanno dovuto sopportare i lavoratori italiani, …
