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Roma – Proposte PD su università e ricerca

Lunedì 30 gennaio 2012, alle ore 17.30 presso l’Aula Sergi
(città universitaria – palazzo ex fisiologia sede di Antropologia)
il circolo PDsapienza organizza un incontro su “Università e ricerca: le proposte PD per l’agenda del governo Monti” al quale partecipa Manuela Ghizzoni, Capogruppo PD commissione cultura Camera dei deputati

«Bersani: "Ora la riforma della giustizia si può e si deve fare"», intervista a Pier Luigi Bersani di Carlo Fusi

“Io non do per scontato nessun esito, non ho certo fatto scelte per un calcolo di convenienza del PD. Un partito che si predispone ad essere la prima forza politica dell’Italia questa sfida se la gioca affrontando i problemi del Paese

Pierluigi Bersani interviene sulla riforma della giustizia dopo che in una intervista al Messaggero Pier Ferdinando Casini ha lanciato la proposta e allo stesso modo Angelino Alfano ha mostrato disponibilità. Una questione decisiva, messa a fuoco anche da Luca Palamara e Luciano Violante. «La riforma si può e deve fare» dice Bersani, mentre il suo tavolo è inondato da notizie di agenzia sullo scontro tra Bossi e Berlusconi.

Cominciamo da qui segretario. Come spiega che mentre Berlusconi si becca della mezza calzetta da Bossi, ma di mollare Monti non ci pensa affatto, in tanti si affannano a dire che alla fine il prezzo più alto per l’appoggio al governo lo pagherà il Pd?
«Il futuro è nella mani di Dio. Aggiungo: quando ci sono i passaggi cruciali dipende dal fisico che uno ha. Io non do per scontato nessun esito, nel senso che non ho certo fatto le scelte che ho fatto per un calcolo di convenienza del Pd. L’ho fatto su una intuizione che può rivelarsi giusta o sbagliata, e cioè che un partito che si predispone ad essere la prima forza politica dell’Italia questa sfida se la gioca affrontando i problemi del Paese, sporcandosi le mani per essere chiari. E dunque dicendo: al primo posto c’è l’Italia. Che è nei guai e per questo diamo una mano. E’ una scommessa certo, e non è che non veda tutte le complicazioni insite e dunque quel che chiedo al Pd è la tenuta. Se questa scommessa funziona. consegniamo all’Italia un grande partito riformista. Non funzionasse, non mi interesserebbe alcun altra scommessa. Non si vince sulle macerie o sul tatticismo».

Però dica la verità: quando vede Monti in tv davvero non le viene mai su un sussurro dentro che dice se fossimo andati ad elezioni al suo posto adesso ci sarei io?
«Mah, io sono un atipico. Quando vedo Monti in tv penso: primo, bene. Secondo: perché bene? Perché sciorina verità e competenza dopo anni di favole e di arruffaggine. Poi aggiungo dentro di me: caro presidente, mettici anche il calore della solidarietà. Perché dobbiamo dire riforme, dobbiamo dire cambiamento, sobrietà, verità e poi però dobbiamo anche sapere che siamo nel mezzo di un passaggio che si chiama recessione. Questa è la mia sincera e fondamentale preoccupazione, personale e di partito. Io voglio parlare alla testa della gente, non alla pancia. Sono sicuro che la gente, non solo la nostra, capirà».

E se invece non fosse cosi? Adesso i sondaggi sembrano premiarli, ma fino al 2013 è lunga.
«Anche se i sondaggi cambiassero, non mi muoverò di un millimetro dalla linea che abbiamo scelto e sul fatto che, ovviamente, in testa abbiamo un’altra cosa: per fare davvero il cambiamento serve che gli elettori ci premino per cinque anni».

Per fare cosa, rinverdire la foto di Vasto? Vendola e Di Pietro la invitano nel loro cantiere. Ci sta o scantona?
«Per fare un centrosinistra di governo. Ho detto: non voglio vincere sulle macerie. Aggiungo: non voglio neanche vincere a tutti i prezzi. Quindi un centrosinistra di governo contraddistinto dalla chiarezza sulle dieci riforme da fare e aperto al confronto con le forze moderate e civiche che vogliono rimettere in sesto la democrazia italiana. Il cantiere? Facciamo un esempio. Nessun centrosinistra può presentarsi all’elettorato senza sottoscrivere preventivamente un vincolo di maggioranza, Anche con gruppi parlamentari diversi, ma che tuttavia sulle decisioni cruciali voti a maggioranza dei gruppi medesimi».

E in quei dieci punti programmatici la Tav ce la mette?
«Assolutamente si. Quel che sottoscriviamo deve essere esigibile. Le dico anche un’altra cosa, sulla quale insisto da tre anni. Noi del Pd non siamo solo un partito: la nostra identità si misura anche e soprattutto su una certa idea della democrazia italiana. Perché sono decenni che non facciamo riforme? Perché è prevalso un messaggio populista, demagogico. Dobbiamo ricostruire partendo da basi completamente diverse. Direi opposte».

A proposito di riforme. Lei è disposto a fare quella della giustizia, la più divisiva di tutte, con l’avversario di ieri, con il Pdl, oltre che con il Terzo Polo? E se sì, fin dove arriva questa disponibilità?
«Su un tema cosi cruciale per gli italiani lasciamoci alle spalle chi ha speculato sulla piegatura personalistica di tutti i temi a favore della giustizia, o chi all’opposto ha alimentato la polemica del complotto giudiziario a danno di uno solo. Per quindici anni sui giornali abbiamo mangiato pane e giustizia e poi alla resa dei conti è il settore dove meno ci sono state riforme. Basta. Lo dicono in tanti ed è vero: c’è una situazione effettivamente nuova. Vale per lo spread, vale per l’Europa. Vale anche per il voto comune in Parlamento sulla mozione sulla giustizia. E’ intollerabile, è inaccettabile che in vent’anni l’arretrato della giustizia civile si sia triplicato: che quello della giustizia penale si sia raddoppiato e non si sia messa mano alla giustizia considerandola per quel che è, un servizio a favore dei cittadini. Diamo attuazione al documento sottoscritto alle Camere, consegniamo ai cittadini qualcosa di concreto. Noi per parte nostra ci siamo».

Ci sono le condizioni perché è stato rimosso il macigno Berlusconi?
«Chi dice il macigno, chi dice il pretesto. Ciascuno dica come vuole, ma la situazione – adesso è diversa. Pensiamo agli italiani e risolviamo il problema».

Concretamente, segretario: come? Per esempio: lei è disposto a disciplinare anche le intercettazioni?
«Certo. Facciamo una cosa civile, senza pregiudizi, che non strozzi l’informazione, che metta a monte la liceità di quel che può circolare ed essere pubblicato salvaguardando il diritto alla privacy, impedendo il coinvolgimento di persone che non c’entrano con le indagini».

Dunque secondo lei basta con le vagonate di pagine sui giornali piene di conversazioni intercettate?
«Bisogna affrontare il problema alla fonte, non credo che possiamo afferrarlo a valle. Le proposte ci sono, le nostre, quelle dei magistrati e quelle dei giornalisti. Facciamo riferimento ai Paesi più avanzati: in questi anni è vero che c’era l’indignazione per quel che emergeva, ma c’era anche l’impressione che in quei Paesi un uso così vasto delle intercettazioni non sarebbe stato possibile. Abbiamo un ministro Guardasigilli serio, affidabile. che può dialogare con tutti. Il governo fornisca la traccia di lavoro, le forze politiche non permettano che il passato si mangi il futuro. Noi siamo disponibili e flessibili. Senza poi dimenticare la questione anti-corruzione. Anche qui: vogliamo finalmente affrontarla? Il Pd su questo fronte vuole segnalarsi. Abbiamo la possibilità di varare norme che riducano drasticamente il fenomeno. Bene, avanti».

Vale anche per la legge elettorale? Anche su questo tema il Pd è flessibile e disponibile? Per arrivare a cosa?
«Il Pd, unico partito, ha depositato una Proposta in Parlamento. Il Porcellum non ci va bene. Siamo flessibili e predisposti a trovare un punto di intesa sulla base di una priorità: che il cittadino possa scegliere i parlamentari. Salutiamo con favore che il capo dello Stato si sia fatto parte attiva nel sollecitare i partiti su questo tema. Come Pd chiederemo formalmente che congiuntamente le conferenze dei capigruppo di Camera e Senato diano il calendario e il chi fa cosa sulle riforme istituzionali e sulla legge elettorale. Non si potrà far tutto, e per noi la legge elettorale è la priorità».

Capitolo liberalizzazioni. Quanto modernizzano l’Italia?
«E’ una straordinaria e bella novità che dopo anni di silenzio e di rinculo ci sia stato un Consigli dei ministri che per otto ore e non otto-nove minuti affronta il tema. Mi si è allargato il cuore. Ci sono tante cose buone che noi sosterremo e difenderemo. In Parlamento il rischio di passi indietro c’è. Anche per questo su alcuni punti strategici lavoreremo per rafforzarle».

Tipo?
«Dalla benzina, alle assicurazioni, alle banche ai farmaci. A partire cioè dai punti in cui la gente normale può percepire un vero cambiamento. Quando si parla di fascia C si parla di tre miliardi di euro e se c’è uno sconto del 20 per cento va in tasca principalmente ai pensionati e alle famiglie numerose».

Segretario, questo Paese così pieno di proteste, alcune non facilmente governabili, che possono creare focolai di alta tensione sociale: Monti ce la farà ad arginarle? E quale deve essere il contributo dei partiti che lo sostengono?
«Il contributo del Pd sarà primo di tutto di esserci, la gente ha bisogno di percepire una attenzione e una presenza. Poi però ci sono cose che toccano al governo. Attenzione, non tutto quel che succede sul fronte delle proteste è spontaneo. Dove lo è davvero, via libera agli incontri. Dove non lo è, lo si contrasta. Ci vuole capacità di dialogo ma anche fermezza. Non puoi bloccare un Paese e non mi puoi neanche tagliare le gomme, non esiste. Questo bisogna farlo capire chiaramente. Senza sottovalutare che comunque un certo tipo di proteste che emergeranno, anche aspre, ubbidiscono ad un titolo: recessione».

Olimpiadi a Roma. Sì o no?
«Se siamo in grado di vincere la candidatura della sobrietà e della trasparenza delle procedure, facciamole. Se riusciamo a dire al mondo: abbiamo capito tutti che non tira aria da robe megagalattiche; se questo diventa il criterio delle organizzazioni internazionali, del Cio, allora Roma ha una buona possibilità di candidarsi».

da Il Messaggero

"Ecco la bozza sul dl semplificazioni: viaggi low-cost per giovani e anziani più banda larga a cittadini e imprese", da www.lastampa.it

Il decreto in Cdm: da maggio tutti i versamenti nei confronti dell’Inps dovranno essere fatti attraverso pagamenti elettronici.

Semplificazioni e sviluppo nel titolo, sessantasette articoli e 79 pagine più le tabelle. E’ l’ultima bozza del provvedimento sulle semplificazioni all’esame del Cdm.

La bozza prevede più connessioni a banda larga per cittadini e imprese nell’uso di servizi digitali per promuovere la crescita di capacità industriali a sostegno di sviluppo di prodotti e servizi innovativi.

Da maggio, inoltre, tutti i versamenti nei confronti dell’Inps dovranno essere fatti con strumento di pagamento elettronici. Per «favorire la modernizzazione e l’efficienza degli strumenti di pagamento, riducendo i costi finanziari e amministrativi derivanti dalla gestione del denaro contante e degli assegni, a decorrere dal 10 maggio 2012 tutti i pagamenti e tutti i versamenti delle somme dovute a qualsiasi titolo nei confronti dell’Inps sono effettuati esclusivamente con strumenti di pagamento elettronici bancari o postali».

Novità anche per gli immigrati: «Fermo restando il limite di nove mesi, la durata dell’autorizzazione al lavoro stagionale originariamente concessa può essere prorogata e il permesso di soggiorno rinnovato in caso di nuova opportunità di lavoro».

Viaggi agevolati per giovani, anziani e disabili. La bozza del dl semplificazioni prevede la «promozione di forme di turismo accessibile, mediante accordi con i principali vettori operanti nei territori interessati attraverso pacchetti agevolati per i giovani, gli anziani e i soggetti portatori di disabilità».

Procedure amministrative più semplici per impianti produttivi. La norma prevede che i ministri della P.a., della Semplificazione e dello Sviluppo economico possono proporre la stipula di convenzioni da parte di Regioni, Camere di commercio industria agricoltura e artigianato, comuni e le loro associazioni, agenzie per le imprese ove costituite, altre amministrazioni competenti e associazioni di categoria interessate.

I dicasteri dovranno prima sentire la Conferenza unificata Stato regioni ed autonomie locali, per «attivare percorsi sperimentali di semplificazione amministrativa per gli impianti produttivi e le iniziative ed attività delle imprese sul territorio».

Gli ambiti interessati dalla fase sperimentale, si spiega nel provvedimento, saranno «delimitati e a partecipazione volontaria, anche mediante deroghe alle procedure ed ai termini per l’esercizio delle competenze facenti esclusivamente capo ai soggetti partecipanti, dandone preventiva ed adeguata informazione pubblica». Il Governo, entro il 31 dicembre 2012, dovrà adottare i regolamenti necessari.

da www.lastampa.it

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“Oggi il decreto che cancella trecento leggi”, di Roberto Giovannini
Documenti in tempo reale, informazioni solo per via telematica: la ricetta per semplificare le pratiche degli uffici pubblici. Certificati in tempo reale, torna la social card. Passera: migliora la vita per cittadini e imprese

Stamani arriva un altro decreto legge, quello sulla semplificazione. «È unprimo pacchetto significativo – dice dal convegno di Davos il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera – è una raccolta importante di suggerimenti venuti dalle aziende per rendere più facile la vita di chi fa impresa, dei cittadini e dei consumatori».

La versione definitiva del provvedimento è ancora oggetto di limature, e la bozza circolata fino ad ora contiene una serie di norme che vanno dall’abrogazione di oltre 300 vecchie leggi alla proroga del credito d’imposta al Sud, dal ritorno della «social card» alla cancellazione dell’obbligo di chiusura domenicale per i panifici.

Numerose poi le misure di snellimento delle procedure per il rilascio di autorizzazioni per le imprese. Il governo punta in particolare sull’online per velocizzare i tempi di rilascio dei documenti. Documenti come il cambio di residenza, i certificati di nascita e di matrimonio saranno disponibili in tempo reale, e naturalmente avranno effetto immediato, promette il ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi. Tutto questo grazie allo scambio di dati per via telematica fra le amministrazioni. Ovviamente, in caso di dichiarazioni non corrispondenti al vero, si applicano le sanzioni previste.

La carta d’identità avrà una validità estesa fino alla data del compleanno successiva alla scadenza del documento. Un capitolo del pacchetto semplificazioni è dedicato anche a scuola, università e ricerca, spiega invece il ministro Francesco Profumo.

Arriva l’organico funzionale per le scuole italiane, con un pacchetto di docenti fisso (per tre anni) da cui i presidi potranno pescare anche i supplenti, insegnanti damettere a supporto dell’attività didattica, degli approfondimenti, dei corsi di recupero. Le nuove regole partono dall’anno scolastico 2012/2013.

Per l’Università, arriva il libretto informatico per tutti gli studenti a partire dall’ anno accademico 2012-2013, su cui sarà verbalizzato l’esito degli esami. Anche le iscrizioni avverranno solo online. Il decreto manda quindi in soffitta 333 leggi inutili ancora in vigore. Si prevede poi il ritorno in via sperimentale della «social card» per le fasce deboli: si riparte in versionemolto limitata, nei Comuni con più di 250.000 abitanti e la dotazione massima di risorse sarà di soli 50 milioni.

Per il Mezzogiorno viene prorogato di un anno il credito d’imposta per le nuove assunzioni a tempo indeterminato. Per semplificare le procedure e ridurre i costi per le piccole e medie imprese arriva l’autorizzazione unica ambientale. E si semplifica la procedura per l’astensione anticipata dal lavoro in caso di gravidanze più complesse.

Viene, inoltre, abrogata l’autorizzazione per l’apertura dei locali di intrattenimento danzante e di circoli privati. E sarà più facile vendere cibi e bevande nelle fiere e nelle sagre di paese.

Per i Tir salta il divieto di circolare nei giorni precedenti o successivi ai festivi, mentre resta fermo il blocco per i giorni festivi. Il pacchetto prevede poi l’avvio di un piano nazionale approvato dal Cipe di edilizia scolastica.

Sull’agenda digitale nasce una cabina di regia,mentre la spesa per l’assistenza sociale verrà monitorata dall’Inps, che invierà segnalazioni in caso di discordanza dei dati tra le prestazioni e l’Isee. Novità anche sul «bollino blu»: il controllo sui gas di scarico dell’auto non si farà ogni anno ma con la revisione. Ci sarà un’unica certificazione per attestare lo status di diversamente abile ed aver diritto a tutte le agevolazioni.

E arriva un commissario ad hoc al quale il cittadino potrà rivolgersi in caso di lungaggini dell’amministrazione.

da www.lastampa.it

"L´amaca, di Michele Serra

Neppure il tradizionale caos che regna a sinistra, con la perenne lite tra le sue dieci o venti componenti, può mettere in ombra l´orrendo spettacolo offerto del centrodestra. Con una clamorosa aggravante: che a destra gli attori sono solamente due, Pdl e Lega, Berlusconi e Bossi.
Ma pur potendo contare su un cast così risicato, l´ex maggioranza riesce a mettere in campo l´intera gamma delle ambiguità, delle ipocrisie, del colpo basso e del fratricidio. Bossi che sbaciucchia Berlusconi e dieci minuti dopo gli dà della “mezza cartuccia”, Berlusconi che appoggia Monti mentre i suoi giornali gli danno dello strozzino, Bossi che pretende la testa di Monti servita su un vassoio e usa Formigoni come scudo umano, Maroni ridotto a muto mamozio sotto il palco di Bossi che grida le sue cosacce fuori sincrono (come Ghezzi alle tre di notte su Raitre), il sindaco di Adro – un burino mai visto, mi si perdoni l´eufemismo – che insolentisce il capo dello Stato, mezzo Pdl che sorride a Monti (la destra decente: un´apparizione imprevista!) e l´altro mezzo che medita di fargli le scarpe… Esiste ancora una destra, in Italia? Cosa pensa? In cosa crede? Che programmi ha? Dopo anni che facciamo queste domande (inutilmente) alla sinistra, possiamo concederci una breve pausa di ricreazione.

da La Repubblica del 27 gennaio 2012

"Ius primae navis", di Massimo Gramellini

Una bella notizia, finalmente, e ne sono debitore al nostro inviato al Giglio, Chiarelli. Temevo che il plastico della Concordia che da giorni bordeggia fra le poltrone di «Porta a Porta» fosse un falso ispirato al modellino della vasca da bagno di Cogne. Avevo letto che il plastico originale, rigorosamente in scala, era stato collocato sull’isola, nel centro operativo dei vigili del fuoco, per fornire informazioni logistiche ai sommozzatori prima delle immersioni. Possibile che privilegino l’opera di salvataggio alle esigenze televisive? – mi ero chiesto con stupore. Infatti non era possibile. Gli armatori hanno concesso il plastico della Concordia a Vespa. Ai vigili del fuoco hanno rifilato quello della nave gemella, la Serena. Tanto, si sono detti, per i sommozzatori non cambia niente. Mentre cambia moltissimo per la tv, poiché solo su uno dei due modellini campeggia il nome sinonimo di audience: Concordia.

I sommozzatori, gente rude e all’antica, non l’hanno presa benissimo. Pare siano ancora fissati con la teoria secondo cui la realtà viene prima della finzione e salvare le persone resta più importante che intervistarle in tv. Ma sono rimasti gli unici a pensarla così: persino la Protezione Civile non ha avuto nulla da obiettare sul fatto che a Vespa spettasse lo ius primae navis. A proposito: il parroco di Besana Brianza aveva raccontato ai fedeli che sarebbe andato in ritiro spirituale per una settimana e invece sapete dov’era? In crociera sulla Concordia. Quella nave tragicomica che non può risollevarsi né affondare sta diventando ogni giorno di più l’autobiografia della nazione.

da www.lastampa.it

"Caro Sartori, non torniamo al Medioevo", di Franco Cardini

Prendetela come vi pare ma, ci piaccia o no, la nostra Europa sta affrontando una fase di cambiamenti dalla quale emergerà diversa da quel che per molti secoli è stata e che per alcuni decenni si è illusa di continuar ad essere e di rimanere. Il decremento demografico e l’invecchiamento della popolazione – due fenomeni che sono facce della stessa medaglia – ci sta da tempo esponendo ad accettare un contributo umano sotto forma di migrazioni da paesi soprattutto africani e asiatici (ma anche latino-americani) che ci pone senza dubbio vari problemi di convivenza e d’integrazione e ci espone anche a valutare e in qualche misura ad accettare nuovi e diversi valori, provenienti da culture “altre”. I portatori di essi sono forzalavoro della quale abbiamo bisogno.
Per quanto alcuni segnali ci mostrino come i giovani europei (e, soprattutto, gli italiani) stiano recentemente tornando ad accettare occupazioni che fino a ieri rifiutavano in quanto troppo umili, o gravose, o malpagate. Non c’è dubbio che i nostri doveri di ospitalità non ci obbligano affatto – a parte le situazioni di emergenza umanitaria – ad aprir le braccia indiscriminatamente a chicchessia: è nostro diritto accettare fra noi solo un numero assorbibile e sostenibile di aspiranti residenti nel nostro paese e verificarne anche le qualità o comunque le potenzialità sia umane, sia religioso-culturali, sia etniche, sia professionali. Un certo periodo di prova, nel quale il nuovo arrivato con intenzioni di restare fra noi sia sottoposto al regime della residenza revocabile, è prudente e ragionevole.
Dopo di che, è ovvio che il residente che abbia superato la prova dimostrando di essere in grado di correttamente intergrarsi nella nostra comunità ne diventi cittadino a tutti gli effetti; così come è giusto che i suoi eventuali figli nati sul nostro territorio non passino un imprecisato periodo della loro vita come estranei fra noi, arrivando a finire le scuole e raggiungere la maturità anagrafica senza condividere i diritti, i doveri e insomma la vita degli amici e dei compagni insieme con i quali sono cresciuti.
Ma, sul Corriere della Sera di ieri, l’articolo di Giovanni Sartori «La cittadinanza agli immigrati? Una soluzione di buon senso» propone una soluzione diversa. La premessa è che, soprattutto in paesi più esposti di noi alla migrazione come Francia e Inghilterra, stiamo assistendo al fenomeno di una parte di immigrati «di terza generazione», da tempo accettati come cittadini, che «non si è affatto integrata. Vive in periferie ribelli e ridiventa, o sempre più diventa, islamica. Si contava di assorbirli e invece si scopre che i valori etico-politici dell’Occidente sono più che mai rifiutati».
Da ciò si passa alla proposta che chiunque entri nei nostri paesi in modo legittimo e con buone prospettive di lavoro diventi immediatamente «residente a vita», condizione trasmissibile ai figli. Intanto, il paese ospitante valuta se sia o meno il caso di assorbire i nuovi venuti, congelati nella loro condizione di residenti (e in costante pericolo di perderla e di venir cacciati).
Quanto dura questo limbo? Per sempre: difatti, il «residente» sarebbe tale «a vita». Salvo il caso in cui sgarri: se cioè viene per esempio pizzicato per una rapina, per traffico di droga e così via. In tal caso, il diritto di residenza viene immediatamente revocato ed egli viene rispedito al paese d’origine. I vantaggi di tale situazione, commenta Sartori, sarebbero per noi inestimabili. Potremmo così valutare serenamente il nostro livello demografico, il nostro bisogno di manodopera e «il punto di saturazione invalicabile». E gli immigrati? Poco male: «L’unica privazione di questo status è il diritto di voto». E che sarà mai? Anzi, ciò li metterà al riparo dalla tentazione di «condizionare e controllare un paese creando il loro partito (islamico o altro)».
E ci mancherebbe altro, professor Sartori: questa gentaccia, che diamine, deve venir qui, accettare le nostre condizioni e magari i nostri salari da fame (meglio se “al nero”) e non avanzar richieste, non pretendere diritti. Deve contribuire alla nostra crescita, al nostro sviluppo, ma alle condizioni che le dettiamo noi e accettando per tutta la vita la spada di Damocle della cacciata e del rientro al suo paese. E i ragazzi figli d’immigrati, ma nati qui? Lo stesso: non importa nulla se hanno vissuto, studiato e lavorato qui sedici o diciotto o vent’anni; sgarrino, e noi li rispediamo in un paese che non è il loro, che magari non hanno mai visto e del quale ignorano anche la lingua, ma che è comunque quello dei loro genitori; e che magari manco li vuole.
E i figli di matrimoni misti? Quanti quarti di cittadinanza occorrono per essere cittadini dalla nascita? In altri termini, sventolando lo spauracchio d’una refrattarietà degli immigrati a divenir buoni cittadini secondo i «valori etico-politici dell’Occidente» (cioè in pratica negando che l’integrazione e la vita anche politica in comune con noi possano mai condurre a nuove sintesi socioculturali, ma affermando dogmaticamente che resteranno sempre gli stessi, anzi che peggioreranno), il professor Sartori ci propone un’autodifesa dell’Occidente consistente nel congelamento delle dinamiche storiche e sociali e nella creazione permanente di un ceto di iloti o di meteci o di perieci che accettino di lavorare senza acquisire diritti e senza prospettive di poter contribuire allo sviluppo di una società che li sfrutta, li controlla ma non li accoglie; che anzi è convinta che un loro eventuale contributo civile sarebbe solo inquinante (la temuta “islamizzazione”, per esempio).
Ci propone una sorta di ritorno al diritto non già “territoriale”, bensì “personale”, con tutte le conseguenze del caso: prima fra tutti la permanente disparità giuridica. Se un cittadino commetterà un delitto ai danni di un residente, sarà punito secondo le leggi vigenti: ma non ci sarà reciprocità, in quanto il residente sarà invece punito con l’espulsione. Che naturalmente si estenderà quanto meno ai suoi figli minorenni, i quali magari intanto avranno imparato la nostra lingua, si saranno fatti quattro o cinque anni nelle nostre scuole e avranno qui i loro amici, i loro affetti, insomma il loro vero paese. E se il residente espulso fosse sposato con una residente di origine diversa, come la metteremmo con i figli minorenni?
Pur facendo di mestiere il medievista, non mi sento né tranquillizzato né soddisfatto dinanzi a questo nuovo “Medioevo del diritto” prospettato dal professor Sartori con la sua riscoperta della permanente ed ereditaria condicio servilis. Mi sembra inoltre ch’egli si dimostri molto più antioccidentalista di un incallito teologo salafita, in quanto si dice convinto che tra gli immigrati, oggi, «i valori etico-politici dell’Occidente sono più che mai rifiutati». Il che significa che in fondo egli diffida della bontà e della forza di quei valori e li giudica inadatti a venir accettati. Cosa che proprio non si direbbe, a giudicar dal fatto che le cellule di islamisti irriducibili sono sempre più minoritarie a fronte dei milioni di brave persone che vivono tra noi e lavorano con noi, sforzandosi di mantener intatte le loro radici ma al tempo stesso di coniugarle con i valori della convivenza.
In attesa che il tempo faccia il resto e crei nuove sintesi, superando le secche del “multiculturalismo” e dell’“assimilazionismo”: com’è in realtà sempre avvenuto, dovunque si siano verificate ondate migratorie di abbastanza vecchia data (pensate agli italiani negli Stati Uniti, dall’inizio del secolo scorso in poi…).

da www.europaquotidiano.it

"Una foto per due", di Stefano Menichini

Quando si dice che la politica buona e coraggiosa può essere premiata. Quanti si ricordano le infauste profezie lanciate a cavallo della nascita del governo Monti e soprattutto nei giorni della manovra, quando si pronosticava un bagno di sangue democratico, con Vendola e Di Pietro a lucrare sulle difficoltà altrui, sul sostegno faticoso e impopolare del Pd a un governo tecnocratico di tagli e tasse?
Neanche due mesi sono trascorsi – durante i quali Di Pietro si è scalmanato tra violenti raid populisti e prudenti ritirate politiciste – ed eccoci alla foto di ieri: i segretari di Sel e Idv, uno accanto all’altro, a chiedere per favore a Bersani di riaprire l’ennesimo cantiere di coalizione, per carità senza escludere nessuno che anzi vanno bene tutti, anche Casini, purché ci sia bipolarismo.
Nel frattempo, pur senza picchi eclatanti, i sondaggi premiano sia il Pd come più convinto sostenitore di Monti, che Idv e Sel come bacino di contenimento dell’insoddisfazione più o meno di sinistra, che Grillo con le sue sparate non riesce a chiamare tutta a sé. Chiaro, manca più di un anno alle elezioni: ma è evidente che su questa linea il Pd ha margini di espansione nell’enorme area mobile degli italiani che chiedono solo sensatezza, credibilità, competenza, stabilità.
Questa è la strada di Bersani, e ora Vendola e Di Pietro (il primo da tempo in verità) hanno capito di non poterla contrastare, di dover accettare che il Pd ha un’ambizione più ampia della famosa foto di Vasto. Non ci spingiamo a parlare di egemonia ma poco ci manca. Certo è finita l’epoca di ballare la musica suonata da altri: sotto esame è casomai l’equilibrio di un danzatore spericolato come l’ex pm.
A proposito vale la pena rilevare che ieri la strana coppia s’è tenuta alla larga dal tema dei no-Tav arrestati. Sarà stata la garanzia fornita da un magistrato come Caselli, sarà stata l’insensatezza della linea valsusina (veniamo colpiti come i tassisti, i camionisti e i pescatori…), fatto sta che non c’è copertura per i ribellismi o addirittura le sbandate violente e illegali. È una base minima, ma è una base almeno per potersi parlare.

da www.europaquotidiano.it