"Accoglienza profughi, l’inferno dopo gli sbarchi", di Laura Anello
Sa che cos’ha trovato la polizia? Da mangiare, in magazzino, qualche cipolla. E un solo bagno per ventiquattro ragazzi». È fatto d’acciaio Joseph Amoako Dwomor, 21 anni, del Ghana. Non ha avuto paura quando tre anni fa è salito su un barcone per approdare a Lampedusa. Non ne ha avuta neanche quando l’altro giorno – lui che vive a Piazza Armerina con un permesso di soggiorno per motivi di studio – ha bussato al commissariato del paese per dire che la struttura di accoglienza «I tre pini» era un inferno. E i 24 ragazzi del Ghana ospiti lì tanti Oliver Twist con la pelle nera. «Vogliamo dare un’altra possibilità alla proprietaria?», gli ha chiesto l’ispettrice conciliante. «No», ha risposto lui, preparandosi a verbalizzare una denuncia per truffa. La punta dell’iceberg di un affare, quello dei centri convenzionati con la Protezione civile, che viaggia alla media di 40 euro al giorno per l’ospitalità ai migranti maggiorenni e di 67 euro per i minorenni. Oltre mille strutture in tutta Italia, alcune di esperienza (comunità di accoglienza, parrocchie, …
