Tutti gli articoli relativi a: pari opportunità | diritti

"La plastica istituzionale", di Michele Ainis

Potremmo iscrivere alla fiera dell’ovvio la proposta dell’onorevole Ceroni, benché il Palazzo l’abbia salutata con fragore. Potremmo gettare nel cestino dei farmaci scaduti quest’ultima iniezione ri-costituente. A che serve infatti dichiarare — già nel primo articolo della nostra Carta — che il Parlamento è l’organo centrale del sistema, che per suo tramite s’esprime la volontà del popolo, che il popolo a sua volta designa deputati e senatori attraverso un rito elettorale? Magari può servire a ricordarci che in quel posto lì ci si va per elezione, non per cooptazione, non per nomina d’un signorotto di partito, come c’è scritto nel «Porcellum» . Ma tutto il resto è già nero su bianco nella Costituzione: articoli 55 e seguenti. Basta sfogliarne qualche pagina, dopotutto non è una gran fatica. Le leggi inutili, diceva Montesquieu, indeboliscono quelle necessarie. E infatti almeno un quarto del tempo speso dai costituenti nel 1947 fu dedicato a interrogarsi su quanto avesse titolo per entrare nella Carta, allo scopo di non sottrarle dignità e prestigio. Scrupoli d’altri tempi, diremmo col senno di poi. …

"Spunta una leggina per «salvare» anche Dell’Utri e Cosentino", di Claudia Fusani

Una nuova leggina. Questa volta per togliere dagli impicci il senatore Marcello Dell’Utri e l’ex sottosegretario Nicola Cosentino. La proposta prevede l’introdurre nel codice penale del reato di concorso esterno in associazione mafiosa (che non esiste in quanto reato) e di fissare le pene al massimo in cinque anni (oggi il reato è parificato all’associazione mafiosa e la pena ha un minimo di 7 anni). Un tetto che, se la norma dovesse essere approvata in pochi mesi, cancellerebbe la condanna per il senatore Dell’Utri, condannato in secondo grado per concorso esterno a 7 anni, e darebbe una bella mano d’aiuto all’onorevole Cosentino il cui processo, sempre per concorso esterno, è appena cominciato in primo grado. Il promotore non è il solito onorevole avvocato della folta schiera di penalisti presenti tra Camera e Senato nei banchi del Pdl ma il senatore di tradizione liberale Luigi Compagna che rifiuta a priori di essere catalogato tra gli estensori delle leggi ad personam. Precisa: «Voglio bene sia a Dell’Utri che a Cosentino ma entrambi sono all’oscuro della mia iniziativa». …

"Non è stato un processo al capitalismo", di Luigi La Spina

La sentenza con la quale i giudici di Torino hanno condannato l’ex ad della Thyssen-Krupp Italia, Harald Espenhahn, a 16 anni e mezzo per “omicidio volontario con dolo eventuale” ha scosso la sensibilità di tutti. Proprio per coglierne i molteplici significati, al verdetto sono stati aggiunti vari aggettivi, definendolo, da una parte, «storico» ed «esemplare», dall’altra, «mediatico» e «politico». Attributi che riconoscono, nella giustificata emotività delle reazioni immediate, l’importanza della decisione, ma che andrebbero analizzati meglio, proprio per evitare di distorcere il valore di quella sentenza, con valutazioni generiche e strumentali. È certamente la prima volta, almeno in un processo di tale risonanza pubblica, che sia stato riconosciuto «il dolo eventuale» per una morte sul lavoro. Da questo punto di vista, può essere adatta l’iperbole epocale, pur considerando che si tratta di un giudizio su uno specifico caso e, quindi, non estensibile ad altre vicende simili. Al di là del ricorso alla storia, però, sarebbe meglio mettere in luce le conseguenze positive dell’azione della magistratura torinese nella tragedia dell’acciaieria. Innanzi tutto, la dimostrazione che la …

"Ultimo sgambetto alle quote rosa ne uscirà una legge ridicola", di Gianna Fregonara

Sembrava fatta, ma la legge sulle quote rosa nei consigli di amministrazione delle società per azioni rischia di nuovo di saltare. All’ultimo minuto, quando ormai sembrava solo questione di giorni per l’approvazione finale, un emendamento del governo che recepisce le richieste già avanzate da Confindustria, banche e assicurazioni nei mesi scorsi manda all’aria il compromesso raggiunto faticosamente al Senato tra maggioranza e opposizione. Ufficialmente la politica è bipartisanamente d’accordo che lentamente e con cautela le quote vadano introdotte, sia nell’economia che nella politica (è di questi giorni una proposta per le quote riservate anche nelle elezioni amministrative). E dietro le quinte? Viene da chiedersi, chi ha paura delle quote rosa? Diamo per scontato quei cento-duecento uomini che dovranno cedere il loro posto alle donne. Ma evidentemente anche molti altri se l’ultima proposta avanzata dal governo che è sceso in campo ufficialmente per fermare il compromesso negoziato dai suoi parlamentari è che nel 2015 le donne siano il 10 per cento (una su dieci consiglieri, per piacere non chiamatele quote, chiamatele briciole), poi nel 2018 il …

"Non ci sono più morti bianche", di Luciano Gallino

Una sentenza che è un pesante rimprovero al legislativo e all’esecutivo, oltre che ai padroni: più rispetto per il lavoro. La sentenza a carico dei dirigenti della ThyssenKrupp è molto dura. Su un punto fondamentale, quello di giudicare gli investimenti in tema di sicurezza consapevolmente non effettuati come prova di omicidio volontario da parte dell´amministratore delegato, la Corte ha accolto in pieno le richieste dell´accusa. Come si aspettavano familiari e compagni delle vittime. Condannando la massima autorità dell´impresa al massimo della pena proposta dai Pm, sedici anni, e cinque dirigenti a pene che vanno da dieci anni – un anno in più rispetto alla richiesta – a tredici e mezzo, la sentenza riafferma con estrema forza un principio cruciale: di lavoro non si può, non si deve morire. Per cui ogni dirigente o imprenditore che non si occupa e preoccupa a sufficienza della sicurezza dei dipendenti sui luoghi di lavoro incorre in una colpa grave. Anche quando non abbia contribuito direttamente all´incidente che ha ucciso qualcuno, ma in qualche modo abbia accettato che esso succedesse …

"Vite spezzate e colpe dei manager", di Daniele Manca

Una condanna pesante. Per un’accusa altrettanto pesante: omicidio volontario. Non era mai successo che per morti sul lavoro si ritenessero responsabili di una colpa così grave i manager dell’impianto dove si era verificata la tragedia. E in modo così netto e definito. La sentenza con la quale ieri sera la Corte d’assise di Torino ha riconosciuto l’omicidio volontario con dolo eventuale per i sette morti alla Thyssen di Torino nella notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2007, è di quelle che faranno la storia e la giurisprudenza. Ogni giorno in Italia tre lavoratori non tornano a casa a causa di incidenti. Poco importa se quel numero (troppo lentamente) sta calando. Quella strage silenziosa che si consuma giorno dopo giorno raccontata da stanche cronache, animate solo quando la tragedia è particolarmente cruenta o da un numero delle vittime insolitamente alto, ieri sera con la sentenza torinese è come se avesse trovato anch’essa un minimo di giustizia. Troppe volte in altre occasioni le morti sono scivolate nel disinteresse e nell’oblio. Anche quella della Thyssen …

"I peluche di Pantelleria ai cinque orfani del mare L’isola adotta la famiglia", di Goffredo Buccini

Viani è la vita che ci rimane da guardare. Schiaccia come un ossesso i pulsanti colorati della Fattoria degli animali, ride a crepapelle ogni volta che saltano fuori il cane e la mucca. Il cane è meglio non toccarglielo, se no s’arrabbia e molla spintoni. A cinque anni, il gelo e il terrore di mercoledì mattina — tra onde furiose e strilli e lacrime— fanno presto a sciogliersi in avventura, qui, nel corridoio dell’ospedale «Nagar» che pare la bottega di un giocattolaio. Tante mamme e tanti papà di Pantelleria hanno portato qualcosa ai figli di Leonie e Camille Fuamba: le favole di Pinocchio, i fumetti di Pimpa, Toy Story, bambolotti e cioccolatini, sicché questa giornata di sole e calore può sembrargli anche Natale, se mai qualcuno gli ha spiegato cos’è. Quando cercherà di ricordare sua madre, gli verranno in mente palloni di gommapiuma, orsi di peluche, una lingua incomprensibile ma zuppa d’amore, queste carezze. «Non sta fermo un momento» , sussurra Caterina Giglio, una delle volontarie che se lo coccolano da quando è arrivato all’ospedale …