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Bersani: «Governo vuole uscire dall'Europa? Ci vogliono portare nell'Unione Africana…»

«Se noi non abbiamo credibilità sufficiente per le cose che facciamo e diciamo in Europa, non avremo mai ascolto». A sottolinearlo, a Napoli, a margine di una manifestazione a sostegno del candidato sindaco del Pd e di Sel Mario Morcone, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, riferendosi alla questione dei profughi a Lampedusa. «Almeno per una volta Frattini ha ragione – prosegue Bersani – il problema è politico. Se siamo finiti qui è perché apprendisti stregoni della propaganda sono rimasti vittime della loro propaganda e ora ci lasciano dei guai. Questo è il risultato della propaganda del governo… propaganda su propaganda e soluzioni zero. Adesso sento che la destra vuole portarci fuori dall’Ue. Dove vuole portarci, nell’unione africana?». «Questi problemi si risolvono con più razionalità – conclude – abbiamo avuto in passato 50mila kosovari e abbiamo risposto con razionalità e umanità. E abbiamo ottenuto solidarietà dall’Unione europea». Poi il leader del Pd è tornato a parlare delle vicende giudiziarie del premier: «Scandalo e vergogna». «Così non si può più andare avanti» dice a Napoli …

"I martiri del mare spariti nella ricerca del sogno europeo", di Domenico Quirico

Nell’entroterra della Tunisia, città intere rimaste senza più giovani, padri che piangono i figli partiti e mai arrivati: “Forse non può chiamare”. A Tataouine non c’è il mare. Solo sabbia e roccia; anche le case hanno un colore bigio dentro a quei muri la luce gioca con chiaroscuri risentiti, il vento dal deserto si ingolfa nelle strade, gonfia le tende e le cose. Le vesti delle donne che qui sono ancora quelle berbere, tradizionali, antiche sembrano grossi fiori seminati dal vento tra le connessure dei sassi. Molti anni fa vi hanno girato alcuni esterni di «Guerre stellari», le sequenze di un pianeta desolato nelle più lontane galassie, una sorta di deserto siderale. Non c’è il mare, ma tutti ne parlano, conoscono i venti e le maree, le sue furie improvvise e i lunghi giorni di bonaccia: il Mediterraneo, il loro sogno, la loro maledizione. La giovane rivoluzione tunisina con orgoglio affigge nelle strade i volti dei suoi martiri, i giovani che dandosi fuoco e immolandosi davanti alle raffiche degli sgherri di Ben Ali il tiranno, …

"Orda immigrata, il neo-razzismo di Beppe Grillo", di Roberto della Seta e Francesco Ferrante

“L’Italia ha il 20% di disoccupazione e almeno 100.000 extracomunitari disoccupati che diventeranno il doppio dopo il crollo ampiamente previsto del mercato immobiliare. Dove li mettiamo? Li ospiterà D’Alema sul suo Ikarus o faranno compagnia ai nostri ‘ultimi’, pensionati e disoccupati delle periferie?… Un’invasione, perché di questo si tratta… La destabilizzazione degli Stati è avvenuta da sempre anche grazie al fattore immigrazione…”. A parlare così non è Borghezio ma Beppe Grillo, in un intervento postato sul suo blog il 29 marzo scorso. Toni e contenuti della requisitoria di Grillo contro quello che lui stesso chiama il tabù buonista dell’immigrazione fanno impressione: per la totale irrazionalità delle argomentazioni – l’Italia “invasa” è uno dei paesi europei con meno immigrati, l’idea che gli stranieri “rubino” il lavoro agli italiani è una bufala -, per l’idea presa di peso dalla retorica nemmeno leghista, ma lepenista, che l’immigrazione rischia di sgretolare l’Europa. Fanno impressione le parole di Grillo, ma non sorprendono più di tanto. Da quando il comico genovese si è reinventato predicatore anti-sistema, il suo linguaggio ha sempre …

"Quando i naufraghi eravamo noi", di Gian Antonio Stella

Gli incidenti marittimi che costarono la vita a migliaia di emigranti italiani. La sera del 4 agosto 1906 il mare depositò sulla spiaggia di Cartagena, in Spagna, un lattante tutto fasciato. Era vivo. Miracolosamente vivo. Dissero i parrocchiani della vicina chiesa, recitando un pateravegloria, che solo il buon Dio poteva aver salvato quella creatura. Lo dissero mentre allineavano sulla sabbia, a decine e decine, i corpi restituiti dalle onde dei poveretti annegati nel tragico naufragio del vapore Sirio, partito due giorni prima da Genova e diretto a Gibilterra per poi affrontare l’Atlantico verso il Brasile. Furono 292 i morti, secondo il Lloyd, che voleva ridimensionare il più possibile la catastrofe dati i torti degli armatori (il Sirio non aveva le doppie eliche né «paratie stagne e doppiofondo continuo» né le scialuppe sufficienti per tutti i passeggeri, come imponeva la legge impantanata alla Camera dalla potente lobby della marina mercantile) e i torti dell’equipaggio, partito senza carte nautiche (!) e piombato a tutta velocità sugli scogli di capo Palos. Ma stime più serie dissero: almeno quattrocento. …

"Soffia il vento di Le Pen", di Cesare Martinetti

Tremonti alza le barriere contro i raid francesi nella finanza italiana, Guéant chiude le frontiere ai migranti di Lampedusa. Solo gli ingenui e/o i disinformati potevano credere che la Francia avrebbe aperto ai clandestini in transito dall’Italia. Bisognava non sapere che la lotta all’immigrazione (non solo clandestina) è il cuore costituente della presidenza Sarkozy, insieme alla «sicurezza» la vera benzina della sua dinamica politica nata e cresciuta nel confronto con l’estrema destra di Le Pen. Dunque, né solidarietà con l’Italia, né «fraternité» con i tunisini, che pure un po’ francesi sono. Le Alpi dividono due Paesi sull’orlo di una crisi diplomatica. Il ministro dell’Interno Claude Guéant ha trasmesso ieri da Paris tambureggianti bollettini di guerra; Maroni ha chiamato tutto questo «ostilità». Parigi dice no allo sbarco dei lampedusani sul territorio della République. E annuncia: «ridurremo anche l’immigrazione legale». Altro che aperture umanitarie. È la prima volta che un proclama così radicale viene diffuso dall’Eliseo. È l’effetto di quella che nel dibattito francese si chiama la «lepenizzazione degli spiriti». Tra un anno si vota, Sarkò è …

"La legge della disperazione", di Ferdinando Camon

Ora sappiamo la «verità» sull’immigrazione. Credevamo di saperla anche prima, ma era una bugia. Finora la verità erano le migliaia di immigrati che s’accumulavano a Lampedusa, tanti da superare gli abitanti dell’isola, il loro bisogno di tutto («sono miserabili»), le loro pretese («sono intrattabili»), le loro rampicate su per le reti di recinzione, fino a scavalcarle e scappare per i campi, vanamente inseguiti dalla polizia a piedi o a cavallo, come nei film tra California e Messico. Quella non era la verità, era un’apparenza. Perché faceva credere a noi e a tutta l’Europa che arrivasse un’umanità pericolosa e non integrabile, una minaccia per il decoro del nostro benessere. Scattava l’istinto di tenerli alla larga. Era l’istinto di conservazione, tanto più forte quanto più alto è il benessere da conservare. Questa strage di circa duecento uomini, donne e bambini, annegati in un crudele gioco di su e giù sulle onde di tre metri, ci butta in faccia una verità brutale che i nostri cervelli e i nostri nervi, intorpiditi dalla civiltà borghese nella quale siamo nati …

"Fare di tutto per ritrovare l'unità", di Pietro Spataro

Le divisioni tra i sindacati ci sono, è inutile nascondercelo. Ci sono a livello nazionale per quella serie di contratti separati che hanno provocato brutte ferite, e ci sono a Bologna dove gli insulti per l’accordo alla Fiera sono andati oltre ogni ragionevole misura. Insomma:le tensioni sono forti e ci vorrà tempo e pazienza per superarle. Ma nonostante tutto questo, la scelta della Cgil di festeggiare da sola il Primo Maggio ci sembra un errore. Senza entrare nel merito delle questioni, sulle quali torti e ragioni avranno modo di chiarirsi, siamo convinti che il valore dell’unità in un giorno come quello sia un bene supremo dapreservare.Nonera mai accaduto infatti, né a Bologna né altrove, che si arrivasse a tanto, anche nei momentipiù duri e difficili della vita del sindacato italiano. La Festa del Lavoro è la festa di tutti i lavoratori, è il simbolo della battaglia per la dignità e i diritti, è in qualche modo il cuore dell’articolo 1 della Costituzione: l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Decidere di festeggiarla in modo …