Tutti gli articoli relativi a: pari opportunità | diritti

"Rosarno un anno dopo Ancora crisi, ancora paura. E sempre più lavoro nero", di Gianluca Ursini

Il 7 gennaio 2010 si scatenò la rivolta e la caccia all’uomo lungo le strade Oggi i migranti sono 800 circa e come allora nessuno raccoglie le arance…Per le strade intorno Rosarno, i campi dal verde fosco sono punteggiati dal sole: mèlange di arance abbandonate. «A 5 centesimi al chilo, andateveli a raccogliere voi», sbeffeggiano il forestiero amareggiati i caporali a tarda sera, sulla statale 118 che attraversa la Piana e unisce una realtà metropolitana di paesini divisi da ettari di agrumeti e uliveti centenari: Rizzìconi, Rosarno, Laureana, Drosi, San Ferdinando, Taurianova e giù verso il mare le luci del porto di Gioja. Rumeni, Bulgari, magherebini, persino un improbabile argentino biondo come un Gesù che di giorno fa il cassiere all’Iper, guidano i furgoncini da dove smontano gli africani, la minoranza. Per la gran parte, un migliaio di bulgari, macedoni, rumeni e ucraini che dopo la rivolta del 2010 non se ne sono mai andati, mai stati espulsi. Chi perché comunitario,chi perché bianco. E qui di troppo erano solo i nivuri. Gli africani, che nel …

«Più ricchi e più poveri: foto di gruppo di un Paese diviso» di Luca Lando

La strana unità d’Italia. Un ricco Paese di poveri: ecco l’Italia che si appresta a celebrare i 150 anni di Unità nel segno della diseguaglianza e delle difficoltà. E sempre più lontana dall’Europa. Nell’anniversario dell’Unità gli indicatori economici mostrano una nazione gravemente frammentata: cresce la povertà e aumenta il divario fra redditi Alla faccia dell’Unità. Certo, con l’aria che tira è meglio non andare per il sottile e celebrarli davvero questi 150 anni, con tanti saluti a chi vorrebbe passare oltre o addirittura tornare indietro. Il guaio è che per smontare le fissazioni leghiste, finiamo per parlar d’altro. E per rispondere all’ipotesi insulsa di un improbabile stato padano, dimentichiamo di affrontare i problemi reali di un concreto stato italiano. Insomma, se non fosse per i teorici delle camicie verdi, oggi al governo, questi 150 anni sarebbero l’occasione per celebrare criticamente l’Unità d’Italia. Ponendosi in tutta libertà una domanda semplice ma importante: l’Italia, questa Italia, è davvero unita? Centocinquant’anni dopo siamo davvero una nazione? O non siamo piuttosto un collage di realtà diverse. Uno spezzatino di …

Blocco dei tribunali, parte il duello Alfano-Tremonti

L’Anm (associazione nazionale magistrati) annuncia il “rischio di paralisi totale della Giustizia” a causa del blocco informatico causato dai tagli imposti dal ministero dell’Economia a quello della Giustizia. La colpa, secondo il sindacato delle toghe, questa volta non sarebbe però del Guardasigilli Angelino Alfano, ma del collega Giulio Tremonti. Alfano risponde al presidente e al segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara e Giuseppe Cascini, spiegando di “aver chiesto aiuto a Tremonti, senza averlo finora ricevuto”. Si consuma così l’ennesimo strappo tra colui che è considerato da molti il delfino, il successore naturale di Berlusconi, stiamo parlando di Alfano, e colui che al momento ne è considerato l’antagonista, Tremonti, pronto a farsi strada al posto del premier. Il Guardasigilli sulla questione blocco informatico però non cede al pessimismo e annuncia sibillino: “Non dispero – spiega riferendosi a un intervento del ministro dell’Economia – perché conosco la sua sensibilità per l’informatizzazione. Intanto faccio da solo. Farò l’impossibile e confido proprio di riuscirci, anche se i margini di manovra sono strettissimi”. “Salveremo il servizio. Siamo al lavoro e …

«Battisti e la Francia. L’ignoranza militante», di Barbara Spinelli

La lettera più difficile, più scabrosa, Bernard-Henri Lévy avrebbe dovuta scriverla non al Presidente Lula ma, informandosi sulla storia italiana, al Presidente Napolitano. Non mi consta l´abbia fatto. Il gesto più difficile e scabroso sarebbe stato quello di visitare, oltre a Cesare Battisti, le sue vittime. Non mi consta abbia fatto neanche questo. Né che abbiano fatto cose simili Philippe Sollers, Daniel Pennac, Fred Vargas, e i tanti francesi che guardano all´Italia come a un paese di scimmie, privo di magistrati dignitosi: bellissimo e incivilissimo, diceva Stendhal. I francesi in questione sono esteti e assai selettivi: contro la mafia o la cultura dell´illegalità dilatata da Berlusconi, mai alzano la voce. Usiamo la parola scabroso perché letteralmente deriva da scavare, cercare sotto la superficie. Con le sue dichiarazioni giubilanti e la lettera a Lula, Lévy pensa d´aver pensato, chiude il ragionamento in un boccale come una pietanza che si riscalda di tanto in tanto. Non ha preso neppure una pala, per smuovere la terra alla maniera in cui Rilke, meditando il buio, «ascolta come la notte …

«Svolta in procura: "Stop alle espulsioni degli incensurati"», di Alberto Gaino

Anche ieri, primi processi 2011 per direttissima, nei confronti di arrestati per violazione della «Bossi-Fini» e nuove assoluzioni perché «il fatto non sussiste», alla luce della direttiva europea che ha cambiato la risposta penale italiana al fenomeno degli stranieri irregolari. Per il semplicissimo motivo che la violazione dell’ordine del questore di allontanarsi dal nostro territorio è diventata un invito non rispettato e non può essere più considerata reato. In procura l’aggiunto Paolo Borgna sta occupandosi da tempo dell’impatto della direttiva Ue sulla nostra legislazione e riflette ad alta voce sui problemi apertisi: «Abbiamo troppi casi di cittadini stranieri non comunitari condannati per reati anche gravi, i quali, una volta usciti dal carcere, non vengono espulsi. Bisognerebbe concentrare l’attenzione su questi casi, con una politica di allontanamento dal nostro Paese mirata che distingua fra delinquenti e onesti». «Pretendere invece – prosegue il procuratore aggiunto responsabile del pool sicurezza urbana – di espellere tutti ha in concreto l’unico risultato di non riuscire ad espellere quasi nessuno. La direttiva europea, ora, rende ancora più urgente questa riflessione». La …

«Se riparte il biogame», di Fabrizia Bagozzi

Il testamento biologico torna in agenda: il Pdl lo vuole usare contro Fli, “problemi” anche tra i dem. In principio fu Sacconi. È stato infatti il ministro del welfare a provare per primo a scongelare il testamento biologico dal limbo in cui era stato abbandonato alla camera nel lontano maggio 2010. Era agosto, e in un’intervista ad Avvenire, il ministro rilanciava i temi dell’agenda bioetica del governo da inserire, a suo dire, fra i punti della verifica di governo. Volendo evitare la debacle, nel primo B-day – la fiducia nel giorno del suo 74esimo compleanno – in parlamento Berlusconi citò la tutela della vita «dal concepimento fino al suo termine naturale», ma non entrò nel dettaglio. I futuristi diedero il via libera e il centrodestra archiviò temporaneamente la questione. Ora che il tema è mettere alla prova la tenuta del terzo polo – che del resto, però, ha già votato in maniera diversa sulla riforma Gelmini: sì Fli, astenuti Udc e Api – provando a spaccarlo, ecco che tornano ad accendersi le luci sulla delicatissima …

«All'asilo nido si gioca con un futuro incerto» di Cristiano Gori

Gli asili nido italiani stanno per cominciare una nuova, inattesa, stagione. La realtà dei servizi socio-educativi rivolti ai bambini sotto i tre anni si appresta, infatti, a trasformarsi. Da oltre vent’anni gli interventi pubblici sono finalizzati a incrementarne l’offerta ed elevarne la qualità e ampi passi in avanti sono stati effettivamente compiuti. Per rispondere alle esigenze delle famiglie, però, il sistema dovrebbe crescere ancora, ma ciò non sarà possibile. Nel prossimo futuro gli obiettivi potrebbero cambiare: dallo sviluppo alla difesa dell’esistente. Nell’ultimo decennio l’offerta è stata ampliata senza porre le basi per il suo mantenimento nel tempo. Tra il 2000 e il 2009, i posti nei nidi a finanziamento pubblico sono cresciuti di oltre il 60% (da 110mila a 180mila). L’estensione della ricettività non è stata accompagnata, però, dall’introduzione di modalità di finanziamento adeguate a sostenere i costi della gestione ordinaria. Detto altrimenti, lo sforzo teso ad aprire nuovi servizi è stato grande mentre minore è risultato quello finalizzato a costruire le condizioni per mantenerli nel tempo. L’eredità del decennio s’intreccia con le vicende più …