Tutti gli articoli relativi a: pari opportunità | diritti

Il welfare che serve all'Italia di Beniamino Lapadula e Riccardo Sanna

E’ necessario riqualificare la spesa pubblica e spostare risorse dalla ricchezza privata alla riduzione del debito. Il welfare italiano è arretrato, mentre il workfare ha un aspetto categorial-corporativo che taglia fuori 4 milioni di precari. Le prospettive del welfare sono condizionate in modo drammatico dalla questione del debito pubblico. Con l’irruzione della crisi questo è un problema non solo italiano, ma di tutti i paesi sviluppati e, in particolare, di quelli europei. Le scelte intraprese dagli Stati dell’Unione europea hanno ridotto temporaneamente l’instabilità finanziaria, ma reso contemporaneamente più incerta la ripresa. Soprattutto visto che l’euroausterity è stata dettata dalla spinta a mantenere i vantaggi competitivi di quelle economie – al primo posto la Germania – trainate dalle esportazioni extra-Ue e con un saldo corrente nella bilancia dei pagamenti positivo a livello nazionale, ma insufficiente a portare il segno più anche al saldo europeo. Le conseguenze della persistenza degli squilibri globali, della bassa crescita, dell’ulteriore aumento del debito pubblico sull’inevitabile ridimensionamento dello Stato sociale, si sono già fatte sentire in Grecia, in Spagna, ora in Irlanda …

"Le tre lady che diedero pari dignità ai salari", di Leonardo Maisano

«Sally era con te, Vera?». «Certo. Questa, invece, è Rose. Sì, quella lì, quella dietro a tutte noi. E lavorava di fianco a te, Sheila». «No, Gwenn, ti sbagli non con me…». Metti un mattino, un tè con tre anziane signore. Sheila, Vera e Gwenn, scrutano vecchie fotografie sedute al pub Lord Denman, estrema periferia occidentale di Londra. East End vero, quello dove la parlata cockney muta di tono con il ricambio delle pinte di birra che già di buon ora arredano i tavoli e accendono il discettare su salari e disoccupazione, sussidi e posti di lavoro. East End vero, dicevamo, via dal mimetismo di Kensington, Chelsea, Notting Hill. Lontani dal profondo ovest, ai confini metropolitani, a Dagenham, dove la Ford fece la storia della manifattura britannica e 187 donne fecero la storia della Ford. Sheila, Vera, Gwenn e altre 184 signore che ora non ci sono più, o sono troppo distratte dai nipoti, o hanno semplicemente seppellito, con l’età, l’epopea di loro stesse, scrissero un capitolo di storia celebrato da un film che mobilita …

"Amnesty: un calendario di buone notizie", di Umberto De Giovannangeli

Un calendario della speranza. Le vittorie del 2010. Registrate in un campo cruciale: quello dei diritti umani. Le migliori 12 buone notizie del 2010. A indicarle è Amnesty International. «Il risultato del nostro impegno e di chi ha cuore i diritti umani è dimostrato dalle buone notizie che ci arrivano ogni giorno: prigionieri politici liberati, condanne a morte commutate, leggi liberticide cancellate, sgomberi forzati fermati e tanto altro…..» rileva Amnesty. Gennaio: rilasci – Guinea Issiaka Camara, Alpha Oumar Diallo e Hassiniou Pendessa, tre militari arrestati nel dicembre 2008, sono stati rimessi in libertà il 25 gennaio 2010. Non sono mai state rese note le ragioni del loro arresto e, per tutta la durata della detenzione, i tre militari non sono mai stati portati di fronte a un giudice. Amnesty International aveva chiesto alle autorità guineane di sottoporli a un processo regolare per un reato di accertata natura penale oppure di rilasciarli. Febbraio: campagna “Io pretendo dignità” – Burkina Faso Il 12 febbraio 2010, nel corso di un incontro col Segretario generale ad interim di Amnesty …

"Fermate Tremonti, killer dei piccoli giornali", di Gianni Del Vecchio

Anche quest’anno Tremonti ci sta riprovando. Ormai per il ministro dell’economia quella manciata di milioni che lo stato ogni anno passa ai piccoli giornali per tener vivo uno dei corollari della democrazia, e cioè il pluralismo dell’informazione, è diventata una specie di ossessione. Quei soldi devono sparire, e pure in fretta. Chi se ne importa se il parlamento, organo sovrano nella nostra Costituzione, abbia più volte votato contro i tentativi di taglio. E chi se ne importa che il braccio destro di Berlusconi, il sottosegretario Paolo Bonaiuti, stia lavorando a una riforma per rendere più trasparente ed efficace l’erogazione dei fondi pubblici alle testate di partito e alle cooperative. Per Tremonti le piccole testate non devono più gravare sulle casse pubbliche: o dimostrano di poter stare sul mercato oppure è meglio che rinuncino alle rotative. L’ultimo episodio della lunga battaglia è di questi giorni: nel decreto Milleproroghe sono stati tagliati i fondi per l’editoria (da 100 a 50 milioni) nonché azzerati i 45 milioni stanziati per le radio e tv locali. Contravvenendo così a quanto …

"Quei ragazzi inascoltati", di Nadia Urbinati

Da settimane gli studenti sono i protagonisti della politica che non c’è, testimoni di una relazione interrotta tra partecipazione e istituzioni senza la quale la democrazia si fa dominio degli apparati contro la cittadinanza attiva. La dialettica sfiducia-consenso che sta alla base del governo rappresentativo è vitale perché le istituzioni non si chiudano al sentire della società, che si esprime anche attraverso il dissenso e le manifestazioni di piazza. Questo governo sa come manovrare intrighi e gestire affari opachi, ma non sa fare la cosa più normale e importante: tenere una relazione di ascolto riflessivo con i cittadini che fuori dalle istituzioni vogliono far sentire la loro voce a chi è stato eletto per prendere decisioni nel nome di tutti. La violenza che si è scatenata nei cortei degli studenti è stata manipolata ed usata per criminalizzare tutto il movimento, giustificare il pugno duro della coercizione e imporre il volere di chi comanda. La risposta al dissenso che questa maggioranza dei 3 voti di limpido consenso dà, è quanto di più improvvido e autoritario; è …

"Quasi la metà della ricchezza è in mano al 10% delle famiglie", di Luisa Grion

Rapporto Bankitalia: forte livello di disuguaglianza. Il valore delle case mantiene l´Italia ai vertici, ma la distribuzione non è certo equilibrata. Più che povero, diseguale, non equo, spaccato in due fra una minoranza che ha tanto e una maggioranza che ha poco. L´Italia è un paese dove il 45 per cento della ricchezza è in mano al 10 per cento delle famiglie. Mentre alla metà più povera delle stesse va il 10 per cento della ricchezza appena. Un divario forte e che non dà segni di ravvicinamento: su questo scalino siamo fermi da anni. A misurare il gap fra chi vive molto bene e chi no, è la Banca d´Italia, nel suo rapporto «La ricchezza delle famiglie italiane 2009». Va detto che, se rapportati al resto del mondo, siamo in ottima compagnia, apparteniamo «alla parte più ricca, collocandoci nelle prime dieci posizioni tra gli oltre 200 paesi considerati dallo studio». E´ nostro il 5,7 per cento del benessere mondiale, una quota superiore sia a quella sul Pil (il 3 per cento) che a quella sulla …

Napolitano: «Non si ignori il malessere dei giovani»

«La protesta pacifica, benchè spesso sviata da inammissibili violenze, di tanti cittadini nelle strade delle nostre capitali, è una spia di malessere che le democrazie non possono ignorare», ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante i tradizionali auguri al corpo diplomatico. Il monito del Colle arriva mentre alle 11 in punto la seduta nell’aula del Senato e’ stata aperta dal presidente di turno, Domenico Nania, per iniziare l’iter dell’esame della riforma universitaria, che sara’ concluso mercoledi’ mattina. Ma i lavori sono stati subito sospesi, perche’ manca il numero legale. Intanto e’ presente il ministro della Pubblica istruzione, Mariastella Gelmini. I lavori riprenderanno alle 11,30. Napolitano non nasconde che “il modello di sviluppo basato su un enorme dilatarsi della dimensione finanziaria” vive adesso “una profonda incrinatura” dalla quale deriva un diffuso malessere sociale. “Il mercato lasciato a se stesso – sostiene il presidente della Repubblica – ha prodotto crescita ma ne ha rivelato i piedi d’argilla, fra l’altro a prezzo di crescenti ineguaglianze delle quali dobbiamo oggi farci carico”. www.unita.it