Tutti gli articoli relativi a: pari opportunità | diritti

L'Aquila vola a Roma. Noi con gli abruzzesi

Tre file di sedie su tre lati e la giunta di fronte, con il gonfalone alle spalle. A Piazza Navona si riunisce il consiglio comunale de L’Aquila e vota all’unanimità una delibera con cui il comune abruzzese entra in stato di agitazione permanente per le incertezze del governo sulla ricostruzione post-terremoto, sulla proroga delle tasse e per chiedere l’istituzione di una tassa di scopo. Una manifestazione simbolica durante la quale il sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente è durissimo: “Prima sentivamo il governo con noi, il Paese con noi: ora non sentiamo più il governo dietro di noi. La ricostruzione è completamente bloccata: se hanno deciso di non ricostruire ce lo dicano ma non dicano che siamo incapaci, se ci danno i fondi gli appalti partono in una settimana. Ci vogliono far pagare da luglio in cinque anni le tasse che non abbiamo pagato: 250 milioni. Per le nostre famiglie è come avere un mutuo da pagare in più. Questo mentre abbiamo ancora 32.000 sfollati senza case, 800 attività commerciali che non hanno più neanche le …

I nuovi occupati da 15 anni vivono con «meno diritti», di Marco Simoni

Negli anni 90, i referendum tra i lavoratori hanno consentito di sostenere accordi nazionali molto discussi. Nell’autunno del 1992, i vertici di CGIL CISL e UIL furono contestati duramente nelle piazze per aver firmato l’accordo del luglio precedente. Al contrario, nessuna contestazione seguì gli accordi del ’93 e del ’95, perché legittimati da referendum, pur approvati con la contrarietà del 30-35% dei lavoratori, dati simili a quelli di Pomigliano. L’esito di quest’ultimo referendum, dunque, non stupisce e non può essere considerato il prodotto di un presunto ricatto da parte della Fiat. Il fatto che i lavoratori, quando interpellati, decidano di accettare compromessi in cambio di una prospettiva più solida è la norma e non un’eccezione: in tutta Europa, negli ultimi vent’anni, tanto maggiore è stato il coinvolgimento dei lavoratori nelle ratifiche di accordi sindacali, tanto maggiore la moderazione della loro politica, attenta alle compatibilità economiche e non solo agli interessi di breve termine. Sembra tuttavia che il risultato non abbia soddisfatto i vertici Fiat che chiedevano un consenso più unanime per avere una ragionevole aspettativa …

"L'Aquila ci parla di noi", di Guido Crainz

L´Aquila, con il disagio e la protesta dei suoi cittadini, ci parla in molti modi dell´Italia. Ci ripropone la sensazione che sempre avvertiamo dopo la catastrofe, materiale e culturale, di un terremoto: la sensazione cioè che ogni volta sia la nazione nel suo insieme a doversi rialzare, a dover ritrovare ragioni e speranze per il proprio futuro. Lo avvertivo nel 1976 friulano, nei luoghi in cui sono cresciuto, e lo avverto ora nell´ Abruzzo in cui insegno da molti anni. L´Aquila ci parla anche di un paese incapace di far tesoro delle esperienze del passato. E ci costringe a interrogarci sul nostro presente: è la storia d´Italia che ci viene incontro quando ricordiamo la valanga d´acqua del Vajont, il 1968 del Belice, il 1976 del Friuli, il 1980 della Campania o l´Abruzzo di oggi. Si pensi al Vajont del 1963, che mostrava all´Italia del “miracolo economico” la tenace sopravvivenza di una povertà arcaica, di donne vestite di nero, di gerle che portavano in salvo i residui di una miseria antica. E si pensi all´inadeguato esito …

"Quello che le tv non raccontano: viaggio nel cuore della città ferita", di Jolanda Buffalini

Non si politicizza una tragedia», dice il sindaco dell’Aquila. Ha chiamato i giornalisti, ha organizzato dei piccoli autobus, «i primi a entrare nel centro storico» dalla notte del 6 aprile di un anno fa, si è improvvisato cicerone nella speranza che gli occhi vedano, soprattutto quelli delle telecamere, che sono gli occhi degli italiani, perché solo gli occhi possono raccontare una tragedia che rimane immota – Aquila immota manet è scritto nei gonfaloni della città – e che si raccoglie nel nucleo distrutto e deserto di quella che asetticamente viene definita la «zona rossa». «Se salta il nucleo, il centro storico – dice il sindaco medico – gli elettroni impazziscono. Gli adolescenti stanno pagando più di tutti. Si incontrano nei centri commerciali e hanno cominciato a bere alcolici. Ancora non siamo riusciti a ricostruire le attrezzature sportive distrutte dalle tendopoli. Gli anziani sono spaesati. Mille nuclei monofamiliari non hanno ancora una sistemazione». Caschetti bianchi, scorta dei vigili del fuoco e della sicurezza del comune. Ci si addentra camminando al centro delle antiche e strette strade …

"I confini del Lingotto", di Luciano Gallino

A Pomigliano prevale il sì all’accordo con la Fiat. Non stravince, come la sua direzione avrebbe gradito. Dobbiamo però augurarci che la Fiat non prenda pretesto dal risultato inferiore alle attese per mandare a monte l’accordo, oppure per imporlo senza modificarne una virgola.Non soltanto nell´interesse dei lavoratori, ma anche della Fiat, e del paese, per le conseguenze sociali e politiche che ciò potrebbe avere. Vediamo perché. In Italia la Fiat produce 650.000 vetture l´anno con 22.000 dipendenti. In Polonia ne produce 600.000 con 6.100 operai. In Brasile le vetture prodotte sono 730.000 e i dipendenti soltanto 9.400. Inoltre il costo del lavoro in quei due paesi, contributi sociali inclusi, è molto più basso. È vero che in Italia si costruisce un certo numero di vetture di classe più alta che non in Polonia o in Brasile. Pur con questa correzione il rapporto auto prodotte/dipendenti resta nettamente sfavorevole agli stabilimenti Fiat in Italia. Ne segue che su due punti non vi possono essere dubbi. Le aspre condizioni di lavoro che Fiat intende introdurre a Pomigliano, dopo …

"Chi svuota la Costituzione", di Stefano Rodotà

In questa stagione torbida le prove di decostituzionalizzazione si susseguono e si infittiscono. Per la prima volta nella storia della Repubblica un governo vuole modificare un articolo della parte iniziale della Costituzione, l´articolo 41. Una norma contigua, l´articolo 40 che disciplina il fondamentale diritto di sciopero, viene messo concretamente in discussione dal documento della Fiat riguardante i lavoratori di Pomigliano d´Arco. Non a caso dall´attuale maggioranza si è affermato perentoriamente che è venuto il momento di cambiare lo stesso articolo 1, considerandosi anacronistico che si parli di «una Repubblica democratica fondata sul lavoro». Ancora il Governo propone di modificare l´articolo 118, altri ritengono che si deve porre mano all´articolo 81 e si è addirittura pubblicamente sostenuto che si debba ammettere il referendum sulle leggi tributarie, escluso dall´articolo 75. In questo clima si dice apertamente che deve cadere il tabù della prima parte della Costituzione, e che è tempo di cambiarne persino i principi fondamentali. Ho parlato di decostituzionalizzazione, e non di modifiche, perché siamo di fronte a tentativi dichiarati di liberarsi della Costituzione. Sembra così …

"Dagli appalti ai palazzi-regalo le domande dei pm a Lunardi", di Francesco Viviano

Nelle intercettazioni l’ex ministro citato per decine di casi. La critica a Sepe: “Non so come vederla perché non è molto conclusivo sto’ cardinale”. I riferimenti di Sancetta, capo ufficio legislativo, a “Pietro, Denis e Angelo”. Non ci sono solo la “svendita” del palazzetto di via dei Prefetti a Roma, quei 960 metri quadri nel centro di Roma pagato a “Propaganda Fide” 4,16 milioni di euro, e il contributo che il ministero delle infrastrutture diede in cambio per ristrutturare alcuni musei vaticani; i pm di Perugia chiederanno all’ex ministro Pietro Lunardi ed all’ex responsabile di Propaganda Fide, il cardinale Crescenzio Sepe, entrambi indagati per corruzione aggravata in concorso con altri, chiarimenti anche su ulteriori vicende. Vicende tutte legate alle nomine pubbliche nei posti chiave per la gestione degli appalti G8 e per altri grandi lavori: Lunardi, in particolare, è chiamato in causa decine di volte nelle intercettazioni telefoniche contenute nelle ordinanze di Perugia e Firenze che hanno portato in carcere i funzionari pubblici Angelo Balducci, Fabio de Santis e Mauro Della Giovanpaola e l’imprenditore Diego …