Tutti gli articoli relativi a: pari opportunità | diritti

"Gli italiani che scelgono un futuro all'estero", di Stefano Landi

Quasi quattro milioni, quanti gli stranieri nel nostro Paese. Oltre il 50% ha meno di 35 anni, 60 mila studenti l’anno. Di solito ci si ricorda degli italiani all’estero durante le elezioni politiche, quando il loro voto benché lontano può decidere le sorti del nuovo Parlamento. O durante i Mondiali di calcio, quando si scopre in televisione che sono quelli più attaccati al tricolore. L’italiano dello «spaghetti e mandolino», quello che fa la barba fischiettando O’ sole mio o il Nino Manfredi di Pane e cioccolata, forse non c’è più. Perché come diceva Renzo Arbore “lapizza non è un reato” e così (lentamente) la reputazione italiana all’estero sta cambiando. I cittadini italiani residenti all’estero sono 3.915.767, all’incirca lo stesso numero degli stranieri residenti in Italia (3.891.295). Un equilibrio quasi perfetto, destinato per a cedere nei prossimi anni dato che gli immigrati crescono a un ritmo più accentuato. ll primo dato che salta all’occhio è che dei cittadini italiani oggi sparsi per il mondo un terzo è nato all’estero e più della metà ha meno di …

"Nuovo blitz della maggioranza in arrivo la legge anti-pentiti", di Liana Milella

Il ddl al Senato può bloccare i processi di mafia Dopo le rivelazioni di Spatuzza si corre ai ripari per evitare nuove imputazioni contro il premier La proposta firmata da Valentino, ex An, relatore del processo breve e vice di Ghedini. La fabbrica delle leggi ad personam made in Berlusconi è riuscita a sfornarne un´altra, stavolta addirittura sulla mafia e sui pentiti. Per cancellarne anche l´esistenza e azzerare le loro dichiarazioni. Niente maxi processo di Falcone. Niente Buscetta. Battezzarla anti-Spatuzza o salva Dell´Utri? L´uno e l´altro. Perché il risultato dei due articoli che il senatore Giuseppe Valentino, giusto il relatore del processo breve, ha presentato il 27 novembre a palazzo Madama è sicuramente uno: impedire che i pentiti si riscontrino vicendevolmente. Tra la fine di ottobre e il 4 dicembre 2009, quando cominciano a circolare le prime indiscrezioni sui verbali di Gaspare Spatuzza che poi depone a Palermo al processo Dell´Utri, sui giornali si scatena il tam tam di una possibile incriminazione per mafia ai danni di Berlusconi. Ed ecco che, in chiave preventiva almeno …

"Stranieri più precari e disoccupati", di Leonard Berberi

Cresce la disoccupazione. Le donne reggono meglio degli uomini, mentre tra chi lavora un quarto è comunque precario. Ed è il Nord Ovest che preoccupa. È l’ultima fotografia del mercato del lavoro degli stranieri in Italia. A scattarla è la Fondazione Leone Moressa che ha analizzato i dati Istat dei primi tre trimestri 2009 a confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente. «La crisi ha picchiato duro sulle fasce più deboli, soprattutto sugli immigrati che sono da sempre una delle categorie più esposte», spiega Valeria Benvenuti, ricercatrice della fondazione Moressa. A trascinare al ribasso il dato generale è il lavoratore di sesso maschile. Perché se nella componente femminile la disoccupazione è aumentata del 16,9%, in quella maschile il balzo è dell’84,6. «Le donne sembrano aver retto meglio – continua la Benvenuti –, soprattutto perché occupano settori come i servizi alle persone e la ristorazione che fino ad adesso cedono, ma non crollano. Gli uomini, invece, sono impiegati in aree maggiormente colpite come le costruzioni e la manifattura». In un anno – scrive il rapporto della …

"La seconda generazione", di Luigi La Spina

E’ troppo pretendere di sottrarre i due episodi di violenza accaduti a Torino allo sfruttamento della campagna elettorale. Eppure, sarebbe davvero necessario evitare, almeno questa volta, il solito rimbalzo polemico di accuse, destinato alla consueta sorte: l’assoluta inutilità a prevenire queste tragedie.nNon esiste, innanzi tutto, una specifica e particolare situazione di criminalità giovanile a Torino rispetto a quanto avviene in tutt’Italia e, in particolare, nelle grandi città. La coincidenza temporale di due agguati è suggestiva, ma le circostanze, le nazionalità degli aggressori e delle vittime, le cause, meglio sarebbe dire i pretesti, per lo scatenamento di una violenza così spropositata e sproporzionata sono tali da richiedere un’analisi distinta. Per non rischiare di aggiungere confusione intellettuale, giustificazionismi sociologici, generico moralismo di fronte al pericolo di un aggravamento del clima di intolleranza che indubbiamente sta montando nella nostra società e, in particolare, tra i nostri ragazzi. L’accoltellamento del giovane romeno da parte di una banda di connazionali in un giardinetto della periferia torinese squarcia il muro di omertà, di sottovalutazione, di indifferenza sul problema della difficile integrazione …

"Il cavaliere e la xenofobia", di Ilvo Diamanti

Il premier Silvio Berlusconi nei giorni scorsi ha sostenuto l´equazione: + immigrati = + criminalità. E ha ribadito il proposito di agire in modo coerente e conseguente. Ridurre gli immigrati per abbassare il numero dei reati e dei criminali. Altre fonti autorevoli hanno contestato la fondatezza di questa relazione. A partire dalle statistiche sui reati.(Trascurando, peraltro, che il tasso di criminalità cresce insieme al grado di marginalità sociale. I ricchi non rubano per strada o nelle case. E finiscono in carcere molto più raramente dei poveracci). A noi interessano, invece, le ragioni di questa affermazione. Proprio in Calabria, proprio alla presentazione del piano antimafia. Più logico sarebbe stato un riferimento ai fatti di Rosarno, al ruolo delle organizzazioni criminali e della ‘ndrangheta nel mercato e nello sfruttamento dell´immigrazione clandestina. Rivendicando a sé e al governo i successi conseguiti nella lotta alle mafie nell´ultimo anno. Invece no. Piuttosto che alle organizzazioni criminali ha preferito rivolgersi alla criminalità comune, sottolinearne il legame con gli immigrati. Silvio Berlusconi non è un “radical-choc”. Raramente indulge alle battute di “bassa …

"Emergenza nazionale", di Carlo Federico Grosso

Fra politica e magistratura sono tempi di grande tensione. Ma ieri, all’inaugurazione solenne dell’anno giudiziario in Cassazione davanti al parterre delle alte cariche dello Stato, i toni sono stati misurati e composti. È bene che sia stato così, anche se i problemi esistono, sono profondi e non sono certamente le chiacchierate di un mattino a dissiparli. Il Primo Presidente e il Procuratore Generale della Cassazione hanno pronunciato parole condivisibili. Sullo sfondo vi era, ovviamente, il tema del «processo breve» appena votato in Senato dalla maggioranza con l’intento di salvaguardare il premier dai processi in corso. Entrambi i due alti magistrati hanno sottolineato che un processo rapido costituisce, comunque, esigenza imprescindibile di ogni società civile. Ma hanno soggiunto che l’obiettivo non può essere conseguito tramite leggi di giornata, asfittiche e di corto raggio; deve essere invece perseguito attraverso riforme organiche di vasto respiro, accompagnate da un potenziamento delle risorse umane e materiali destinate all’esercizio della giurisdizione. Parole ineccepibili, che il mondo del diritto pronuncia da anni, ma che, per anni, sono state ignorate dalla politica che, …

Cosentino, la Cassazione conferma l'arresto

La richiesta di arresto a carico del sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, è legittima. Lo ha appurato la Corte di Cassazione questo pomeriggio, rigettando il ricorso proposto dagli avvocati dell’esponente Pdl. A motivare la richiesta, espressa nel novembre 2009 dal gip di Napoli, l’accusa a carico di Cosenino di associazione a delinquere di stampo mafioso. In particolare il sottosegretario avrebbe intrattenuto rapporti con il clan dei casalesi per tutti gli anni ’90, incrementandone il potere economico. Nonostante la richiesta di arresto, oggi convalidata dalla Cassazione, Nicola Cosentino continua ad occupare gli scranni di Montecitorio,oltre ad essere coordinatore Pdl per la Campania. La Camera dei Deputati ha già respinto, lo scorso 10 dicembre, la richiesta di autorizzazione a procedere avanzata dal gip. La decisione della Suprema Corte, nei fatti, non produrrà nessun nuovo effetto. Cosentino non andrà comunque in carcere, cosa che potrebbe invece accadere nel momento in cui egli non fosse più in Parlamento. Non bastasse l’indecenza di un paese in cui l’impunità è una regola comunemente accettata ed in cui gli esponenti della maggioranza non …