“Se il mondo perde i diritti”, di Boutros Boutros-Ghali
Oggi, 10 dicembre, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo compie 61 anni. In tutto questo periodo ha rappresentato per il mondo un innegabile passo avanti, in particolare per quanto riguarda l’introduzione di strumenti giuridici a tutela dei diritti umani che prosegue incessantemente in tutto il pianeta. Ci sono tuttavia alcune tendenze pericolose che contrastano gli sforzi tesi a fare dei diritti umani il linguaggio comune dell’umanità. Tanto per cominciare c’è chi contesta sul piano ideologico l’universalità della dichiarazione del 1948 in quanto fondata sulla supremazia dell’individuo mentre nelle società del Terzo mondo – asiatiche e africane – a prevalere sono i gruppi o le tribù. Secondo questo punto di vista, sarebbe la difesa dei diritti collettivi della tribù a tutelare i diritti dei singoli che della tribù fanno parte. In questo contesto appare un errore liquidare il significato della “tribalizzazione” del potere o del senso di armonia e sicurezza che esiste nelle minoranze etniche, religiose o linguistiche dinanzi all’incapacita’ dello Stato di fornire loro adeguata tutela. In secondo luogo, esiste una minaccia religiosa che non …
