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“Eternit, processo all’amianto”, di Guido Iocca

Inizia a Torino il dibattimento a carico dei massimi responsabili della multinazionale. Sarà il più imponente giudizio, per numero di casi trattati e per il ruolo dei dirigenti coinvolti, mai celebrato in Europa per questioni legate all’amianto.
“Oggi è stata scritta una pagina fondamentale nella tormentata storia dell’amianto in Piemonte, in Italia e credo in tutto il mondo”. Con queste parole, il pm Raffaele Guariniello aveva commentato, lo scorso 22 luglio, la chiusura dell’udienza preliminare dell’inchiesta sugli oltre 3.000 casi tra malati e morti per amianto – non solo lavoratori, ma anche cittadini – a causa dell’Eternit Italia. Quel giorno il gup Cristina Palmesino aveva rinviato a giudizio il magnate svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne per disastro doloso e rimozione volontaria di cautele (sapevano e non hanno fatto nulla per evitare la tragedia). In settimana, precisamente il 10 dicembre, quella pagina importante della storia della giustizia sul lavoro conoscerà il suo epilogo, con l’inizio a Torino del processo a carico dei responsabili della multinazionale.

Un processo che ha preso le mosse da un’inchiesta della procura del capoluogo piemontese e che riguarda i casi d’esposizione all’amianto di quattro stabilimenti del nostro paese: Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Non a caso la Cgil del Piemonte e quelle dell’Emilia-Romagna e della Campania si sono costituite, assieme alla Camera del lavoro di Alessandria, alla Fillea della Campania e di Reggio Emilia e alla confederazione nazionale, parte civile; così come hanno fatto i rappresentanti delle amministrazioni locali dove erano presenti fabbriche dell’Eternit. Sarà comunque soprattutto su Casale, il vero epicentro della tragedia (con circa 2.000 vittime, di cui 1.500 decessi), che si centrerà il dibattimento. “Con il processo che si aprirà il 10 dicembre – osserva Bruno Pesce, coordinatore della vertenza amianto per Casale e Cavagnolo – si tenterà di risarcire, almeno in minima parte, migliaia di persone, operai e cittadini, vittime di una politica di sviluppo dell’Eternit che ha anteposto il dato economico e del profitto a ogni cosa”. Sarà il più imponente giudizio, per numero di casi trattati e per il ruolo dei dirigenti coinvolti, mai celebrato in Europa per questioni legate all’amianto.

“Un fatto di grande rilievo – commenta Sergio Bonetto, avvocato di parte civile – che un’aula di tribunale prenda in esame i comportamenti dei massimi esponenti a livello mondiale della produzione dell’amianto. Non è naturalmente il primo caso di processo contro l’operato dei responsabili delle imprese del settore: fino a oggi, però, a essere giudicate sono state al massimo le figure dei direttori di stabilimento. Questa volta in discussione è se la strategia globale dei vertici dell’Eternit sia stata coscientemente produttrice di danni. È logico dunque che chi, come il sottoscritto, ha contribuito con convinzione a fare in modo che il processo si celebrasse, senta la pesante responsabilità di rappresentare anche tutti quei milioni di lavoratori che nel mondo ancora oggi sono costretti a operare sull’amianto”.

Una drammatica sequela di episodi, quella su cui ha indagato il procuratore della Repubblica Guariniello a partire dal 2000, sollecitato da centinaia di denunce di persone colpite dalla fibra killer. Malattie dalle conseguenze nefaste: mesotelioma pleurico, carcinoma polmonare, asbestosi. Un vero e proprio stillicidio, che gli epidemiologi prevedono non si esaurisca prima del 2025, potendo durare l’incubazione di una malattia come il mesotelioma anche 30 anni.

“La decisione del rinvio a giudizio – spiega Nicola Pondrano, responsabile della Camera del lavoro di Casale Monferrato – si è poggiata in particolare sulla constatazione del fatto che del reato specifico di disastro ambientale doloso permanente non può esistere prescrizione, in quanto ha continuato nel tempo, continua a tutt’oggi e purtroppo continuerà ancora in futuro a consumarsi. Basti pensare che ogni anno, nella sola città di Casale, vengono diagnosticati 45 casi di mesoteliomi pleurici e peritoneali e che le stime prevedono di qui ai prossimi 15 anni qualcosa come 20-30.000 morti in Italia per malattie asbestocorrelate”.
da www.rassegna.it