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Uniformarsi a Ue su donne? Sì ma in tutto. Più servizi, più contributi figurativi, più sostegno dopo nascite

Sulle donne uniformarsi alla Ue? Siì ma in tutto, non solo sull’età pensionabile. In un articolo su ‘Il Cerino’, la rivista on line del Cer – Centro Europa ricerche (clicca qui per leggere l’articolo di Laura Dragosei “La pensione delle donne: uniformarsi all’Europa? Sì, ma in tutto!), si mettono in luce “i fatti” che “giustificano” la differenza in Italia nell’età pensionabile tra uomini e donne: lo scarso sostegno economico alle madri con figli piccoli, le differenze salariali tra i due generi e dunque i rispettivi profili contributivi, i bassi tassi di occupazione, e anche gli inadeguati servizi alle famiglie. L’Unione europea, ricorda il ‘Cerino’, chiedeva agli stati membri di monitorare se eventuali differenziazioni normative tra uomini e donne in campo pensionistico (età, reversibilità, contribuzione figurativa), trovassero ancora giustificazione. Molti paesi Ue, si legge nell’articolo, “hanno recentemente eliminato tale differenziale, mentre hanno incrementato i riconoscimenti per i periodi di cura dei figli in termini di contribuzione figurativa”. L’Italia invece, fa notare Laura Dragosei, non ha fatto altrettanto. Innanzitutto ci sono da “considerate le più generose forme …

“Quando la fatica parla al femminile. Lavorare stanca, soprattutto le donne”, di Maurizio Ricci

Lavorare è donna. Come le donne, del resto, sanno benissimo. Gli uomini lo sanno un po’ meno. Ma i dati non lasciano dubbi. L’Istat li ha raccolti in un volumetto nello scorso settembre, dal titolo beneaugurante “Conciliare lavoro e famiglia” e non ammettono replica: trattandosi di indagini campionarie, quei dati sono stati forniti dai diretti interessati, cioè noi. E, dunque: fra lavoro a casa e in ufficio, le donne iniziano prima, finiscono dopo, dormono meno degli uomini e delle altre europee, hanno meno tempo libero. Si sudano la giornata sette giorni su sette, senza staccare mai, neanche al weekend. Nessuna di loro, quanto torna dall’ufficio, si sbatte in poltrona, senza più muovere un dito. Mentre così fa un italiano (maschio) ogni tre. Basta questo per respingere, in linea di principio, l’idea che anche le donne restino al lavoro cinque anni di più, rinviando la pensione agli stessi 65 anni degli uomini, come Brunetta e altri sono tornati a proporre? A discuterne, anche fra loro, sono, per prime, le donne. E, allora, vediamo com’è la situazione. …

Pensioni, Brunetta pensa alle donne “mandarle dopo ma per il loro bene”

Secondo il ministro occorre alzare l’età pensionabile della forza lavoro femminile “Sono discriminate due volte, lavorando di più recuperano parità”.  Calderoli: “La prendiamo come una battuta”. Il no dei sindacati Le donne “sono discriminate due volte”, facendole lavorare più a lungo il problema si riduce. E’ la convinzione del ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, che ha annunciato oggi la creazione di un gruppo studio per valutare “costi e benefici dell’invecchiamento attivo di donne e uomini, che dovranno andare in pensione tutti alla stessa età”. Ma l’idea non piace alla Lega. “Brunetto-scherzetto!”, ironizza Roberto Calderoli. Per il Carroccio, aggiunge secco, l’età pensionabile delle donne “va bene così”. E poi una proposta del genere andava prima discussa nella maggioranza, come si fece l’ultima volta che si parlò della riforma delle pensioni. E anche allora la Lega disse no. Non bisogna pensare solo all’aspetto finanziario, ma anche al ruolo della donna nella società, che non si può sottovalutare, dice Calderoli. E anche i sindacati bocciano, con diverse sensibilità, le parole di Brunetta. Secondo il ministro della Funzione …

“Lavoro negato per 768 mila”, di Umberto Torelli

Focus/ I diritti violati Sono i disabili iscritti al collocamento, 61% al Sud. Solo un’azienda su 4 si preoccupa dell’integrazione Lavorare. E trarre soddisfazione dal proprio lavoro. Per i disabili si tratta di due obiettivi particolarmente importanti, ma difficilmente realizzabili. Eppure c’è una legge che tutela i loro diritti, la numero 68 del marzo 1999 che ha sostituito regolamenti, leggine e circolari vecchie di 20 anni. La normativa, oltre all’assunzione a pieno titolo in aziende pubbliche e private, prevede che l’inserimento del disabile nel lavoro miri a «valorizzare le abilità residue e le potenzialità inespresse ». Ma, nella pratica, le cose vanno molto diversamente. Il primo ostacolo è la confusione nel definire la condizione di disabile sia a livello italiano, che europeo. Con statistiche e numeri discordi, vecchi di anni, non aggiornati. I dati più recenti sono quelli dell’Istat del luglio 2005, basati su rilevamenti dell’anno precedente: dicono che i disabili in Italia sono 2,8 milioni, il 4,8% della popolazione. Però secondo il rapporto Eurostat (l’ufficio di statistica dell’Ue) sulla popolazione europea tra i 16 …

“L’ossessione del peccato”, di Michele Serra

Poiché in quasi metà degli Stati del pianeta (91 secondo l´Arcigay) l´omosessualità è un reato, punibile in 19 paesi anche con la morte; e poiché perseguire per legge le attitudini sessuali è una evidente mostruosità, la delegazione francese all´Onu ha proposto la “depenalizzazione universale dell´omosessualità”. Una di quelle nobili formule retoriche di non evidente e immediata applicazione, comunque utili per richiamare all´attenzione del mondo almeno qualcuno dei tanti orrori e soprusi in corso. Si rimane dunque di stucco leggendo che monsignor Celestino Migliore, osservatore della Santa Sede presso le Nazioni Unite, si è pronunciato contro la proposta francese. Portando controdeduzioni così causidiche, e così stravaganti, da dovere essere rilette almeno tre o quattro volte nel timore di non avere capito bene. Monsignor Migliore sostiene infatti che un eventuale pronunciamento sulla depenalizzazione dell´omosessualità, imponendo o suggerendo “agli Stati di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, creerebbe nuove e implacabili discriminazioni, per esempio mettendo alla gogna gli Stati che non riconoscono il matrimonio tra persone dello stesso sesso”. Vale a dire, sempre che il pensiero del monsignore …

«Tutela della vita e della maternità: legislazione attuale e prospettive», di Vannino Chiti

Pubblichiamo la relazione del vicepresidente del Senato, Vannino Chiti, al convegno “La vita: fragilità e pienezza”. Il nostro tempo conosce mutamenti vorticosi imposti dalle nuove tecnologie. Di fronte ad essi occorrono nuove consapevolezze, etiche e giuridiche, nei confronti della vita e della morte, nei confronti dei nuovi confini che appaiono fare arretrare il determinismo della natura. Nelle diverse concezioni del mondo e ispirazioni etiche presenti nella società, il punto d’incontro che può essere con pazienza ricercato, in un dialogo rispettoso e costruttivo tra laici credenti e – per usare una espressione del Cardinale Carlo Maria Martini – laici diversamente credenti, risiede nella convinzione che la sacralità della vita consista nel tenere strettamente unite la sua libertà e la sua responsabilità. È questo che fonda la Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo. Amore, liberta e responsabilità sono i segni stessi della creazione. La libertà ha un limite consapevole e anche interno a sé nella dignità come sintesi dei diritti e dei doveri della persona. Per me è questa la stella polare che deve guidare le riflessioni, i …

Messaggio del Segretario Generale dell’ONU in occasione della giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 Novembre 2008)

Ovunque nel mondo, in paesi ricchi e poveri, le donne sono sottoposte a sevizie, percosse, stupri, assassinii, e sono vittime del traffico di esseri umani. Si tratta di violazioni dei diritti umani che vanno ben oltre il danno individuale, perche’ rappresentano una minaccia a sviluppo, pace e sicurezza di intere societa’. Dovunque le donne sono a rischio, ma quante tra loro vivono in societa’ alle prese con conflitti armati fronteggiano pericoli ancora maggiori. In presenza di conflitti sempre piu’ complessi, anche il modello di violenza sessuale si e’ evoluto. Ora le donne non sono piu’ solamente in pericolo durante il periodo del conflitto; la possibilita’ di essere aggredite da eserciti, milizie, ribelli, criminali, perfino polizia, e’ la stessa in fasi di maggiore calma. Non conosciamo il reale numero delle vittime, ma sappiamo che i crimini sono maggiori di quanti ne vengano denunciati, e molti di questi restano impuniti. E’ ancora troppo diffusa la concezione dello stupro come un marchio di infamia che spinge le donne a disertare quegli stessi tribunali che dovrebbero tutelarle. In alcuni …