Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Emergency e l'Italia dei clan", di Massimo Gramellini

Leggendo l’intervista rilasciata ieri a La Stampa dall’onorevole La Russa verrebbe da chiedersi con il poeta: che anno è, che giorno è? Il ministro della Difesa rispolvera gli interminabili Anni Settanta per informarci che anche Gino Strada potrebbe aver allevato nel suo seno degli infiltrati «come accadde al Pci con le Br e al Msi coi Nar», trattando Emergency alla stregua di un partito, diviso in frange più o meno estremiste. Non vi è dubbio che le responsabilità dei tre italiani fermati in Afghanistan andranno accertate e nel caso punite, ma è inaccettabile la tentazione di trattare questa vicenda come se fosse una questione di politica interna. Nel compilare il proprio autoelogio, il ministro ricorda i tanti «esponenti di sinistra che abbiamo salvato negli scenari di guerra». E non allude a un parlamentare del Pd strappato ai talebani o a un banchiere delle cooperative rosse preso in ostaggio dai pashtun. Intende riferirsi a giornalisti, medici, pacifisti: tutta gente che nelle zone di guerra ci va per vocazione o per mestiere, certo non per conto di …

"Una sfida sul destino della democrazia", di Stefano Rodotà

È mai possibile che si accetti senza reagire una politica che si manifesta con la distorsione dei fatti, l´aggressione alle istituzioni, l´esibizione di un potere ispirato da una logica autoritaria? Questi sono i temi nitidamente posti da Eugenio Scalfari, e conviene seguire la strada da lui indicata tornando su alcune delle cose dette sabato dal presidente del Consiglio ad una platea di imprenditori. E tuttavia, prima di seguire Berlusconi lungo l´abituale suo itinerario di aggressioni e vanterie, bisogna sottolineare la novità rappresentata dai tre fatti gravissimi narrati da Scalfari, rivelatori non tanto di una inammissibile doppiezza, ma di un sistematico mentire al presidente della Repubblica, che configura un caso clamoroso di slealtà costituzionale. Mentre Giorgio Napolitano si adopera per creare un clima propizio per una riforma rispettosa della Costituzione, Silvio Berlusconi tiene comportamenti pubblici e privati che mettono in discussione la funzione esercitata dal presidente e gli lancia una sfida che può sfociare in un gravissimo conflitto al vertice delle istituzioni. A Parma il presidente del Consiglio si è descritto come prigioniero di lacci e …

"Fenomenologia dell'elettore scettico", di Ilvo Diamanti

ALLE regionali 15 milioni di elettori non hanno votato. È l’astensione più elevata del dopoguerra, considerando tutte le elezioni di rilievo nazionale dal ’46 ad oggi (referendum esclusi). Ma il fenomeno ha subito una accelerazione significativa nella seconda Repubblica. Se consideriamo le 13 regioni dove si è votato due settimane fa, la partecipazione è scesa dall’87% nel 1994 all’81% nel 2008 – alle elezioni politiche (3 punti in meno rispetto al 2006). Dal 75% nel 1994 al 70 % nel 2009 – alle europee (5 punti in meno rispetto al 2004). Infine, dall’82% nel 1995 al 64% del 2010 alle regionali (8 punti in meno rispetto al 2005). Insomma, a seconda delle elezioni, tra 2 e oltre 3 (anzi, quasi 4) persone su 10, ormai, non votano. E il dato si allarga nelle elezioni amministrative dei comuni oltre 15 mila abitanti, dove, in caso di ballottaggio, tra il primo e il secondo turno la percentuale di votanti scende ulteriormente. Da ciò la tentazione di evocare un “partito dell’astensione”, considerando il non-voto come un voto. Il …

"Attacco frontale al Colle. Riforme ad alta tensione", di Marcella Ciarnelli

La tensione, avvertita ma latente, tra il Quirinale e Palazzo Chigi, finora rivelata in modo strumentale essenzialmente nei resoconti governativi, sta venendo fuori. E dal Colle trapela l’irritazione per quella che viene considerata, con preoccupazione, una falsa partenza della tanto decantata stagione della tregua e delle riforme. Il presidente del Consiglio, incassati i risultati delle regionali, più volte ha dichiarato il suo impegno ad usare i prossimi tre anni, liberi da consultazioni nazionali, per approvare un pacchetto di riforme. Al premier interessa innanzitutto quella della giustizia, per i noti motivi, e, subito dopo, quella per aumentare i poteri del ruolo che ha in testa di andare a ricoprire finita l’attuale esperienza possibilmente investito direttamente dal popolo. Premierato, presidenzialismo. E’ tale l’ambizione da portarlo a contrapporsi ai precisi paletti che il presidente della Repubblica, anche in questi giorni, ha voluto mettere proprio a proposito delle priorità in tema di riforme. Napolitano a Verona ha invitato in modo esplicito ad applicarsi alle materie su cui il lavoro è già avviato, il compimento del federalismo innanzitutto, per cercare …

"La controriforma del lavoro non è stata promulgata dal Presidente della Repubblica", di Valerio Speziale

Il Presidente Napolitano ha rinviato alle Camere la legge di riforma del lavoro approvata il 3.03.2010. Una normativa che, ad una prima analisi, presenta due caratteri fondamentali. Il Presidente Napolitano ha rinviato alle Camere la legge di riforma del lavoro approvata il 3.03.2010. Una normativa che, ad una prima analisi, presenta due caratteri fondamentali: a) rafforzare la posizione dell’imprenditore e ridurre i diritti dei lavoratori; b) flessibilizzare ulteriormente il rapporto di lavoro senza riformare il diritto sostanziale, ma con “una discutibile linea di intervento legislativo – basato sugli istituti processuali piuttosto e prima che su quelli sostanziali” (sono parole del Presidente). Una legge “ipocrita” dunque. E non è un caso che la CGIL e molti giuristi hanno sottolineato come la riforma, con il riferimento all’arbitrato equitativo, intendesse depotenziare l’art. 18 dello statuto dei lavoratori, costringendo alcuni sindacati ed il governo ad intervenire per escludere “l’abrogazione di fatto” della tutela reale. Lo sbilanciamento della nuova normativa a favore dell’impresa è dimostrato, tra l’altro, dalla valorizzazione della autonomia individuale, che a volte è messa in concorrenza con …

"L'ultima sfida del Cavaliere al Quirinale", di Eugenio Scalfari

Oggi bisognerebbe parlare delle famose riforme. Ne parlano tutti: la Lega che vuole il federalismo compiuto e si acconcia a farlo marciare insieme al presidenzialismo e alla «grande grande» riforma della giustizia per tenere agganciato Berlusconi; l’opposizione che si dichiara disponibile a leggere le carte del centrodestra per giudicarle nel merito ma intanto pone come pregiudiziale provvedimenti economici a sostegno dei consumi e dei redditi più bassi; il ministro dell’Economia che preannuncia entro tre anni la «madre delle riforme», quella del fisco «dalle persone alle cose»; il presidente del Consiglio che, tra tutte, rilancia il presidenzialismo nelle sue varie versioni possibili e in particolare quella francese ma senza modificare la legge elettorale vigente in Italia. Infine ne ha parlato Giorgio Napolitano in varie recenti occasioni, l’ultima delle quali venerdì scorso da Verona. Che cosa ha detto Napolitano? Ha detto che è necessario modernizzare lo Stato, che il federalismo è la prospettiva concreta per iniziare questo percorso, che esso deve essere concepito come uno strumento di autonomia delle istituzioni locali e deve servire a rafforzare l’unità …

Le nostre riforme

È arrivato il tempo delle riforme. Un ritornello che periodicamente torna sulla bocca di Berlusconi: a volte per distrarre l’attenzione dai problemi seri che colpiscono l’Italia, a volte per risolvere i numerosi conflitti personali e garantire maggiore solidità al suo governo. Mai, però, per il bene del Paese. Allora rifomiamo l’Italia! Sì ma come? Tra litigi di potere e rese dei conti post-elezioni, il governo ha deciso che la prima riforma sarà quella del presidenzialismo. A fare da motore della riforma subito la Lega ha avanzato pretese senza sapere bene, oltre al federalismo di facciata, verso quale strada indirizzare i cambiamenti. Ma la mossa a sorpresa è stata quella di cercare anche la disponibilità del Pd: un vero paradosso visto che la posizione dei democratici su quali riforme possano essere essenziali sono note fin dall’Assemblea del 2009 con cui Pier Luigi Bersani è stato eletto segretario e le ha ribadite lunedì sera ad Otto e mezzo, su La7. Per il leader del Pd, “non è Berlusconi a dover misurare la nostra disponibilità. Siamo noi che …