Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Stavolta Grillo ha perso la battaglia politica che stava vincendo", di Stefano Folli

Nell’osservare le immagini del corteo di Roma e dei militanti Cinque Stelle che si mostrano tanto aggressivi quanto disorientati, risulta abbastanza chiaro un punto: Beppe Grillo ha finito per perdere una battaglia politica che fino a poche ore prima stava vincendo. In fondo se ne rende conto egli stesso e se ne preoccupa, essendo molto più perspicace di certi suoi “fan”. L’obiettivo di Grillo era strategico e consisteva nel destabilizzare in prima battuta il Partito democratico e a seguire l’intero assetto partitico. Con parecchio acume il leader dei Cinque Stelle aveva compreso che il vero terreno di scontro, in questa fase, non era il governo né il funzionamento del Parlamento, bensì l’elezione del presidente della Repubblica. Perché la necessità di scegliere e decidere nel giro di pochi giorni, forse di poche ore, metteva alle corde un sistema anchilosato e disabituato alle sfide dentro-o-fuori. Così Grillo si è giocato la sua partita con abilità, mettendo in campo il nome di un giurista stimato e di alto profilo quale Stefano Rodotà, con un rilevante passato politico nella …

"I limiti dell'emergenza", di Ezio Mauro

Una cornice drammatica più che solenne ha accompagnato ieri il giuramento di fedeltà alla Costituzione e alla Repubblica di Giorgio Napolitano, appena rieletto capo dello Stato. Il vecchio Presidente si è commosso più volte durante il suo discorso davanti alle Camere riunite in seduta comune. Ma lui stesso ha voluto richiamare il dramma di una politica che 56 giorni dopo il voto non riesce a dar forma alle istituzioni democratiche e dopo cinque votazioni nulle, «in un clima sempre più teso», deve richiamare in servizio il capo dello Stato uscente, con uno strappo alla prassi costituzionale pienamente legittimo «ma eccezionale»: giustificato solo dal rischio di un avvitamento del sistema nel vuoto di un Parlamento indeciso a tutto. Napolitano vede dunque la sua rielezione come la scelta estrema di un mondo politico prigioniero dell’impotenza, incapace di autonomia nelle sue scelte, protagonista davanti ad un Paese disincantato di uno spettacolo inconcludente. Ma qui il Presidente sceglie di dare al suo secondo mandato un tono di denuncia esplicita, con un atto d’accusa preciso ai partiti, ai loro dirigenti, …

"Basta formule e chiacchiere è l'ora di tornare alla realtà", di Giorgio Napolitano

Ecco i brani-chiave del discorso di insediamento del presidente alle Camere. GRATITUDINE PER LA RIELEZIONE «Lasciatemi innanzitutto esprimere — insieme con un omaggio che in me viene da molto lontano alle istituzioni che voi rappresentate — la gratitudine che vi debbo per avermi con così largo suffragio eletto Presidente della Repubblica. E’ un segno di rinnovata fiducia che raccolgo comprendendone il senso, anche se sottopone a seria prova le mie forze: e apprezzo in modo particolare che mi sia venuto da tante e tanti nuovi eletti in Parlamento, che appartengono a una generazione così distante, e non solo anagraficamente, dalla mia. E l’affetto e la fiducia dei cittadini che ho visto in questi ani crescere verso di me e verso l’istituzione che rappresento». NON PREVEDEVO DI TORNARE IN QUEST’AULA «Avevo già nello scorso dicembre pubblicamente dichiarato di condividere l’autorevole convinzione che la non rielezione, al termine del settennato, è “l’alternativa che meglio si conforma al nostro modello costituzionale di Presidente della Repubblica”. Avevo egualmente messo l’accento sull’esigenza di dare un segno di normalità e continuità …

"Napolitano: il governo subito", di Simone Collini

Alle consultazioni al Quirinale, insieme ai capigruppo Roberto Speranza e Luigi Zanda, dovrebbe andare Enrico Letta. E però Pier Luigi Bersani potrebbe cedere alle pressioni, che in queste ore gli stanno arrivando da più parti, a restare alla guida del partito in questa fase di transizione verso il congresso. Due fatti in contraddizione? No, se valutati alla luce di quel che sta succedendo nel Pd. La rielezione di Giorgio Napolitano ha fatto uscire dall’impasse venuta alla luce con il naufragio delle candidature al Colle di Franco Marini e di Romano Prodi. Ma le difficoltà per i democratici non sono finite, anzi, e allora è meglio non aprire altri fronti e rischiare ulteriori lacerazioni. Le dimissioni di Bersani formalmente non sono operative (al quartier generale del Pd spiegano che vanno rassegnate di fronte a un organismo politico come la Direzione e non è sufficiente l’annuncio ai Grandi elettori) ma già si è innescata nel partito una discussione sul tipo di guida da dare in questa fase che precede il congresso. GABINETTO DI CRISI La reggenza ipotizzata …

"Una crisi dei partiti lunga vent’anni", di Carlo Buttaroni

La crisi politica è profondissima. Non riguarda solo il Pd, ma l’intero sistema dei partiti. E non nasce nelle ultime settimane. Basta scorrere i risultati elettorali degli ultimi vent’anni per rendersi conto di uno scenario che ha proposto dissolvenze più che evoluzioni, senza trovare mai una configurazione definitiva, incapace di andare oltre le contingenze elettorali e misurarsi con le sfide vere del Paese. Oggi il Partito democratico è impantanato in una crisi che riaccende antiche contraddizioni. Ma sei mesi fa in crisi era il Pdl. Una crisi d’identità, di politiche e di leadership, altrettanto profonda, tanto che lo stesso Berlusconi sembrava intenzionato a lasciare il partito per dar vita a una nuova «Forza Italia». La crisi del centrodestra, fino a prima delle elezioni si è riflessa nella vicenda delle primarie annunciate, rinviate e annullate, nella diaspora di una parte importante dei suoi gruppi dirigenti, nella sofferta ricerca di una nuova leadership, che ha trovato una soluzione approssimativa nel compromesso di una coalizione con più candidati alla presidenza del Consiglio. Pochi mesi prima delle elezioni, tutti …

"Solo lui può riparare il motore imballato", di Eugenio Scalfari

Ieri, alle ore 15, Giorgio Napolitano ha accettato d’essere rieletto alla carica di Presidente della Repubblica dopo aver ricevuto pressanti inviti da parte di tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento, Lega inclusa sia pure con qualche riserva e Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia (La Russa) esclusi. I grillini hanno continuato a votare Rodotà rafforzato dal partito di Vendola. Alle ore 18 Napolitano è stato rieletto con 738 voti. Questa è la cronaca telegrafica dei fatti già universalmente noti. Tra quanti hanno tirato un respiro di sollievo alla rielezione di Napolitano ci sono anch’io. Conosco infatti bene le ragioni che fino a ieri avevano motivato il suo fermo rifiuto alla proposta di accettare il reincarico per tutto il tempo necessario per sbloccare una situazione pericolosa di stallo della democrazia. Il Presidente quelle ragioni me le aveva spiegate in un colloquio avvenuto due settimane fa, del quale detti allora conto su questo giornale. Al di là del gravoso fardello degli animi e della fatica fisica che quel ruolo richiede, altre ce n’erano a spiegare la …

Napolitano, «grande arbitro» della politica e delle istituzioni, di Dino Pesole

Garante della stabilità delle istituzioni e dell’unità nazionale, arbitro super partes pronto a richiamare le forze politiche al rispetto delle regole e a un confronto finalmente più civile. Giorgio Napolitano sta per lasciare il Quirinale, e il bilancio dei suoi sette anni è in buona parte nell’unanime riconoscimento che gli viene tributato dalle forze politiche, anche da quelle che sette anni fa non lo votarono, e soprattutto dagli indici di popolarità raggiunti. Quanto a livello di fiducia, stando al sondaggio condotto dall’Ipsos, Napolitano raggiunge l’84% tra giudizi positivi e sufficienti. Attestati tutt’altro che formali, poiché dopo il settennato di Carlo Azeglio Ciampi, quello di Napolitano ha contribuito in modo determinante ad affermare la centralità e il prestigio del Colle più alto. Non era affatto scontato che finisse così, date le premesse. Altissima conflittualità politica, la più grave crisi economica dal secondo dopoguerra, l’ampliarsi delle diseguaglianze e del divario tra Nord e Sud del Paese, l’allarmante aumento della disoccupazione soprattutto giovanile. Napolitano ha cercato di far leva, come in occasione delle celebrazioni per i 150 anni …