"Che tristezza rivedere De Falco e Schettino", di Francesco Merlo
Sembravano De Falco e Schettino e si è capito subito che l’ammiraglio Di Paola, se avesse potuto, avrebbe passato Terzi per le armi, seduta stante, nell’aula stessa di Montecitorio, come un Tersite nel campo degli Achei. CON gli occhialini sul naso e palesemente a disagio nel suo abito borghese e politico, indossato come una divisa, il tesissimo ammiraglio ha elegantemente dato del codardo a Terzi che, con la voce stentorea ed eccitata, si era invece finto soldato e aveva vestito di eroismo la furbizia all’italiana: «Non posso più far parte di questo governo …». E Di Paola: «Non si abbandona la nave in difficoltà». Come De Falco appunto. Ma senza il turpiloquio e senza lo sbraitare dei sergenti. Seduti vicini nel banco del governo, Di Paola e Terzi erano un De Falco e uno Schettino finalmente a confronto e allo scontro sui legni solenni di Montecitorio che ieri naufragava come la Concordia. Per capire questa coppia eterna del comando italiano bisognava dunque guardare Di Paola mentre Terzi parlava, e poi viceversa guardare Terzi mentre parlava …
