Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Che tristezza rivedere De Falco e Schettino", di Francesco Merlo

Sembravano De Falco e Schettino e si è capito subito che l’ammiraglio Di Paola, se avesse potuto, avrebbe passato Terzi per le armi, seduta stante, nell’aula stessa di Montecitorio, come un Tersite nel campo degli Achei. CON gli occhialini sul naso e palesemente a disagio nel suo abito borghese e politico, indossato come una divisa, il tesissimo ammiraglio ha elegantemente dato del codardo a Terzi che, con la voce stentorea ed eccitata, si era invece finto soldato e aveva vestito di eroismo la furbizia all’italiana: «Non posso più far parte di questo governo …». E Di Paola: «Non si abbandona la nave in difficoltà». Come De Falco appunto. Ma senza il turpiloquio e senza lo sbraitare dei sergenti. Seduti vicini nel banco del governo, Di Paola e Terzi erano un De Falco e uno Schettino finalmente a confronto e allo scontro sui legni solenni di Montecitorio che ieri naufragava come la Concordia. Per capire questa coppia eterna del comando italiano bisognava dunque guardare Di Paola mentre Terzi parlava, e poi viceversa guardare Terzi mentre parlava …

Marò, Pistelli: "L'8 settembre del governo tecnico"

L’8 settembre del governo tecnico”, così Lapo Pistelli, deputato democratico e responsabile Esteri del Pd, intervenuto in Aula a Montecitorio, ha commentato l’annuncio delle dimissioni del ministro degli Esteri Giulio Terzi, dato in Aula alla Camera durante l’informativa sulla vicenda dei marò. Il ministro degli Esteri, poco prima, aveva affermato di fronte ai deputati, in dissenso col governo: “Mi dimetto perché per 40 anni ho ritenuto e ritengo oggi in maniera ancora più forte che vada salvaguardata l’onorabilità’ del Paese, delle forze armate e della diplomazia italiana. Mi dimetto perché solidale con i nostri due marò e con le loro famiglie. “Pensavamo di aver visto tutto in quest’Aula m ci sbagliavamo. Chiudiamo questa pagina senza rimpianti”, ha detto Pistelli. Per il deputato democratico i due marò sono caduti nelle maglie di “regole maldestre frutto del precedente governo” la cui modifica dovrà essere “un imperativo” per il prossimo governo. Dovranno essere cambiate e rese più chiare le regole per la presenza di militari italiani a bordo delle navi mercantili per difenderle dagli attacchi dei pirati lungo …

"Quanto costa un non governo", di Angelo De Mattia

«La ripresa, pur moderata, prevista per la parte finale dell’anno è minacciata dall’imprevedibilità del quadro politico interno e dal riemergere di turbolenze finanziarie nell’area dell’euro che potrebbero incidere sulla fiducia degli operatori e sull’attività di investimento»: lo ha detto Fabio Panetta, vicedirettore generale della Banca d’Italia. Parole pronunciate sabato scorso a Perugia durante un intervento su «Banche, finanza, crescita». Le turbolenze evidentemente si riferiscono alla situazione che si è determinata con il primo piano di risoluzione della crisi finanziaria di Cipro rivisto con le nuove decisioni che, se fugano un immediato effetto-domino attraverso il panico che si potrebbe causare incidendo con un prelievo forzoso sui depositi bancari, anche quelli minori, tuttavia avranno bisogno di misure applicative e chia- rimenti ulteriori, sicché non si possono considerare del tutto superate le preoccupazioni di una estensione del «focolaio» sia pure assai circoscritto. L’imprevedibilità del quadro politico, alla quale Panetta si riferisce, è evidente in queste ore nelle quali Pierluigi Bersani si sta apprezzabilmente sforzando, tra non poche difficoltà, di condurre in porto un tentativo che darebbe all’Italia finalmente …

"I sindacati: è un dramma, serve un governo subito", di Antonello Masci

C’è una richiesta che accomuna tutte le forze sociali ricevute ieri dal presidente del Consiglio incaricato, Pierluigi Bersani, ed è che il governo si faccia «ad ogni costo»: perché è urgente, perché la situazione è tragica e perché – come aveva detto l’altro giorno il leader di Confindustria Giorgio Squinzi – «l’ossigeno sta per finire». E comunque, con il pomeriggio di ieri Bersani ha concluso la consultazione a tappeto di tutte le forze della società civile e del lavoro, che vuol dire il mondo delle imprese e quello sindacale, ma anche le organizzazione ambientaliste e della cultura, ma anche le organizzazioni giovanili nonché personalità di alto prestigio nell’impegno sociale, come don Luigi Ciotti. E se il mondo produttivo e del lavoro ha sollecitato un rapido varo dell’esecutivo, anche nel merito delle richieste ha saputo indicare delle priorità comuni e ricorrenti. Per esempio tutti hanno indicato l’urgenza di saldare i debiti delle amministrazioni pubbliche ma anche il taglio dei costi della politica. Su quest’ultimo punto il segretario della Uil, Luigi Angeletti, ha ricordato una ricerca prodotta …

«Partiamo dall’economia reale. La mia proposta aperta a tutti», di Simone Collini

A insistere sul punto, mentre nella Sala del Cavaliere c’è Giorgio Squinzi, è Enrico Letta: «Un governo Pd-Pdl sarebbe paralizzante». Il presidente di Confindustria ha appena consegnato a Pier Luigi Bersani il grido d’allarme delle imprese, spiegato a segretario e vice del Pd che serve in tempi rapidi «un governo stabile» e in grado di affrontare «in via prioritaria i temi dell’economia reale». Né l’una né l’altra cosa, è la risposta, sarebbero possibili attraverso le larghe intese. Anche nella versione per così dire minima rappresentata dal governo tecnico, insiste Letta, diversi provvedimenti sono stati accantonati, abbassati di livello, disconosciuti. Bersani non ha bisogno di ribadirlo. Da questi due giorni di consultazioni con le parti sociali ha avuto la conferma che serve un governo che abbia «come cifra l’economia reale», dopo i disastri provocati dalle politiche neoliberiste e questo anno e mezzo in cui hanno pesato le posizioni del centrodestra. «La strada è stretta ma è la più sensata, ancorché stretta», ribadisce Bersani chiudendo a ogni ipotesi di governo Pd-Pdl. «Tutte le altre strade mi sembrano …

"La buona politica della Costituzione", di Salvatore Settis

Non sfugga un confronto, questo: nell’Agenda Monti, programma elettorale di un presidente del Consiglio in carica, la parola “Costituzione” non c’è mai. Viceversa, nel suo discorso di insediamento come presidente della Camera, Laura Boldrini ha insistito sui «valori della Costituzione repubblicana» e sulla dignità delle istituzioni della Repubblica, ricordando con parole vibranti che «in quest’aula sono stati scritti i diritti universali della nostra Costituzione, la più bella del mondo». Analogamente, il presidente del Senato Piero Grasso ha esordito richiamando due volte la Costituente e «quella che ancora oggi è considerata una delle Carte costituzionali più belle e più moderne del mondo». Il silenzio di Monti è coerente con l’ordine dei valori prevalso nella scorsa legislatura (compresa la sua fase “tecnica”): il “volere dei mercati” al culmine, la Costituzione sospesa, in attesa di tempi migliori. Basta questa differenza a misurare le straordinarie potenzialità di una nuova stagione politica, in cui l’impersonale, anti-politico anzi anti-democratico diktat dei mercati deve fare i conti con l’orizzonte dei diritti civili disegnato dalla Costituzione: sovranità popolare, diritto al lavoro, alla salute, …

"L’ultima impasse dei 5Stelle la base si spezza a metà sul sostegno al governo Pd", di Ilvo Diamanti

Pier Luigi Bersani prosegue nelle consultazioni. Per verificare, come ha chiesto il Presidente Napolitano, se vi siano le condizioni per un governo che disponga di una maggioranza effettiva. E stabile. Non è una “missione impossibi-le”, ha avvertito il segretario del Pd. Ma sicuramente molto improbabile. Soprattutto se Bersani mira a un’intesa fra il centrosinistra e il M5S, come ha fatto intendere fin qui. Perchè i margini, in tal senso, sono davvero stretti. O meglio: non ci sono. Beppe Grillo l’ha ribadito anche ieri. E l’altro ieri. Ma lo farà, sicuramente, anche oggi — e domani. Perché Grillo non parla — solo e tanto — agli altri. Ma anzitutto ai suoi. Ha bisogno di tenerli uniti. Fino a quando, almeno, le consultazioni di Bersani si saranno concluse. Senza il sostegno del M5S. Se un gruppo di parlamentari del suo gruppo votasse la fiducia — com’è avvenuto in occasione dell’elezione di Piero Grasso alla carica di Presidente del Senato — non sarebbe un problema. Si tratterebbe di un “tradimento”. Allungherebbe ombre sul futuro del nuovo — eventuale …