Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Il Paese stordito e la resistenza del Cavaliere", di Michele Prospero

Il quadro che esce dal voto è a tinte fosche. Sembrano scomparire, oggi ma forse anche n el futuro prossimo, le risorse civiche indispensabili per affrontare le grandi emergenze storiche. Con il 30 per cento dei voti al Senato e con il 27 per cento alla Camera, Berlusconi appare come il Cavaliere dell’ingovernabilità. Fa ovunque il pieno dei consensi rimasti fedeli alla destra e approfitta in qualche modo del successo dell’antipolitica di Grillo per imporre una drammatica cura dimagrante alla sinistra. È cresciuta in fretta un’onda anomala imprevedibile nelle sue dimensioni che vede un Paese (ancora?) europeo dividersi tristemente tra chi aspetta il postino con l’assegno dell’Imu e chi attende i mille euro al mese come suo agognato reddito di cittadinanza. Dopo il tecnico è tornato il comico e promette sfaceli per la tenuta della democrazia parlamentare. Tutti hanno dimenticato in gran fretta le colpe della destra per il disastro del Paese e hanno cancellato d’incanto le indelebili responsabilità del Cavaliere nella catastrofe economica. L’immagine simbolo di questa campagna elettorale rimane quella di Berlusconi che …

"Dopo lo tsunami", di Massimo Giannini

Lo tsunami è arrivato. E come promesso dal tour che l’aveva preceduto nelle piazze, è stato devastante. L’onda anomala e gigantesca di Beppe Grillo si abbatte sul sistema politico italiano, e lo stravolge per sempre. Il “non-partito” Cinque Stelle è il primo partito del Paese. La metamorfosi è compiuta. Il comico genovese diventa un leader vero, che esce dalla rete della Wiki-politica ed entra a pieno titolo nel circuito delle istituzioni. Il voto del 24-25 febbraio diventa un gigantesco Vaffa-Day. La tempesta grillina seppellisce definitivamente la Prima e la Seconda Repubblica, e uccide sul nascere la Terza. Tra le macerie restano un Parlamento difficilmente governabile e un corpo elettorale altamente infiammabile. La sinistra assapora il retrogusto assai amaro di una vittoria quasi simbolica: grazie a una manciata di voti: può lucrare l’alto premio di maggioranza garantito dal Porcellum alla Camera, ma non può avere l’autosufficienza dei seggi al Senato, neanche con l’inutile stampella di Monti. Al fondo, hanno prevalso i populismi. Le forze che hanno investito sulla rabbia sociale, scaricandola contro l’Europa e le tasse, …

"Grillo è il frutto della cultura berlusconiana degli anni 80", di Maria Zegarelli

Parlare in queste ore con i candidati di centrosinistra vuol dire rassegnarsi a scrivere con parecchi condizionali. E con la certezza che ogni discorso sarà accompagnato da una buona dose di scongiuri. «Se vinceremo», «se il centrosinistra ce la farà anche al Senato»… Miguel Gotor, storico, candidato capolista in Umbria per il Senato, usa con moderazione i «se», tuttavia preferisce soffermarsi su questa lunga fase storico-politica del nostro Paese, più che sulle previsioni sul futuro. Gotor, siamo al tramonto del ventennio berlusconian-leghista o è solo una battuta d’arresto? «Ho fondate speranze che ciò avvenga. Non parlerei però di ventennio sul piano politico perché Berlusconi e la Lega hanno governato per otto degli ultimi dieci anni, mentre negli anni Novanta Berlusconi ha governato per soli sei mesi». Quando è iniziata la trasformazione antropologica della politica? «Parlerei di un trentennio di egemonia culturale berlusconiana,iniziata negli anni Ottanta, e quel processo ce lo porteremo dietro ancora per diverso tempo. Ha cambiato un nostro modo di essere (anche a sinistra) e credo che il risultato di Grillo rientri in …

"La cittadinanza da restituire agli elettori", di Cesare Martinetti

Abbiamo votato mettendo una croce su un simbolo di partito secondo quella legge elettorale costruita dalla destra per santificare se stessa negli anni del berlusconismo trionfante e chiamata dal suo stesso autore (il leghista Calderoli, non dimentichiamolo) «una porcata». Speriamo che sia l’ultima volta. Non abbiamo votato per una persona, non abbiamo potuto scegliere il nostro rappresentante in Parlamento tra altri candidati in base alle proposte di ciascuno e, magari, anche per come pensava di affrontare i problemi della nostra città. Abbiamo dato una delega in astratto. Nelle nuove Camere, nessuno di noi potrà dire quello è il mio deputato, voglio sapere come usa il mio mandato, cosa fa per il mio territorio, che responsabilità si prende. Quella legge che la Consulta ha sanzionato e che il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha instancabilmente invitato il Parlamento a modificare, è simbolicamente il punto di svolta della seconda repubblica. Seppellendo il bipolarismo, ha soffocato anche quell’idea di rinnovamento politico dopo gli anni di tangentopoli. È l’autobiografia di un sistema e di una classe dirigente: autosufficiente e …

"Il populismo in Parlamento", di Nadia Urbinati

La demagogia non si traduce facilmente in rappresentanza parlamentare. Vive di politica diretta e il suo più grande ostacolo è la normalità che segue il voto. Si adatta meglio ad una permanente campagna elettorale perché retta sull’espressività e sull’arte affabulatrice del leader, la ricerca dell’applauso e del contatto diretto con il pubblico. La demagogia si avvale di una retorica spesso aggressiva. E rinasce ogni qual volta la distanza tra chi sta dentro e chi sta fuori i luoghi del potere si allarga fino ad aprire una falla nella quale si fa strada questa forma alternativa di espressione politica, la cui linfa vitale sono emozioni di opposizione, come la rabbia o l’esasperazione. La demagogia prende energia dalla relazione di vicinanza del leader con la folla: egli porta la massa dove vuole e deve farsi portare da essa per meglio eccitarla e averla sua. La demagogia non vive di azione differita, vuole un rapporto fisico diretto, come quello tra Beppe Grillo e le folle che si assembrano ai piedi del suo palco inscenando una drammatizzazione delle vicende …

"Rigore e crescita, i progressisti segnano un punto in Europa" di Roberto Gualtieri

L’Italia non ha futuro fuori dall’Euro e la disciplina di bilancio costituisce un requisito essenziale per la tenuta della moneta unica. Al tempo stesso, come anche le recenti previsioni economiche della Commissione hanno certificato, la linea dell’austerità è fallita determinando un avvitamento recessivo e un crollo degli investimenti che non ha solo pesanti conseguenze economiche e sociali, ma che non consente neanche di conseguire l’obiettivo della riduzione del debito pubblico. La difficile quadratura del cerchio tra disciplina di bilancio e crescita, tra risanamento e investimenti, costituisce insomma il cuore del problema politico ed economico dell’Europa e dell’Italia, e la capacità di offrire credibili soluzioni a questo dilemma dovrebbe costituire il metro per giudicare i programmi dei partiti. Differenziandosi sia dalla acritica difesa del rigore che dai populismi irresponsabili, il Partito democratico e Bersani hanno puntato le loro carte sulla possibilità di correggere la linea di politica economica dell’Ue in senso più favorevole alla crescita e agli investimenti nel quadro del rafforzamento dei meccanismi di disciplina di bilancio dell’eurozona. Pieno rispetto delle regole e dei vincoli …

"Un patto per cambiare il tempo delle donne", di Barbara Stefanelli

Il Parlamento della XVII legislatura accoglierà molte più donne di quante si siano mai viste nella storia della nostra Repubblica. Le proiezioni di questa vigilia parlano di un balzo: dal 20 per cento in uscita fino a un possibile 38-40. È un’occasione straordinaria rispetto alle blande percentuali di crescita alle quali nel frattempo ci eravamo (quasi) rassegnati, un lungo passo avanti per scavalcare quel fossato che ancora tiene l’Italia al di qua di ogni accettabile frontiera di modernità. Alle donne — e agli uomini — che andranno a sedere in quelle due Camere, che decideranno quale uso fare delle risorse nazionali, vogliamo proporre un’agenda condivisa. Non una lettera di reclamo, non «un lamento» come a volte si dice delle donne (non chiedono, si lamentano). Ma il rilancio di un patto — nuovo, profondamente riformatore — in un Paese che sta finalmente studiando le sue mappe per navigare meglio il futuro. Lavoro. Italia 2013: una donna su due non ha ancora un’occupazione retribuita, troppe possono contare solo su impieghi (e guadagni) precari. Favorire il lavoro femminile …