Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"L'amaca", di Michele Serra

Non ci vogliono strumenti di precisione, basta una stadera da mercato ortofrutticolo per scoprire che il peso del malaffare politico pende decisamente verso destra. Il potere forzaleghista lombardo e in specie quello formigoniano, per fare solo un esempio macroscopico, annaspano nelle carte giudiziarie. Eppure dire che la disonestà non è spalmata in modo uniforme sull’intero arco politico è diventata un’impresa impossibile. La vulgata populista ripete che “i politici sono tutti ugua-li”, pialla ogni differenza, ingoia nel suo gorgo di risentimento ogni cifra, ogni analisi, ogni dato della realtà. È, questa genericità ringhiosa, il successo più evidente del nuovo populismo. Poggia su fondamenta antiche: la diffidenza per il potere qualunque sia, l’antistatalismo, l’attribuire a chi fa politica solamente scopi ignobili e ingordigia. È una genericità che, per sua natura, nuoce ai migliori e giova ai peggiori, perché confonde lo sguardo e occulta la realtà. Ha perfettamente ragione Saviano quando dice che la frase “sono tutti uguali” è un’arma micidiale contro gli onesti, e l’alibi più efficace per i disonesti. La Repubblica 14.02.13

"Il patto indecente del Pirellone", di Roberto Rho

Che quello tra Pdl e Lega Nord, sul piano nazionale e ancor più in Lombardia, sia un (altro) matrimonio di convenienza è risultato fin dal principio chiaro a tutti. È perfino esplicito nelle varie occasioni in cui i nuovi dirigenti del Carroccio lo hanno speso come il motivo per cui l’alleanza – indigesta alla base del partito – andava necessariamente rimessa insieme, come il mezzo che giustifica il fine supremo della conquista, con la Lombardia, dell’intero fronte del Nord. Ma ciò che questa campagna elettorale ha progressivamente dispiegato è qualcosa di più e di peggio: quella tra la Lega e il Pdl, tra Maroni e Formigoni, cioè il “pezzo” del Pdl che in Lombardia ha governato per oltre tre lustri, è più di un’alleanza elettorale: è un patto indecente. Che, se mai fosse suggellato dai risultati elettorali, garantirebbe la sopravvivenza di entrambi. Della leadership tremebonda, e ora anche sfregiata dall’inchiesta sui vertici di Finmeccanica, di Maroni, che nella partita lombarda si gioca tutto: il futuro della Lega – se perde in Lombardia destinata a un …

"Lega, Orsi, missili, fregate. Maroni dottor Stranamore trema, Bossi gode", di Francesco Lo Sardo

Bossi le navi militari. Maroni gli aerei da guerra. «Non c’è coinvolgimento mio né della Lega – tuona il nuovo capo leghista finito sulla graticola del “caso” Orsi – sono insinuazioni che chi ha fatto pagherà caro». Resta il fatto che l’insospettabile passione marinara del Senatùr portò l’ex autista e cassiere bossiano Francesco Belsito, in quota Lega, dal cda fino alla carica di vicepresidente di Fincantieri, colosso della cantieristica che con Finmeccanica progetta, realizza e vende fregate e simili. Mentre l’amicizia con Maroni avrebbe pesato molto nell’ultimo tratto di scalata di Giuseppe Orsi – il presidente di Finmeccanica arrestato martedì – da ex ad dell’Augusta Westland col cuore a Varese e poi di Finmeccanica fino al vertice del colosso italiano che produce armi, aerei, elicotteri e satelliti. è del 1 dicembre 2011, data della nomina a presidente pochi giorni dopo la nascita del governo Monti, l’intercettazione in cui Orsi ringrazia Bobo: « (…) se non c’è Maroni a fare l’ultimo miglio, col cavolo che io qua c’ero». Quel giorno «il cda ha deciso di togliermi …

Bersani: "azzoppando il Sud non si governa", di Simone Collini

Vincere, anche per ricominciare a parlare di Mezzogiorno dopo che Berlusconi e Lega l’hanno cancellato dall’agenda politica. Dopo la Lombardia, Bersani fa tappa nell’altra regione chiave per ottenere la maggioranza al Senato, la Sicilia. Il 61 a 0 a favore del centrodestra è ormai un ricordo lontano, soprattutto dopo il successo di Crocetta alle regionali dello scorso ottobre, ma il centrosinistra non può certo star tranquillo e l’appello al voto utile qui è d’obbligo. Non a caso, muovendosi tra Priolo, Catania e Messina, Bersani attacca Berlusconi non solo per il modo «malato» in cui vede le donne, ma per aver teorizzato insieme alla Lega, in tutti gli anni in cui è stato al governo, che una separazione del Paese tra Nord e Sud facesse bene alla nostra economia. «La Sicilia e il Mezzogiorno sono da dieci anni fuori dal dibattito politico», denuncia il leader del Pd parlando in un’affollata sala del complesso fieristico “Le ciminiere”. «Io ovunque vada, sia al Sud che al Nord, dico sempre questa cosa che siamo un’Italia sola. Questo è l’oggetto …

" Il Celeste al capolinea", di Gad Lerner

Giustizia a orologeria? Macché, Formigoni s’è dato la zappa sui piedi da solo. Giunge a due settimane dal voto lombardo la richiesta di rinvio a giudizio in quanto “promotore e organizzatore” di un’associazione a delinquere. Ma solo perché da oltre un anno il Celeste inventa una scusa dopo l’altra per evitare di presentarsi davanti agli inquirenti a spiegare quel lucrare potere e denaro dal suo incarico pubblico. Voleva assicurarsi l’immunità parlamentare, e difatti lo troviamo candidato nella lista Pdl al Senato, degno numero due subito dietro al pluri-imputato Berlusconi. Così, a furia di temporeggiare, si ritrova cucito addosso nel momento peggiore il capo d’imputazione che sintetizza plasticamente la natura del suo malgoverno, peraltro già ben nota ai cittadini: drenaggio di risorse pubbliche elargite con discrezionalità a favore di strutture sanitarie private, utilizzando delibere regionali scritte da funzionari sleali sotto dettatura dei suoi amici consulenti, che appartengono alla medesima consorteria. Questi ultimi, Daccò e Simone, intascavano decine di milioni dalle strutture beneficiate; e li adoperavano per finanziare l’attività politica del gruppo di Formigoni, oltre che per …

Bersani prepara il rush finale: «La sfida è tra noi e la destra» , di Simone Collini

Domenica a Milano con Nichi Vendola e Bruno Tabacci, la prossima settimana a Palermo insieme a Matteo Renzi e Rosario Crocetta. E poi il passaggio in Campania domani e in Puglia sabato, perché se Lombardia e Sicilia saranno decisive per la conquista del Senato anche in queste altre due regioni non si può abbassare la guardia. Pier Luigi Bersani va al rush finale della campagna elettorale chiamando alla mobilitazione militanti, simpatizzanti ma anche i sindaci del Pd, e soprattutto lanciando questo messaggio: «In Italia abbiamo avuto destre stataliste, populiste, demagogiche, qualche volta autoritarie, ma mai liberali. Io intendo fare una rivoluzione liberale. Un po’ l’ho fatta – dice ricordando i provvedimenti adottati da ministro su mutui, energia, treni, assicurazioni – e ora intendo riprenderla». Bersani sa che la partita è sul filo di lana, che il vero avversario, Silvio Berlusconi, non ha chance di vittoria e che però a rischiare di mandare tutto all’aria è la presenza degli altri protagonisti in campo. Come Mario Monti, che pur sapendo quale intreccio ci sia tra regionali e …

"Più parlamentari ma poche alla guida", di Valeria Fedeli

Grazie soprattutto alle scelte del Pd, che avrà il 40% di donne tra i parlamentari eletti, il prossimo Parlamento sarà rosa al 30%, il 10% in più che nella legislatura che sta terminando. Indubbiamente un risultato positivo, ma solo un dato di partenza. La crescita di pr senza femminile alla Camera e al Senato, infatti, non deriva da una generale consapevolezza dell’importanza del ruolo delle donne per il benessere economico e sociale del Paese. Basta guardare alle liste per cogliere immediatamente che a fronte del Pd che, come detto, con il 40% di elette porterà in parlamento almeno 154 donne, gli altri partiti hanno percentuali e valori assoluti decisamente più limitati, talvolta risibili, come l’Udc che ha solo 2 donne eleggibili, o Rivoluzione civile che ne ha soltanto 4. I dati che ricorda Di Vico, e con lui sondaggisti e ricercatori, dicono inoltre che quando si tratta di eleggere con la preferenza le donne sono ancor più marginalizzate, anche perché non si è costruita in Italia una valorizzazione positiva e una abitudine affinché le donne …