Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

La Carica delle Élite Femminili ma l'Agenda Donna non scalda, di Dario di Vico

Nei Paesi scandinavi grazie a un welfare inclusivo molte donne sono state elette in Parlamento. In Italia finirà che seguiremo il percorso inverso: circa 285 donne saranno elette in Parlamento il prossimo 25 febbraio e dalla loro spinta forse potrà nascere un welfare più inclusivo. Sa di paradosso ma le cose stanno proprio così e non vale la pena fare gli schizzinosi. Le vie della modernità non sono rettilinee. Il dato certo è che siamo alla vigilia di una novità se non storica, quasi: tutte le stime sugli eletti ci dicono che avremo un Parlamento rosa almeno per il 30%. Nella passata legislatura eravamo rimasti a quota 193, il 20,33%. Il Pd, il partito che più ha aperto le liste al femminile, sostiene che il 40% delle candidate è in posizione eleggibile e quindi dovrebbe portare in Parlamento almeno 154 donne. Grillo ne dovrebbe eleggere 40, il Pdl attorno a quota 38, Scelta civica 17, Vendola 24, la Lega 6, Ingroia 4 e l’Udc 2. Ma — e la domanda è politicamente scorretta — la …

Bersani: Con noi si cambia. Basta promesse da chi ha fallito, di Simone Collini

«Serve un programma di ricostruzione, non battute propagandistiche. Quelle non ce le possiamo più permettere». Pier Luigi Bersani va al rush finale di questa campagna elettorale chiamando alla mobilitazione il popolo delle primarie («È la nostra arma atomica») e illustrando le misure che intende realizzare in caso di vittoria. Ci sono però anche un paio di messaggi chiari che il candidato premier del centrosinistra lancia all’indirizzo degli «inseguitori». Il primo, a uso e consumo di Silvio Berlusconi: «Non permetterò a chi ha fallito, a chi ha portato l’Italia sul ciglio del burrone di fare impunemente altre promesse». Il secondo, per Mario Monti, che dopo l’uscita sul Montepaschi ha datato la nascita del Pd al 1921: «Una battuta da Berlusconi con il loden. Monti non dimentichi dov’è il pericolo, se la prenda con il problema, non con l’unica possibile soluzione. Chi pensa in prospettiva di non escludere una possibilità di collaborazione oggi deve fare attenzione, perché alcune uscite possono rendere tutto molto difficile». Si sorprende se in campagna elettorale si fanno promesse e si attacca l’avversario …

Ripartire dall'articolo 9 della Costituzione, di Matteo Orfini

Caro direttore, «la cultura non è al centro della campagna elettorale» è il lamento che in questi giorni si leva sempre più spesso. Una considerazione più che fondata, che purtroppo non riguarda solo la politica: quanto abbiamo dovuto aspettare perché il sistema dell’informazione si accorgesse della tragedia di Sibari? Per questo, la proposta-appello lanciata da Roberto Esposito e Ernesto Galli della Loggia per l’istituzione di un ministero della Cultura, in luogo dell’attuale ministero dei Beni culturali, va salutata con favore, se può servire a smuovere l’opinione pubblica. Certo, il problema non può essere ridotto a mera questione nominalistica: Esposito e Galli della Loggia osservano giustamente che l’Italia attraversa una crisi che è, nel profondo, una crisi culturale, e che c’è bisogno di ridefinire «un’idea di Paese». Questo però è un problema che investe la politica nel suo complesso, e da cui il Pd si sente investito in tutte le sue articolazioni. Ci vuol più di un ministero (e di un ministro, attualmente vacante), ci vuole un governo che ne sia consapevole, ed è il governo …

Caro Prof, al lavoro non servono altri contratti flessibili, di Luigi Mariucci

Il documento su «Politiche di lavoro e welfare» presentato ieri da Monti merita una attenta analisi critica. Alcune parti hanno un carattere essenzialmente celebrativo della attività svolta dal governo tecnico e sono prive di ogni pur doverosa riflessione autocritica, ad esempio in materia di effetti imprevisti della riforma delle pensioni (leggasi esodati). In altre parti si apre qualche spiraglio nella impostazione autoelogiativa: così rispetto alla legge Fornero sul mercato del lavoro che viene ampiamente lodata, salvo l’accenno ad alcune criticità da riconsiderare, celate dietro il termine pudico di «monitoraggio». In tema tuttavia non si dice la cosa essenziale, cioè che quella riforma, al di là delle buone intenzioni, non ha prodotto alcun effetto positivo sull’occupazione, anzi ha determinato ulteriori problemi in ragione della ridondanza e complessità delle discipline introdotte. Altre parti del documento appaiono invece largamente condivisibili, specie negli enunciati: ad esempio quando si fa riferimento a piani straordinari per l’occupazione giovanile e femminile, si invocano maggiore efficienza della pubblica amministrazione e dei servizi pubblici per l’impiego, si sollecitano nuove politiche europee in materia di …

Se il cavallo del Cavaliere vince la corsa elettorale, di Eugenio Scalfari

C’è una domanda che mi pongo e che propongo ai cittadini che voteranno (e anche a quelli che finora non hanno intenzione di votare o sono ancora indecisi per chi votare): che cosa accadrebbe in Italia se il Partito democratico non vincesse le elezioni? Né alla Camera né al Senato? Finora nessuno ha fatto questa domanda e nessuno ovviamente ha dato una risposta. Bersani ha fatto appello al cosiddetto voto di necessità, ma limitatamente ad alcune Regioni il cui esito elettorale può essere determinante per il Senato. Ma il tema è più generale. Se l’è posto soltanto Alfredo Reichlin in un articolo lo scorso venerdì sull’“Unità”, nel quale si è chiesto che cosa accadrebbe se non ci fosse una visione del bene comune come quella proposta dal Pd. La logica della democrazia parlamentare ci dice che si vota per il meno peggio; votare per il meglio, cioè per il partito con il quale ci si identifica al cento per cento, è pertanto impossibile: ciascuno ha una sua visione del bene comune. Dunque si vota per …

«Stampa e giustizia, cortocircuiti da evitare», di Marzio Breda

Lo scandalo Montepaschi è un nodo della vita pubblica italiana che lo preoccupa molto, perché rischia di avere ricadute gravi sul sistema economico e bancario, e davanti al quale non se l’è proprio sentita di assegnarsi il ruolo dello spettatore silenzioso. Per questo giovedì ha deciso d’intervenire, Giorgio Napolitano, nonostante la campagna elettorale in corso. Per questo si è concesso un replay ieri, a costo di addentrarsi un’altra volta nel minatissimo terreno dei rapporti tra mass-media e magistratura. «Abbiamo spesso degli effetti non positivi, quasi dei cortocircuiti, tra informazione e giustizia», dice, evocando le «ricadute destabilizzanti sul mercato» provocate dalla recente «diffusione di notizie infondate». Concrete «ricadute». Che il presidente della Repubblica, come tutti, ha verificato nei giorni scorsi, quando due giornali hanno annunciato con grande evidenza l’imminente sequestro di un miliardo e 200 milioni euro all’istituto senese. Il risultato lo si è visto su tre fronti: 1) caduta del titolo in borsa; 2) impennata dello spread; 3) destabilizzanti risonanze, anche sul piano politico, su scala internazionale. Solo che lo scoop era inventato, come ha …

La solitudine dell'Articolo 1, di Gustavo Zagrebelsky

Se, per esempio, l’Autore dei Ricordi dal sottosuolo fosse tra noi e riprendesse la parola, troverebbe nel nostro tempo ragioni per convalidare quella che, allora, fu formulata, e generalmente considerata, come la farneticazione d’un visionario: «Allora tutte le azioni umane saranno matematicamente calcolate secondo quelle leggi…oppure, meglio ancora, ci saranno pubblicazioni benemerite, sul genere degli attuali lessici enciclopedici, in cui ogni cosa verrà calcolata e stabilita tanto esattamente, che al mondo non si daranno più azioni né avventure » (ma si finirà nella noia mortale, aggiungeva Dostoevskij).FORSE, l’opera non è ancora conclusa, né tantomeno è conclusa con generale soddisfazione, ma certamente è in corso, come tentativo o, almeno, tendenza. Eppure, quel “fondata sul lavoro” che apre la nostra Costituzione vorrebbe essere il preannuncio di azioni e avventure indipendenti dalle tabelle di logaritmi econometrici. Vorrebbe starne fuori, anzi prima. Fuori dalle immagini letterarie, la questione è formulabile nei semplici termini seguenti. La Costituzione pone il lavoro a fondamento, come principio di ciò che segue e ne dipende: dal lavoro, le politiche economiche; dalle politiche economiche, l’economia. …