Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Quando la politica spettacolo", di Giovanni Valentini

Il boom degli ascolti registrato dall´ultima puntata di “Servizio Pubblico” con Silvio Berlusconi ospite d´onore stabilisce un record assoluto. Un record di ascolti, innanzitutto, per La 7 e più in generale per i talk-show. Ma anche un record per la telepolitica, per quella che si chiama in genere la politica-spettacolo. E di questo, sul piano tecnico e professionale, va dato atto a Michele Santoro. Ma a che cosa è servita, oltre che a fare “audience” e quindi a raccogliere pubblicità, quella trasmissione? Non è servita certamente a fare informazione né tantomeno informazione politica. È servita, appunto, a fare spettacolo: a vantaggio pressoché esclusivo dei due attori principali, interpreti e protagonisti di un “copione” non scritto, ma certamente non improvvisato e neppure tanto originale. Chi non ha mai lavorato nei giornali o nelle tv di Berlusconi, e ha cominciato a segnalare il pericolo della sua concentrazione televisiva quando altri invece erano ancora alle sue dipendenze, può dire con estrema franchezza che questa volta a guadagnarci di più è stato proprio il Cavaliere. Da uomo di spettacolo …

"Se il voto di un lombardo vale più di quello di un umbro", di Francesco Cundari

Da tempo su tutti i giornali si discute dell’importanza del voto in lombardia, che deciderà se il vincitore delle prossime elezioni avrà o no la maggioranza anche in Senato (e potrà quindi, effettivamente, governare). Il motivo, si spiega, è che il premio di maggioranza – cioè quel meccanismo che dovrebbe assicurare alla coalizione che arriva prima un numero di seggi sufficiente a formare, appunto, una maggioranza – al Senato è suddiviso in diciotto diversi premi di maggioranza regionali (Valle D’Aosta e Molise non ne assegnano), ragion per cui non solo non assicura alcunché, ma è anzi da tutti considerato il principale ostacolo alla possibilità che chi arriva primo a livello nazionale possa effettivamente formare una maggioranza anche in Senato. Più che di premio, pertanto, bisognerebbe parlare di punizione. Si tratti di una fatalità o di un disegno preordinato, si potrebbe sostenere che con un simile sistema, di fatto, gli elettori delle Regioni più popolose, e primi tra tutti i lombardi, pesino più degli altri (il fatto che a firmare l’attuale legge elettorale sia stato il …

"L'Europa prova la ricetta americana "Basta austerity", è l'ora dello sviluppo", di Federico Rampini

Il dopo austerity sta cominciando. Dai vertici dell’Unione europea arrivano segnali, ancora discreti ma inequivocabili, di un cambiamento di rotta. Nessuno vuole prendere atto in modo brutale che le terapie fin qui applicate nell’eurozona erano proprio sbagliate.UNA tesi che invece ha autorevoli sostenitori su questa sponda dell’Atlantico: da Barack Obama al Nobel Paul Krugman. Senza ripudiarla troppo esplicitamente, l’austerity viene liquidata con uno stillicidio di dichiarazioni. Messe insieme, anticipano la fine di un’èra. Il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, ora finge che i feroci salassi al Welfare non abbiano mai avuto un imprimatur da Bruxelles: «E’ un mito che l’Unione europea imponga politiche dure, non è vero». Più drastico e anche autocritico, il presidente uscente dell’Eurogruppo, il lussemburghese Claude Juncker: «L’Europa sta sottovalutando la tragedia della disoccupazione, supera l’11% e non ce lo possiamo permettere. Dobbiamo realizzare politiche più attive per il mercato del lavoro». Alla Bce Mario Draghi ammette che ancora «non si vedono segnali di miglioramento dell’economia reale» (l’unica che conta per i cittadini: investimenti, lavoro, reddito). Draghi rifiuta di pronunciarsi …

"Tutti i paesi Ue dovrebbero fissare un salario minimo", di Marco Zatterin

Alla fine del mandato, dopo otto anni di regno sull’Eurogruppo, JeanClaude Juncker decide di dire la verità, la «sua» almeno. «Ho dubbi sul modello di risanamento che abbiamo applicato in alcuni paesi», confessa il lussemburghese. Pensa alla Grecia, in particolare, e non solo. L’austerità gli è parsa eccessiva, soprattutto rispetto agli scarsi progressi conseguiti nel sociale. «Stiamo sottovalutando l’enorme tragedia della disoccupazione che ci schiaccia – avverte -, occorrono politiche più attive». Ad esempio, «ogni paese dovrebbe introdurre un salario minimo per legge, così da impedire che la crisi pesi sul reddito delle fasce più deboli: altrimenti, perderemmo credibilità e il sostegno della classe operaia, ma non me la attribuite, non è mia, è di Marx». Discorso d’addio, franco, non privo di battute salaci sui «filosofi del Nord», i signori del rigore condotti da Frau Merkel. «Il peggio è passato ha stimato Juncker davanti alla Commissione Economia dell’Europarlamento -, eppure ciò non toglie che ci attendano tempi difficili». Una linea precisa, la sua, la stessa (solo ben più tagliente) dei discorsi con cui il presidente …

"Tanto rumore per quasi nulla", di Curzio Maltese

Gli amici tienteli stretti, ma i nemici ancora più stretti, consigliava il Padrino. Berlusconi e Santoro erano destinati a incontrarsi di nuovo. Sono due uomini di televisione, quindi il loro conflitto era fondato sulle leggi dello spettacolo e non su presunti valori. Sono entrambi narcisi sfrenati, di conseguenza sfrenatamente vittimisti. In fondo si stimano, hanno lavorato insieme, durante uno dei tanti drammatici, ma in genere vantaggiosi periodi di esilio dalla Rai di «Michele chi?». Potrebbero tornare a farlo, se fosse conveniente, per esempio dopo una vittoria del Pd alle elezioni. Per Santoro l’epopea del Cavaliere è stata una manna di share dal cielo, compreso ieri sera. Berlusconi ha lucrato un’intera avventura politica sui vizi di una sinistra parolaia e gonfia di sé, ma alla fine disponibile al compromesso, che Michele Santoro ha sempre incarnato, fin dalla gioventù nell’unione dei marxistileninisti, alla militanza nel Pci, alla carriera di tribuno televisivo. In questi casi la domanda è chi sta fregando l’altro, una volta stabilito che tutti e due sono geniali nel fregare i seguaci. La risposta è …

"La ricostruzione terminerà nel 2019", di Natascia Ronchetti

La ricostruzione post-terremoto in Emilia sarà più veloce rispetto all’esperienza di altri territori, in Italia e all’estero, colpiti da un sisma, ma non potrà comunque considerarsi definitivamente conclusa fino al 2019. Questa l’ipotesi formulata da uno studio Ervet Prometeia commissionato da Regione e Unioncamere Emilia-Romagna, in base alla quale ci vorranno circa sette anni per archiviare la drammatica esperienza di un terremoto che ha provocato oltre 11,5 miliardi di danni, dei quali quasi tre alle sole imprese dell’industria, del commercio e dei servizi, altri 2,3 all’agricoltura e al sistema agroindustriale. La squadra di Errani ha però un obiettivo chiaro: trasformare questi anni di cantiere in un’occasione unica di innovazione del tessuto produttivo e trasformare il cratere in una grande fucina di innovazione. Si muove in questa direzione il bando annunciato ieri dalla Regione da 40 milioni di euro all’interno del quale sono previsti nella “zona rossa” fino a 200mila euro di contributo a fondo perduto per ogni pratica (il 45% dell’investimento complessivo) per innovazione e adeguamento tecnologico, nuove ricollocazioni produttive, efficienza ambientale. E sullo stesso …

Bersani a Monti: «Non aiutare Pdl e Lega», di Maria Zegarelli

C’è una «lepre da smacchiare», visto che la pratica «giaguaro» è ormai stata archiviata. Pier Luigi Bersani attinge alle sue note metafore per dire dagli studi di SkyTg24 che il Pd corre avanti e gli altri sono costretti a stargli dietro, ma quando si tratta di parlare a Mario Monti va dritto al punto: «Deve dirci contro chi combatte. Deve dirci da che parte sta. Va bene tutto quello che sta facendo ma se poi, alla fine, queste mosse servono per togliere le castagne dal fuoco a Berlusconi e alla Lega, allora qualcuno dovrà risponderne». Evidente il riferimento alla candidatura a cui sta pensando il Professore di Gabriele Albertini al Senato e alla Regione in quella Lombardia così importante per assicurarsi la maggioranza a Palazzo Madama. Il leader del centrosinistra ribadisce quanto poche ore prima il suo vice al Nazareno, Enrico Letta ha detto sul futuro: dopo le elezioni il Pd guarderà ai centromontisti perché «quello che penso lo dico da tre anni: alleanza dei progressisti e poi dialogo con tutte le forze riformiste, europeiste, …