Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Carroccio, meglio solo o male accompagnato?", di Ilvo Diamanti

L’Accordo fra la Lega e il Pdl, molto probabilmente, si farà. Nonostante i dubbi della Lega. Ma Berlusconi non può farne a meno. Per non finire ai margini. Sconfitto dal Pd – vincitore annunciato. Vincitore annunciato, il Pd, con fin troppo anticipo, per non comportare qualche rischio. Ma anche, soprattutto, da Monti e dalle sue liste. Per coltivare la speranza di contare, nel futuro Parlamento, grazie a un buon risultato al Senato. Nel Nord e soprattutto in Lombardia, dove si vota anche per rinnovare il governatore e il Consiglio regionale. Un accordo, quindi, obbligato. Ma non è detto che convenga davvero a tutti. O meglio, conviene sicuramente a Berlusconi. Il quale rischia, altrimenti, non solo di perdere le elezioni, ma, soprattutto, la dissoluzione del Pdl. Il suo partito personale. Che da solo, non ha chance di competere. Ma se il Pdl e lo stesso Berlusconi non esercitassero, almeno, un potere di interferenza e di veto, in ambito parlamentare perderebbero anche il loro potere sul territorio. In altri termini: si perderebbero. Molto diversa è, invece, la …

"Da Belsito a Bricolo, il vizietto padano", di Piero Colaprico

Il principio della fine fu forse “il Trota”, il giovane consigliere regionale Renzo Bossi, asino a scuola più del padre Umberto, entrato anche lui in politica. Per “Trota” c´era la laurea albanese. E i diplomi, la paghetta mensile di 5mila euro in contanti, le auto lussuose. Vennero scoperte, si seppe che il tesoriere Francesco Belsito «rubava», gonfiava conti, e Bossi, capo assoluto, e papà, e marito, firmava. Le sezioni leghiste scoprirono così, quasi un anno fa, per via giudiziaria, quella tragica realtà che molti intuivano, e temevano: loro facevano fatica a trovare l´intonaco per i muri scrostati, la famiglia Bossi, quelli del «cerchio magico» con Rosy Mauro in prima fila, più i vari caporioni, vivevano alla grande. Come i «partiti romani». E quindi non sarà una sorpresa per i padani apprendere che oggi è la procura di Roma che si sta occupando dell´uso distorto dei fondi leghisti del Senato, degli euro che diventano un supplemento d´indennità, del denaro pubblico impiegato non per fare campagna (elettorale), ma farsi casa (propria). Erano state l´»informativa preliminare del procedimento …

Il premier e il martello della «società civile», di Michele Ciliberto

È interessante assistere alle esibizioni televisive del presidente del Consiglio, vedere le parole che usa, i concetti su cui insiste. Quale è il centro di questo messaggio? È il primato della cosiddetta «società civile» nei confronti della «politica». Quella stessa politica rispetto alla quale il presidente del Consiglio non si stanca di ribadire la sua lontananza, anzi la sua estraneità. Da qui discende una serie di corollari che egli scolpisce con notevole vigore retorico: 1) come la maggior parte degli italiani ai quali si rivolge con spirito professorale, anche lui sa quanto la politica italiana sia diventata una palude da cui bisognerebbe tenersi lontani; 2) ha deciso di prendere posizione, perché ci sono momenti nei quali anche i più riluttanti devono sporcarsi le mani, mettendo in gioco la propria persona e il proprio ruolo; 3) intende farlo senza identificarsi con una parte, guardando con occhio di ghiaccio all’«interesse generale» del Paese e buttando a mare antiche categorie come quella di «destra» o di «sinistra» che non rispecchiano più lo stato delle cose; 4) vuole essere …

"Perchè Monti mi ha deluso", di Eugenio Scalfari

Scrissi domenica scorsa che esistono varie “agende” sulle quali confrontarsi e varie personalità che le hanno formulate e che concentreranno su di esse – cioè sugli obiettivi programmatici – le rispettive campagne elettorali per ottenere il consenso dei cittadini. Confrontai anche le due agende principali, quella di Mario Monti e quella di Bersani, cioè del Pd e dei suoi alleati. Monti ha detto venerdì scorso nella trasmissione “Otto e mezzo” che non accetterebbe mai di partecipare come ministro ad un governo del quale non condividesse il 98 per cento della linea politica. I due programmi, il suo e quello di Bersani, nelle parti principali coincidono. Entrambi si dichiarano pronti a mantenere gli impegni presi con l´Europa per quanto riguarda il rigore dei conti pubblici, l´equità, la crescita economica. Questi impegni Monti li ha indicati fin dall´inizio ma non è riuscito a realizzarli tutti dovendo dare la priorità al rigore in poche settimane per evitare il crollo dell´economia italiana e il default del debito pubblico che incombevano nel novembre del 2011 quando fu chiamato dal Capo …

"Cinque capi solitari", di Michele Prospero

È ormai appurato il nesso tra il declino sociale dell’Italia e l’anomalia del populismo. Se per populismo si intende l’irruzione di un capo che trascende la mediazione politica organizzata per abbracciare la gente indistinta in un contatto assorbente, tolto il Pd, continua per tutti gli altri il gran carnevale dell’antipolitica. Vecchi e nuovi leader danzano con le maschere del populismo sul corpo gracile di un paese in affanno. In una fenomenologia del populismo italiano, si rintracciano cinque varianti di una mobilitazione irregolare che, nelle sue esuberanze espressive, si discosta dal registro delle democrazie rappresentative consolidate. Continuano anzitutto le manifestazioni di un caricaturale etno-populismo mimato dalla Lega. Nel nudo territorio essa rinviene i tratti della spiritualità paganeggiante ed estrae i valori della appartenenza come un senso della geocomunità coesa da scagliare contro le élite al potere, contro qualsiasi irruzione di culture altre. Si attarda ancora sulla scena anche il populismo-patrimoniale-mediatico incarnato da Berlusconi e specializzato nella eterna denuncia di complotti e di arcane macchinazioni di oligarchie che ostacolano il lavoro salvifico del capo. Indebolito dai fiaschi …

"Casini, il Porcellum e il caos al Senato", di Gianluigi Pellegrino

Casini è tornato ad intimare a Bersani di dimenticare Palazzo Chigi se la sua coalizione non avrà anche la maggioranza al Senato. Perché, ha aggiunto, «siamo in un sistema a bicameralismo perfetto». Posizione legittima, ma solo in astratto perché viene da chiedersi se il leader dell’Udc sia consapevole di evocare in questo modo il caos istituzionale. Atteso che ciò che vale per Bersani non può non valere per gli altri candidati-premier e Monti tra questi, le cui coalizioni sono ben lontane dall’avere la maggioranza, non solo al Senato anche alla Camera. Inutile aggiungere che per Monti è la conseguenza elementare della scelta di salire o scendere in campo, perdendo così, consapevolmente e per sempre, ogni ruolo di super partes che gli era stato assegnato e riconosciuto. L’uscita di Casini, se zoppica sul versante politico, allo stesso tempo fa leva su uno degli aspetti più assurdi della legge elettorale con la quale stiamo tornando a votare. Al Senato, infatti, il Porcellum si appresta a mostrarci il peggio di sé, perché verrà a sommarsi l’incomprensibilità di un …

"L'agricoltura torni al centro dell'agenda", di Carlo Petrini

Mancano meno di due mesi alle prossime elezioni, l’attenzione si concentra, come ovvio, sulle candidature e sulle future alleanze; tuttavia si avverte una diffusa sensazione di ripartenza, di possibilità di riscrittura che non si avvertiva da tempo. Complice una crisi di portata storica che coinvolge tutto e tutti: che attraversa l’economia, l’ambiente, la politica, la vita quotidiana delle persone. E quindi tocca pensare. Cosa vogliamo? O meglio: di cosa abbiamo bisogno? E cosa vogliamo fare per ottenerlo? Chiedere ai candidati di occuparsi di “politiche alimentari”, ovvero di ripensare, ridisegnare, quelle che finora sono state, in modo impreciso, inadeguato e insufficiente, chiamate “politiche agricole”, non è cosa di poco conto per il futuro di questo Paese. Su questo terreno vale la pena di sottolineare quelle che secondo me dovrebbero essere le priorità del prossimo governo centrale, ma anche dei prossimi governi regionali, dato che anche alcune regioni rinnoveranno i loro amministratori tra poche settimane. Quattro punti, quattro pensieri, quattro piccoli ma forti pilastri su cui appoggiare un nuovo modo di pensare l’agricoltura di questo paese; una …