Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

“Silvio frantuma il Pdl”, di Carmelo Lopapa

Doveva essere il giorno delle primarie. Sancisce invece il via alle scissioni e apre la grande fuga dal Pdl, ormai in rotta. Ma soprattutto, Berlusconi trasforma il 16 dicembre nel B-day e lancia al grande pubblico tv la sua candidatura alla premiership. Soffocando così sul nascere aspettative e ambizioni dei montiani Pdl e del gruppo dirigente riuniti in un teatro romano. Mentre in un altro auditorium la Meloni e Crosetto (presente Storace) tengono a battesimo l’ala anti-montiana, un piede già fuori dal partito. E oggi La Russa annuncia il decollo del suo “Centrodestra nazionale”. Tutto si sbriciola, in campo resta solo il Cavaliere. Per il capo, del resto, l’ipotesi di una corsa in sostegno di Mario Monti era già archiviata. Sebbene ieri l’abbia ancora caldeggiata in pubblico, sia nella lettera inviata ai suoi dirigenti di “Italia popolare”, sia nel pomeriggio nell’intervista di un’ora in diretta a Barbara D’Urso a “Domenica5live”. Il succo è un altro. Berlusconi rientra in serata ad Arcore da Roma per un faccia a faccia con Roberto Maroni, già saltato la sera …

La vittoria di Ambrosoli: «Avanti insieme», di Andrea Senesi

«Ora però inizia il difficile», dice Umberto Ambrosoli sommerso dagli applausi. Sono le dieci di sera ed è ufficiale: ha vinto, anzi stravinto, le primarie lombarde, le primarie che lui ha voluto «civiche» perché fosse chiaro che i partiti erano i benvenuti ma non i padroni. Centocinquantamila e 375 elettori nei gazebo, «solo» uno su tre è tornato ai seggi dopo le primarie nazionali. Tanti, pochi? Un successo, secondo l’avvocato. Altroché: «Abbiamo sconfitto neve e ghiaccio». E in effetti le condizioni di partenza sembravano proibitive. La terza primaria in un mese, il freddo, il Natale in arrivo. Ha vinto largamente, l’avvocato figlio di Giorgio Ambrosoli. Ha raccolto il 57,64 per cento dei voti (a Milano città il 52), staccando di netto gli avversari (il secondo si è fermato a quota 23), con picchi da plebiscito (a Brescia il 70). Un successo largo, ma sperato. Perché Ambrosoli ha raccolto da subito l’appoggio del Pd, di tutto il Pd, e di larghissima parte dell’opinione pubblica. Anche i sindaci erano con lui. Quarantuno anni, un profilo moderato, ma …

“Oltre il governo Monti”, di Claudio Sardo

L’Italia ha bisogno vitale di cambiare passo. Di aprire una nuova stagione di sviluppo e per fare questo di ridurre le disuguaglianze sociali, di abbattere le barriere corporative e i privilegi delle oligarchie, di spostare risorse dalla rendita al lavoro, di puntare sulla scuola, la ricerca e l’innovazione, di ricostruire una solidità istituzionale e politica dopo le torsioni della seconda Repubblica. Il governo di Mario Monti ha salvato l’Italia dal baratro in cui l’aveva sospinta il populismo e l’antipolitica di Berlusconi. I meriti del premier vanno condivisi anzitutto con il Capo dello Stato, e in misura non marginale con quelle forze di opposizione al Cavaliere che hanno posto l’interesse nazionale davanti a quello di parte. I meriti del premier non sono neppure disgiunti da errori e da forti iniquità nelle successive manovre finanziarie. Tuttavia è chiaro che Monti ha conquistato un credito presso gli italiani. La sua visione politica – ispirata a valori liberali e a culture distanti dalle sinistre cattoliche e socialiste – non gli ha impedito di cercare, nella difficile transizione, un terreno …

“Speriamo che il Premier non cada in tentazione”, di Eugenio Scalfari

Mario Monti è stato tentato. Non è un santo, ma un buon cattolico sì, lo è. Conosce i precetti della Chiesa e li osserva e sa che i santi sfidano la tentazione per mettersi alla prova. Di solito resistono alle lusinghe del tentatore che è lo spirito della terra, cioè Lucifero o comunque si chiami l’angelo decaduto e diventato diavolo. Perfino Gesù sfidò il diavolo ritirandosi nel deserto per quaranta giorni. Ma per lui era facile sconfiggerlo: era il figlio di Dio o credeva di esserlo, perciò sconfisse il tentatore e tornò a predicare la salvezza delle anime. Monti non si è ritirato nel deserto ma è stato invitato a Bruxelles al congresso del Partito popolare europeo. Non c’era il diavolo a Bruxelles ma i capi del Ppe e i primi ministri europei militanti in quel partito. E tutti – a cominciare da Angela Merkel – si sono congratulati con lui per la politica attuata in Italia e in Europa, l’hanno esortato a continuare l’opera sua anche dopo le elezioni politiche del prossimo febbraio. Non …

“Le colpe di un debito da duemila miliardi”, di Massimo Riva

La cattiva notizia, purtroppo, era attesa. Ma ciò non la rende meno indigesta: a fine ottobre il debito pubblico ha superato la soglia dei 2mila miliardi per collocarsi a quota 2.014. Un record storico che spazza via ogni illusione di luci più o meno visibili in fondo al tunnel della crisi. Il cammino verso il riequilibrio dei nostri conti pubblici resta ancora lungo e impervio. Certo, ai più vigorosi aumenti del debito si era assistito, mese dopo mese, già nel corso dell’ultima e più recente gestione governativa del poco raccomandabile duo Berlusconi – Tremonti. Ma è un fatto che il dato comunicato ieri dalla Banca d’Italia fotografa la situazione dopo undici mesi di governo Monti nel pieno di una terapia d’austerità quale il paese non aveva mai conosciuto nella sua vita repubblicana. Ciò induce, innanzi tutto, a due principali considerazioni. La prima è che, quando il governo dei tecnici ha preso in mano la gestione della cosa pubblica a fine 2011, lo stato dei conti era anche più drammatico di quanto si potesse pensare. Questa …

“Un leader all’angolo”, di Piero Ignazi

A forza di passi avanti e indietro il minuetto di Berlusconi lascia frastornati anche i suoi più accesi sostenitori. Non capiscono più dove stia andando il loro leader: lancia in resta contro Monti o compostamente allineato dietro il Professore? Il rilancio, la ridiscesa in campo, il nuovo partito con le facce nuove, era tutto fumo negli occhi. Nel migliore dei casi, fino alla scorsa settimana Berlusconi poteva ancora pensare di galleggiare sull’area grigia del benpensantismo italico, su quelle fasce sociali scontente del “montismo” (leggasi: del dover pagare le tasse) e nostalgiche dell’irresponsabilità berlusconiana (“i ristoranti pieni”…). Il Cavaliere si muoveva sul filo dell’ambiguità: le sortite antieuropee e antigovernative venivano calmierate con l’ammissione che non c’erano alternative al governo Monti. Il Pdl si comportava da partito di lotta e di governo. Grazie a questa ambiguità poteva pescare in un bacino elettorale che andava dai leghisti meno identitari alla palude dei moderati inquieti per i loro portafogli e diffidenti dei centristi. Questo schema è saltato di colpo per un macroscopico errore di valutazione: scambiare l’eleganza e la …

“Le note spese e il paradosso del Cavaliere”, di Massimo Gramellini

In attesa della conferenza stampa del 21 dicembre in cui Monti rivelerà il contenuto della profezia dei Maya sulla sua candidatura a Palazzo Chigi, il centrodestra pop del trio lombardo Berlusconi, Bossi & Formigoni si trastulla con un pacco di note spese. Si tratta di una tipica specialità italiana. Da sempre gli spiriti grigi degli altri Paesi si fanno bastare una misera diaria e con essa hanno attraversato le loro spente vite senza mai sperimentare l’ebbrezza, la fantasia, diciamo pure la creatività che soltanto la nota spese garantisce, quando è compilata come si deve. Non sorprende che questo simbolo del Made in Italy vada oggi a incrociare le vivaci esistenze dei consiglieri di maggioranza della Regione Lombardia, il cui presidente ha un severo e dettagliato curriculum di crocierista a sbafo. I noti spenditori lombardi sono alcune decine. Li capeggia per fama un’igienista dentale, Nicole Minetti, che con i rimborsi istituzionali avrebbe comprato di tutto, dalla crema per il viso al sushi. Persino una copia del libro Mignottocrazia, che forse potrebbe rientrare alla voce «aggiornamento professionale». …