Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

“Terremoto, dopo lo stop Ue accordo per aiuti all’Emilia” di Marco Mongiello

Bruxelles è arrivato il conto da pagare e tra governi e istituzioni comunitarie è scoppiata una rissa in cui non si guarda più in faccia a nessuno. Ieri Olanda, Finlandia, Germania, Svezia e Gran Bretagna hanno rifiutato di approvare le modifiche al bilancio di quest’anno dell’ Unione europea bloccando, tra le altre cose, i 670 milioni di euro di aiuti già assegnati per il terremoto all’Emilia Romagna e i 180 milioni di euro del programma Erasmus per mandare gli studenti all’estero. La grana è stata rinviata alla riunione dei ministri delle Finanze dei 27 che si terrà martedì, con «l’accordo politico» per salvare i fondi per l’Emilia. Ma la giornata di ieri è stata di fatto il calcio di inizio della più ampia partita sul bilancio europeo per il periodo 2014-2020. Due settimane di negoziati senza esclusioni di colpi che dovrebbero culminare nel vertice dei capi di Stato e di governo del 22-23 novembre. Le dispute sul bilancio, con i relativi negoziati fino a notte fonda, sono un classico dell’Unione europea che va in scena …

"Quei trenta giorni che sconvolsero il governo Berlusconi", di Concita De Gregorio

Un anno fa Silvio Berlusconi saliva al Colle per rassegnare le sue dimissioni. Era un sabato, il 12 novembre 2011. Le piazze di Roma erano invase da una moltitudine, un’orchestra di musicisti si era data convegno in piazza del Quirinale per suonare l’Hallelujah di Haendel. Le ministre e le sottosegretarie si erano vestite a lutto, Formigoni faceva le corna alla folla, il ministro Sacconi esibiva il dito medio, Bossi come di consueto diceva vaffanculo. Finiva così non solo una stagione di governo ma un’epoca. La lunga stagione del berlusconismo che nell’arco di quasi un ventennio ha trasformato l’Italia in quella che è diventata. A cronistoria dell’ultimo mese — la lunga vigilia della fine — è molto di più di un epilogo di un’esperienza di governo. Dal diario delle vicende di quei giorni — dalle notizie di politica, economia, cultura, sport, costume — emerge il racconto di un Paese che danza in bilico sul baratro. Le intercettazioni di Lavitola, le gesta di Verdini, il linguaggio dei protagonisti, da Bossi alle olgettine, le vicende in Europa e …

“Quei trenta giorni che sconvolsero il governo Berlusconi”, di Concita De Gregorio

Un anno fa Silvio Berlusconi saliva al Colle per rassegnare le sue dimissioni. Era un sabato, il 12 novembre 2011. Le piazze di Roma erano invase da una moltitudine, un’orchestra di musicisti si era data convegno in piazza del Quirinale per suonare l’Hallelujah di Haendel. Le ministre e le sottosegretarie si erano vestite a lutto, Formigoni faceva le corna alla folla, il ministro Sacconi esibiva il dito medio, Bossi come di consueto diceva vaffanculo. Finiva così non solo una stagione di governo ma un’epoca. La lunga stagione del berlusconismo che nell’arco di quasi un ventennio ha trasformato l’Italia in quella che è diventata. A cronistoria dell’ultimo mese — la lunga vigilia della fine — è molto di più di un epilogo di un’esperienza di governo. Dal diario delle vicende di quei giorni — dalle notizie di politica, economia, cultura, sport, costume — emerge il racconto di un Paese che danza in bilico sul baratro. Le intercettazioni di Lavitola, le gesta di Verdini, il linguaggio dei protagonisti, da Bossi alle olgettine, le vicende in Europa e …

“L’Europa scelga il rigore ragionevole”, intervista di Francesco Sforza con Pier Luigi Bersani e Martin Schulz

«Se un giorno mi avessero detto che sarei diventato Cavaliere, proprio io…». Sorride Martin Schulz, presidente del Parlamento Europeo, al pensiero di quando il Cav lo apostrofò con il termine kapo creando incidenti diplomatici a catena e un discreto subbuglio internazionale. Ieri Schulz è andato al Quirinale per ricevere da Giorgio Napolitano l’onorificenza della Gran Croce e ha riservato la mattinata a un lungo incontro con Pierluigi Bersani. Tra i due c’è una conoscenza di lunga data, e spesso durante il colloquio che hanno poi aperto ai giornalisti di due testate, La Stampa e la Faz, si sono scambiati pacche sulle spalle e occhiate di amicizia. Matteo Renzi? «Non lo conosco – ci preciserà Schulz al termine dell’incontro –. Forse l’ho incrociato una volta durante un passaggio a Firenze, ma niente di ufficiale». Obama vince le elezioni in America, Merkel va a Bruxelles a richiamare il Parlamento sulla necessità di armonizzare le politiche fiscali e di bilancio, e la Grecia nel frattempo sperimenta un vero e proprio inferno sociale. L’urgenza di riflettere su un futuro …

"Il tentativo (fallito) di azzerare questo Pd", di Giorgio Merlo

Non voglio buttarla sul vittimismo, tantomeno sulla dietrologia. Ma è indubbio che nei mesi scorsi c’è stata la volontà, neanche tanto nascosta, si azzerare “questo” Pd. Un’operazione politica nata attraverso i soliti sermoni di alcuni cosiddetti opinion leader e passata attraverso le conduzioni dei noti milionari di alcuni talk show televisivi che preconizzavano, settimanalmente, la fine di “questo” Pd ormai inadatto alle nuove sfide politiche. E l’occasione propizia per azzerare questo soggetto politico ormai fuori moda erano proprio le primarie del Pd, cioè lo strumento che permetteva ai cittadini del centro sinistra di scegliere il candidato a premier della coalizione. Un disegno comunque pericoloso perché partiva dal presupposto che un partito così organizzato e che metteva insieme culture politiche troppo diverse tra di loro non poteva che implodere a vantaggio di formazioni più moderne e più collaudate per reggere le sfide dei “tempi nuovi”. È persino inutile aggiungere che la “rottamazione”, al di là forse degli intenti di chi la propugnava in modo anche violento, era il grimaldello decisivo capace di far saltare il banco …

“Il tentativo (fallito) di azzerare questo Pd”, di Giorgio Merlo

Non voglio buttarla sul vittimismo, tantomeno sulla dietrologia. Ma è indubbio che nei mesi scorsi c’è stata la volontà, neanche tanto nascosta, si azzerare “questo” Pd. Un’operazione politica nata attraverso i soliti sermoni di alcuni cosiddetti opinion leader e passata attraverso le conduzioni dei noti milionari di alcuni talk show televisivi che preconizzavano, settimanalmente, la fine di “questo” Pd ormai inadatto alle nuove sfide politiche. E l’occasione propizia per azzerare questo soggetto politico ormai fuori moda erano proprio le primarie del Pd, cioè lo strumento che permetteva ai cittadini del centro sinistra di scegliere il candidato a premier della coalizione. Un disegno comunque pericoloso perché partiva dal presupposto che un partito così organizzato e che metteva insieme culture politiche troppo diverse tra di loro non poteva che implodere a vantaggio di formazioni più moderne e più collaudate per reggere le sfide dei “tempi nuovi”. È persino inutile aggiungere che la “rottamazione”, al di là forse degli intenti di chi la propugnava in modo anche violento, era il grimaldello decisivo capace di far saltare il banco …

"Il dinosauro tra le macerie", di Massimo Giannini

L’«Ufficio di presidenza » del Pdl è la rappresentazione plastica dell’agonia di un partito mai nato. Lo spettacolo andato in scena ieri a Palazzo Grazioli, un tragico Berlusconi che come Crono divora i suoi figli e un patetico Alfano che azzarda un impossibile parricidio, certifica la penosissima fine dell’anomala e incompiuta «destra italiana». Un gruppo dirigente tremebondo e allo sbando, per anni incapace di un pensiero autonomo, tenuto in ostaggio da un vecchio caudillo al tramonto. Quella di Berlusconi è la tragedia di un uomo confuso. Le sue parole galleggiano nel vento, in una spirale vorticosa di nonsensi e di contraddizioni. Le sue conferenze stampa sono un misto tra il Teatro dell’Assurdo di Jonesco e la Deriva Situazionista di Debord. Nel videomessaggio di Villa San Martino annuncia il ritiro definitivo dalla scena (nuovo «gesto d’amore per l’Italia»), sostiene le primarie e rilancia Alfano. Nell’intervista al Tg5 dopo la condanna a 4 anni nel processo Mediaset proclama la sua ridiscesa in campo («contro la dittatura dei magistrati »), affonda le primarie e ignora Alfano. Nell’editto di …