Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Il suicidio politico della Seconda Repubblica", di Marcello Sorgi

L’ondata di corruzione che sta portando al suicidio politico la Seconda Repubblica non si arresta. Anzi, negli ultimi giorni ha subito una recrudescenza: ieri con l’arresto di Franco Fiorito, il «Batman» di Anagni, attorno a cui ruota lo scandalo del Pdl del Lazio. E lunedì con la richiesta di rinvio a giudizio di Penati, il regista del «sistema Sesto» che ha fatto emergere una rete di tangenti destinate al Pd e distribuite con un ingegnoso sistema di falsi acquisti e false caparre. Ci si aspettava, di fronte a un quadro del genere, un’accelerata nell’approvazione della legge anti-corruzione giacente da mesi in Parlamento: ma per quanto il ministro della Giustizia Severino si sia impegnata, negli ultimi giorni, per arrivare a un compromesso che possa mettere d’accordo la maggioranza, il Pd continua ad accusare il centrodestra di voler far passare sottobanco gli emendamenti «salvaRuby» che dovrebbero servire a far cadere l’accusa di concussione pendente contro Berlusconi nel processo per il «bunga-bunga». Il segretario del Pdl Angelino Alfano ha tentato di parare, presentando un altro emendamento, cosiddetto «anti-Batman», …

"Napolitano: da irresponsabili discutere l’euro", di Umberto Rosso

Juan Carlos, con uno strappo al protocollo, lo invita a cena in un locale tipico della capitale spagnola. Fra Giorgio Napolitano e il re di Spagna c’è una vecchia amicizia ma sono tempi difficili, per l’uno e per l’altro, e non c’è spazio per troppi convenevoli. «Non si torna indietro dall’euro», mette in guardia il capo dello Stato. Madrid deve restare agganciata al treno al Ue, e son serviti quelli che «profetizzano irresponsabilmente la fatale implosione della moneta unica», le cui voci sono state «messe a tacere o quantomeno fortemente attenuate». Chi sono i predicatori di sventura? Napolitano ne traccia in questo modo l’identikit: «Non si può discettare a cuor leggero sulle disastrose ricadute a catena di una disintegrazione dell’euro, sull’intero sistema economico europeo e mondiale». Nomi non ne fa, ma non è difficile scorgervi il profilo di Silvio Berlusconi, che ancora qualche giorno fa presentava con grande disivoltura la sua ricetta per uscire dalla crisi: fuori la Germania dalla moneta unica. Per il presidente della Repubblica, invece, è bene non farsi illusioni sulle conseguenze …

"Napolitano: da irresponsabili discutere l’euro", di Umberto Rosso

Juan Carlos, con uno strappo al protocollo, lo invita a cena in un locale tipico della capitale spagnola. Fra Giorgio Napolitano e il re di Spagna c’è una vecchia amicizia ma sono tempi difficili, per l’uno e per l’altro, e non c’è spazio per troppi convenevoli. «Non si torna indietro dall’euro», mette in guardia il capo dello Stato. Madrid deve restare agganciata al treno al Ue, e son serviti quelli che «profetizzano irresponsabilmente la fatale implosione della moneta unica», le cui voci sono state «messe a tacere o quantomeno fortemente attenuate». Chi sono i predicatori di sventura? Napolitano ne traccia in questo modo l’identikit: «Non si può discettare a cuor leggero sulle disastrose ricadute a catena di una disintegrazione dell’euro, sull’intero sistema economico europeo e mondiale». Nomi non ne fa, ma non è difficile scorgervi il profilo di Silvio Berlusconi, che ancora qualche giorno fa presentava con grande disivoltura la sua ricetta per uscire dalla crisi: fuori la Germania dalla moneta unica. Per il presidente della Repubblica, invece, è bene non farsi illusioni sulle conseguenze …

"La verità e la vergogna", di Adriano Prosperi

Sulla notte genovese della Scuola Diaz la sentenza numero 3885 fa finalmente chiarezza. La condotta della polizia nell’irruzione, dice la sentenza, «fu un puro esercizio di violenza». E questo lo sapevamo. Lo disse subito questo giornale che non ha più cessato di ricordarlo. Da allora la vigilanza dell’informazione democratica ha permesso che la coscienza dell’enormità dell’accaduto si facesse strada a forza nello spazio della vita civile vincendo l’incredulità più o meno faziosa e i maldestri tentativi di minimizzare. Quel giorno ci svegliammo all’improvviso, straniati, in un Paese irriconoscibile. La scuola Diaz è diventata il luogo simbolo di una alterazione intollerabile delle regole di convivenza tale da farci vergognare di essere italiani. Dura da quella notte il senso di una mutazione del sistema Italia. “Scuola Diaz” è diventato un promemoria capace di segnare meglio di ogni altro il punto di passaggio a un diverso ciclo storico della nostra repubblica. Certo, anche nei decenni precedenti c’erano state manganellate e spari. Ma non quella macelleria senza limiti, non quei corpi e quelle teste sanguinanti, non quelle ossa rotte, …

"La verità e la vergogna", di Adriano Prosperi

Sulla notte genovese della Scuola Diaz la sentenza numero 3885 fa finalmente chiarezza. La condotta della polizia nell’irruzione, dice la sentenza, «fu un puro esercizio di violenza». E questo lo sapevamo. Lo disse subito questo giornale che non ha più cessato di ricordarlo. Da allora la vigilanza dell’informazione democratica ha permesso che la coscienza dell’enormità dell’accaduto si facesse strada a forza nello spazio della vita civile vincendo l’incredulità più o meno faziosa e i maldestri tentativi di minimizzare. Quel giorno ci svegliammo all’improvviso, straniati, in un Paese irriconoscibile. La scuola Diaz è diventata il luogo simbolo di una alterazione intollerabile delle regole di convivenza tale da farci vergognare di essere italiani. Dura da quella notte il senso di una mutazione del sistema Italia. “Scuola Diaz” è diventato un promemoria capace di segnare meglio di ogni altro il punto di passaggio a un diverso ciclo storico della nostra repubblica. Certo, anche nei decenni precedenti c’erano state manganellate e spari. Ma non quella macelleria senza limiti, non quei corpi e quelle teste sanguinanti, non quelle ossa rotte, …

"C’è tanta differenza tra destra e sinistra", di Nicola Cacace

Il Premio Nobel Joseph Stiglitz, nel suo ultimo libro, The price od inequality (il prezzo della diseguaglianza), ha evidenziato come le diseguaglianze nel mondo globalizzato siano alla base della crisi di molti Paesi. Egli riconferma il dato che nella società della conoscenza mentre il capitale è mobile, la risorsa umana resta locale e questa si conferma il primo fattore di successo di imprese e Paesi e di attrazione degli investimenti. Emblematico il caso della Svezia, Paese ad alta pressione fiscale e dal costoso welfare universale, tra i primi paesi occidentali per eguaglianza ed attrazione di Ide, investimenti diretti esteri, sino al 30% degli investimenti fissi (Italia è al 3%). Stiglitz cita il caso degli Stati Uniti, Paese ad alta diseguaglianza dove, negli ultimi decenni, da Reagan in poi, la ricchezza si è accumulata a favore dell’1% delle famiglie, col restante 99% che ha perso potere d’acquisto. L’effetto delle diseguaglianze sullo sviluppo è ancora più evidente in Europa, data la ricchezza di dati significativi, in particolare l’indice Gini, che misura le diseguaglianze di reddito, con valori …

"C’è tanta differenza tra destra e sinistra", di Nicola Cacace

Il Premio Nobel Joseph Stiglitz, nel suo ultimo libro, The price od inequality (il prezzo della diseguaglianza), ha evidenziato come le diseguaglianze nel mondo globalizzato siano alla base della crisi di molti Paesi. Egli riconferma il dato che nella società della conoscenza mentre il capitale è mobile, la risorsa umana resta locale e questa si conferma il primo fattore di successo di imprese e Paesi e di attrazione degli investimenti. Emblematico il caso della Svezia, Paese ad alta pressione fiscale e dal costoso welfare universale, tra i primi paesi occidentali per eguaglianza ed attrazione di Ide, investimenti diretti esteri, sino al 30% degli investimenti fissi (Italia è al 3%). Stiglitz cita il caso degli Stati Uniti, Paese ad alta diseguaglianza dove, negli ultimi decenni, da Reagan in poi, la ricchezza si è accumulata a favore dell’1% delle famiglie, col restante 99% che ha perso potere d’acquisto. L’effetto delle diseguaglianze sullo sviluppo è ancora più evidente in Europa, data la ricchezza di dati significativi, in particolare l’indice Gini, che misura le diseguaglianze di reddito, con valori …