Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Silvio e Marcello servi-padroni", di Francesco Merlo

Silvio gli fa il baciamani e lo chiama don Dell’Utro, dove la o che arrotonda e deride al tempo stesso enfatizza e onora il carisma del mistero. Insomma lo svuota e lo carica: lo svuota di mafia per caricarlo di mafiosaggine, ammette e allontana: non delinquente ma uomo di rispetto. Lo stesso uomo — e Berlusconi non capisce — che si rifiuta di andare in tv dai giornalisti compiacenti. «Io — dice — vado da Santoro», ed è vero. Perciò Berlusconi gli bacia la mano, perché non cede alle lusinghe, lo riconosce come duro. Ed è una pantomima che piace ad entrambi, e infatti la raccontano loro stessi. «Ma tu sei solo un tessera P2 — ha pubblicamente detto Dell’Utri a Berlusconi — io invece sono arrivato alla P4». Forse neppure loro sanno chi dei due è il secchio e chi la corda, chi è il doppio e chi è il sosia di chi. Sanno però che l’uno è l’autenticità dell’altro. Nella storia del berlusconismo, inteso come lunghissima amicizia d’affari che poi diventa politica, Berlusconi …

"Bersani al governo: basta tagli, serve di più per lo sviluppo" di Simone Collini

Pd, Pdl e Udc lavorano per presentare emendamenti unitari che impediscano tagli lineari nel settore sanitario, men- tre il governo prepara un maxiemendamento su cui porre la fiducia. Sulla spending review il confronto tra l’esecutivo e la maggioranza che lo sostiene in Parlamento non sarà in discesa. E il fatto che i tempi per la discussione siano stretti non aiuta a trovare un punto di convergenza prima di arrivare alle votazioni: il termine per presentare le proposte di modifica scade domani a mezzogiorno, dopodiché la commissione Bilancio del Senato discuterà fino a mercoledì prossimo, quando il decreto sarà portato in Aula. Sarebbe a questo punto, secondo quanto trapela da Palazzo Chigi, che il governo accorperebbe il decreto dismissioni nella spending review, presentando un maxiemendamento su cui l’esecutivo è pronto a porre la fiducia. Il problema è che l’opera di razionalizzazione della spesa pianificata dal governo preoccupa seriamente non soltanto enti locali e sindacati, ma anche quelle forze politiche che garantiscono a Monti una maggioranza in Parlamento. A cominciare dal Pd, che dopo aver visto fallire …

"Da tempo cresce la disuguaglianza", di Nicola Cacace

Ogni giorno siamo giustamente preoccupati per l’andamento pericoloso dello spred dei nostri BTP sui bund tedeschi, nel mentre lo spred sociale aumenta senza soste in modo drammatico. Dagli ultimi dati dell’Istat apprendiamo, infatti, che ormai una famiglia su cinque è povera o sulla via di divenirlo. Il 20% delle famiglie è già entrato nell’area della povertà o sta per entrarci. E il peso della povertà è molto più forte per i giovani ma anche per i cittadini del Mezzogiorno: va dal 30% al 40%. Sono record del tutto negativi che non si registrano in alcun Paese europeo, eccetto forse la Grecia alle prese con la difficilissima crisi di oggi. Questo scenario è il risultato di venti anni di crescita zero dell’Italia, del sacrificio a cui è stata sottoposta una intera generazione di giovani, dell’abbandono delle politiche di sviluppo del Mezzogiorno e della recessione attuale, accelerata da politiche di austerità e di rigore senza equità e soprattutto senza alcuno stimolo allo sviluppo.L’Italia soffre soprattutto di un calo verticale della domanda, conseguente a decenni di sacrificio del …

"Ammortizzatori e flessibilità. Corretta la riforma Fornero", di Massimo Franchi

C’è anche una norma per evitare il ripetersi della «vergogna» esodati all’interno delle modifiche alla riforma del lavoro approvate ieri. L’emendamento al decreto sviluppo votato dalle commissione Finanze e Attività produttive della Camera istituisce «l’archivio dei contratti e degli accordi collettivi di gestione di crisi aziendali». In questo modo sarà sempre possibile tenere sotto controllo i numeri dei futuri «esodati». Il testo nel suo complesso ha subito una riformulazione dopo la trattativa tra partiti che sostengono al maggioranza e il governo. Prevede dieci punti di modifica della riforma Fornero che entra in vigore domani. Molte nelle novità fanno parte delle richieste contenute nell’avviso comune sottoscritto da sindacati e Confindustria. Le principali riguardano la proroga al 31 dicembre 2014 della mobilità secondo le regole attuali. Sul fronte della flessibilità in entrata vengono ridotti gli intervalli tra un contratto e l’altro a tempo determinato, nel caso dei lavori stagionali. La definizione delle pause di lavoro sono demandate alla contrattazione. L’emendamento poi spalma su due anni (anziché uno, come previsto nella riforma) due criteri che servono a individuare …

"Il triste sequel del Cavaliere", di Barbara Spinelli

Nessuno, tra i politici italiani, e in particolare tra quanti sostengono Monti, sembra propenso a pensare che il declassamento notificato venerdì da Moody’s sia in connessione con l’annuncio di un ritorno di Berlusconi alla guida dell’Italia. Ritorno confermato da Alfano due giorni prima, ma da tempo evocato, invocato, dai fan dell’ex premier sui siti web. C’è stata invece un’unanime insurrezione, molto patriottica e risentita, e l’inaffidabilità delle agenzie di rating (Moody’s, Standard & Poor’s) è stata non senza valide ragioni denunciata: le stesse agenzie che sono all’origine della crisi scoppiata in America nel 2007, continuano infatti a dettar legge, fidando nell’oblio di cittadini, governi, istituzioni internazionali. Ciononostante, quel che veramente conta resta nell’ombra: non in Italia, ma ovunque in Europa, il verdetto di Moody’s (che pure non nomina il fondatore di Forza Italia) viene d’istinto associato all’infida maggioranza di Monti, e più specialmente alla decisione di Berlusconi di tentare per la sesta volta la scalata del potere: per ridiventare premier o salire al Quirinale, ancora non è chiaro. Monti sarebbe insomma un interludio, non l’inizio …

“Dovremo fare altri sacrifici”, di Massimo Giannini

«Siamo dentro un percorso di guerra», sostiene Monti. E purtroppo non ha torto. L’Italia è un Paese “in trincea”. Fuori ci sono i falchi dell’Europa teutonica e finnica, e i mercati finanziari bombardano a colpi di spread. Dentro ci sono lacrime e sangue, che pesano su famiglie e imprese e sembrano non bastare mai. C’è una “exit strategy”, per tirarsi fuori da questo assedio permanente, interno e internazionale? Vittorio Grilli, neo-promosso ministro del Tesoro, qualche idea l’ha messa a fuoco. Il pranzo di ieri a Palazzo Chigi, insieme al presidente del Consiglio e al governatore della Banca d’Italia, serve a fare il punto. Più che una colazione di lavoro, un “gabinetto di guerra”, appunto, in vista delle prossime “battaglie”. L’Eurogruppo di venerdì prossimo, il vertice dei Capi di Stato e di governo del 25 luglio, e poi, soprattutto, il “generale agosto”, che dal crac Lehman in poi è sempre foriero di rovinosi disastri per l’economia globale. Grilli arriva al tavolo con una convinzione. «Stiamo facendo tutto quello che possiamo e che dobbiamo, per fronteggiare l’emergenza. …

"Sono gli operai i nuovi poveri", di Chiara Saraceno

Non è solo la “solita” fotografia della povertà quella che emerge dagli ultimi dati. C’è un allarme ulteriore accanto al dato noto, e sconfortante, della persistenza, ed accentuazione, del divario tra Centro-Nord e Mezzogiorno Oltre alla maggiore vulnerabilità delle famiglie numerose, e di quelle in cui tutte le persone in età da lavoro sono inoccupate, vi sono segnali di preoccupazione ulteriore come conseguenza del modo selettivo con cui sta colpendo la crisi occupazionale. Il primo è l’aumento della povertà tra le famiglie con persona di riferimento operaia o comunque a bassa qualifica. Anche quando il lavoro non è stato perso, la riduzione della possibilità di aumentare il reddito facendo straordinari, o la cassa integrazione più o meno temporanea, hanno colpito duramente il reddito degli operai, già dall’inflazione, riducendone la capacità di far fronte ai bisogni di tutta la famiglia. Allo stesso tempo, come segnalano anche i dati sul mercato del lavoro, è diminuito, per lo più in queste stesse famiglie, il numero di percettori di reddito. Molte mogli-madri hanno perso il lavoro o sono costrette …