Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Ricostruzione, identità del Pd e questione antropologica", di Giuseppe Vacca

L’emergenza educativa è un grande tema nazionale che il programma per il 2013 deve affrontare con forza. Non si tratta solo dei fondi da destinare alla ricerca ma di assumere impegni sul profilo culturale del Paese. Le turbolenze dell’economia mondiale e l’incertezza sul se e quali riforme si potranno varare in questo scorcio di legislatura fanno pensare che l’emergenza nazionale, da cui ha avuto inizio il governo Monti, non sarà superata con le elezioni del 2013. Tralascio gli aspetti internazionali, sui quali l’Italia può influire in misura limitata: la molteplicità dei fenomeni che sinteticamente chiamiamo crisi, origina, in ultima analisi, dalla insostenibilità per l’Occidente del dualismo competitivo fra euro e dollaro. Ma, quanto alla politica italiana, che situazione si profila sei mesi dopo la nascita dell’attuale governo? Mi pare che i risultati delle elezioni amministrative rivelino la profondità della crisi del centrodestra: la rivelano, non la generano, e fanno comprendere meglio perché si sia giunti a un governo di emergenza nazionale. Tutti sembrano riconoscere che il Partito democratico sia il solo partito rimasto in piedi. …

Isee: dal governo ci aspettiamo maggior equità e giustizia per l'accesso ai servizi

E’ la dichiarazione di Cecilia Carmassi sulla revisione dell’Isee proposta dal governo. Abbiamo raccolto anche la dichiarazione di Margherita Miotto capogruppo Commissione Affari Sociali. Riportiamo inoltre un comunicato stampa della Fish che sottolinea come la revisione non preveda ancora l’applicazione dell’indicatore sulle indennità delle persone con disabilità. “Nella versione del governo Berlusconi la revisione dell’ISEE era un modo per far cassa a discapito del sociale; con il governo Monti c’è stata una netta inversione di tendenza ed è uno dei risultati ai quali il Partito Democratico ha lavorato tenacemente”. Lo afferma Cecilia Carmassi, responsabile Politiche per la famiglia, Associazionismo e Terzo Settore, in merito ad alcune notizie comparse oggi sulla stampa riguardo alla riformulazione dell’ISEE, perché non si creino nuovo allarme e nuove tensioni. Oggi, grazie alle modifiche introdotte nel decreto Salva Italia, la revisione dell’ISEE e quindi delle agevolazioni nell’accesso ai servizi, se anche comportasse un risparmio sarebbe un risparmio interamente investito di nuovo in servizi sociali, è bene dirlo con chiarezza è scritto a chiare lettere nella delega. Qual è allora l’obiettivo della …

"Il predone del nord", di Gad Lerner

Altro che presidente federale “a vita”: ora toccherà al senatur venire espulso dal partito di cui è fondatore, sempre che non provveda egli stesso a autosospendersi. La magistratura ritiene di avere elementi sufficienti per dimostrare che Umberto Bossi era consapevole dell´infedeltà dei rendiconti amministrativi con cui la Lega ha movimentato i 18 milioni di euro incassati dallo Stato nell´agosto 2011.Già da quattro anni, inoltre, gli ignari contribuenti italiani versavano, Bossi consenziente, una “paghetta” mensile di cinquemila euro cadauno ai suoi figli Renzo e Riccardo. Né più né meno un furto, perpetrato da un ministro della Repubblica. L´ex capo leghista, cui tutto si può rimproverare tranne l´assenza di fiuto, non a caso si era già dimesso da segretario. Fin dal 4 maggio, vigilia della batosta elettorale, si era rinchiuso in un insolito silenzio. Da allora il suo nome è scomparso dal bollettino delle iniziative di partito pubblicato quotidianamente su “La Padania”. Difficilmente tornerà a comparirvi. Fine ingloriosa dell´”Idiota in politica”, che idiota certo non era. Faremmo torto, difatti, all´intelligenza di Bossi, prendendo sul serio la leggenda …

"All'Europa serve più unità", Vittorio Emanuele Parsi

Siamo solo all’inizio, ma c’è da credere che al di là delle scontate dichiarazioni circa la rilevanza strategica dell’asse franco-tedesco e del comune auspicio che la Grecia non esca dall’euro, la relazione tra Parigi e Berlino sia destinata a una profonda revisione. È una necessità che in parte prescinde dal cambio della guardia all’Eliseo. È perlomeno dall’89, dalla fine della Guerra Fredda, che il rapporto tra Francia e Germania non è stato oggetto di un ripensamento reciproco. Dire che resta essenziale affinché l’Europa unita sopravviva è un’ovvietà. Quello che è meno ovvio è capire come si possa riarticolare. La Germania sta sperimentando come una sua leadership «eccessivamente solitaria» la esponga a un insostenibile isolamento. La Francia sa bene che una parte non irrilevante del suo peso deriva dall’agire in tandem con Berlino. Ambedue sono perfettamente consapevoli di come l’Europa, piuttosto che vincolarne le sovranità, potenzia le rispettive posizioni e ne hanno a cuore il futuro. Ma quando parlano di Europa, si fa sempre più netta la sensazione che abbiano in mente due costruzioni ben diverse. …

"Il destino è ad Atene" di Timothy Garton Ash

Quando all´inizio della settimana la Cancelliera tedesca Hannelore Kraft ha incontrato in un´assolata Berlino il presidente francese Hollande, i due hanno concordato i termini di un´improrogabile strategia per salvare la zona euro. Non essendoci elezioni in vista per i prossimi due anni in nessun paese della zona euro, i due capi di Stato hanno potuto tranquillamente prorogare la scadenza delle misure di austerità per Grecia, Spagna e Italia, e inserire anche alcuni provvedimenti per stimolare la crescita – tra i quali un´aumentata domanda interna tedesca – e fare altresì in modo che resti quell´indispensabile pressione che consentirà di pervenire alla disciplina fiscale e alla riforma strutturale. In conseguenza di tutto ciò perfino l´ormai distrutta Grecia ha iniziato a intravedere la luce in fondo al tunnel. Tutto ciò nei nostri sogni, cari europei. Soltanto nei nostri sogni. La realtà è ben diversa. Mentre François Hollande e Angela Merkel si incontrano sotto un cielo tempestoso squarciato dai fulmini, è in atto una fuga di capitali dalla Grecia (più di cinque miliardi di euro dalle elezioni del 6 …

"La battaglia contro Celli e sullo sfondo la partita Rai" di Sergio Rizzo

Il passato a volte ritorna, come sa bene Pier Luigi Celli. E inaspettatamente. Magari attraverso una frase dolorosa come quella scritta in una lettera indirizzata a suo figlio tre anni fa: «Dammi retta, questo Paese non ti merita». Ma c’è da giurarci. Celli l’avrebbe scritta ugualmente, anche se avesse saputo che quelle parole gli avrebbero un giorno scatenato contro l’ira di quarantasette senatori, determinati nel chiederne la testa di presidente dell’Enit proprio alla vigilia del suo debutto nel consiglio di amministrazione. Il bello è che la petizione, promossa da Maurizio Gasparri e Carlo Giovanardi, porta la firma anche di quattro parlamentari che quando si è trattato di dare in commissione il via libera alla sua nomina, hanno votato a favore: Alfredo Mantica, Aldo Scarabosio, Ada Spadoni Urbani e Tomaso Zanoletti. Avendo ora evidentemente cambiato idea sono andati a ingrossare le fila del gruppo dei rivoltosi, assieme a Sandro Bondi, Giuseppe Ciarrapico, Diana De Feo (la moglie di Emilio Fede), Adriana Poli Bortone, Guido Possa, Salvatore Sciascia, Domenico Gramazio… Non basta. Gira persino voce (la fonte …

«Più tutele per contrastare le dimissioni in bianco», di Massimo Franchi

Iniziativa bipartisan ieri in Senato. «Chiediamo modifiche migliorative dell’articolo 55 della riforma del lavoro» • Ieri avviato l’iter in Commissione dopo l’accordo sugli emendamenti. La riforma del lavoro accelera. L’accordo nella maggioranza spiana la strada al disegno di legge che dovrebbe arrivare nell’aula del Senato all’inizio della prossima settimana con modifiche nette quanto le critiche dei partiti alla ministra Fornero, in primis sulla formulazione della norma contro le dimissioni in bianco. Ieri notte la commissione Lavoro di palazzo Madama ha iniziato a votare gli emendamenti, dopo che l’accordo fra Pdl, Pd e Udc e l’intervento dei relatori Tiziano Treu e Maurizio Castro hanno fatto dimezzare gli emendamenti da 1.004 a 500. In pratica sono rimasti solo quelli dei relatori più quelli dell’opposizione (Idv e Lega). E mentre si attende il via-libera della commissione Bilancio sulla copertura degli emendamenti, sembra poi scongiurato il pericolo dell’allungamento dei tempi dovuto al “sorpasso” della riforma costituzionale che, invece, rimarrà in commissione fino a fine mese, consentendo al ddl lavoro di approdare in aula se non a fine settimana, all’inizio …