Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

“L’acconto per l’Imu diventa un rebus”, di Saverio Fossati e Gianni Trovati

La disciplina dell’Imu si arricchisce di particolari, ma complica ulteriormente il rebus del primo appuntamento effettivo alla cassa, fissato per il 18 giugno prossimo con il versamento dell’acconto (il 16 cade di sabato). È questo il risultato degli emendamenti dei relatori alla legge di conversione del decreto fiscale (si veda Il Sole 24 Ore di ieri), che nascono dalla difficoltà di avere in tempi brevi un quadro chiaro sui gettiti reali dell’imposta e offrono quindi più tempo ai sindaci per fissare le aliquote definitive. In pratica, secondo gli emendamenti le amministrazioni locali potranno prendersi fino al 30 settembre per decidere le aliquote definitive da applicare alle diverse tipologie di immobili; nulla, però, si dice sulle modalità di calcolo da seguire per effettuare il versamento dell’acconto mettendosi al riparo da eventuali sanzioni riservate a chi paga una prima rata troppo leggera. Il problema era già emerso dopo che il «Milleproroghe» aveva fatto slittare al 30 giugno i termini per chiudere preventivi e regolamenti tributari ma naturalmente si complica ora che la distanza fra la scadenza per …

"La mossa di Casini è abile, ma i costi della politica sono altri", di Stefano Folli

Come spesso accade, Pier Ferdinando Casini è un politico svelto di riflessi. La sua rinuncia ai privilegi spettanti agli ex presidenti della Camera vuole essere una «mossa del cavallo», come dicono gli scacchisti: un gesto imprevisto che coglie impreparati gli avversari e li spiazza. In questo caso non ci sono avversari, bensì una consuetudine felpata che data da tempo immemorabile, in base alla quale le regole che riguardano il funzionamento della Camera, comprese le guarentigie a cui hanno diritto i presidenti emeriti, sono affare interno di Montecitorio e dei suoi organismi. Che decidono senza clamori e di solito senza pubblicità. Un mondo chiuso, almeno fino a ieri. Stavolta invece, sotto la pressione degli istinti anti-casta serpeggianti nel paese, la Camera ha fatto conoscere i suoi orientamenti per ridurre i privilegi degli «ex» (segreteria, autista con macchina di servizio, scorta eccetera). Ma si è trattato di un deliberato piuttosto complesso e controverso. I due «ex» che perderanno i loro attuali diritti al termine della legislatura sono Irene Pivetti e Pietro Ingrao, del quale ieri ricorreva il …

“La mossa di Casini è abile, ma i costi della politica sono altri”, di Stefano Folli

Come spesso accade, Pier Ferdinando Casini è un politico svelto di riflessi. La sua rinuncia ai privilegi spettanti agli ex presidenti della Camera vuole essere una «mossa del cavallo», come dicono gli scacchisti: un gesto imprevisto che coglie impreparati gli avversari e li spiazza. In questo caso non ci sono avversari, bensì una consuetudine felpata che data da tempo immemorabile, in base alla quale le regole che riguardano il funzionamento della Camera, comprese le guarentigie a cui hanno diritto i presidenti emeriti, sono affare interno di Montecitorio e dei suoi organismi. Che decidono senza clamori e di solito senza pubblicità. Un mondo chiuso, almeno fino a ieri. Stavolta invece, sotto la pressione degli istinti anti-casta serpeggianti nel paese, la Camera ha fatto conoscere i suoi orientamenti per ridurre i privilegi degli «ex» (segreteria, autista con macchina di servizio, scorta eccetera). Ma si è trattato di un deliberato piuttosto complesso e controverso. I due «ex» che perderanno i loro attuali diritti al termine della legislatura sono Irene Pivetti e Pietro Ingrao, del quale ieri ricorreva il …

“La mossa di Casini è abile, ma i costi della politica sono altri”, di Stefano Folli

Come spesso accade, Pier Ferdinando Casini è un politico svelto di riflessi. La sua rinuncia ai privilegi spettanti agli ex presidenti della Camera vuole essere una «mossa del cavallo», come dicono gli scacchisti: un gesto imprevisto che coglie impreparati gli avversari e li spiazza. In questo caso non ci sono avversari, bensì una consuetudine felpata che data da tempo immemorabile, in base alla quale le regole che riguardano il funzionamento della Camera, comprese le guarentigie a cui hanno diritto i presidenti emeriti, sono affare interno di Montecitorio e dei suoi organismi. Che decidono senza clamori e di solito senza pubblicità. Un mondo chiuso, almeno fino a ieri. Stavolta invece, sotto la pressione degli istinti anti-casta serpeggianti nel paese, la Camera ha fatto conoscere i suoi orientamenti per ridurre i privilegi degli «ex» (segreteria, autista con macchina di servizio, scorta eccetera). Ma si è trattato di un deliberato piuttosto complesso e controverso. I due «ex» che perderanno i loro attuali diritti al termine della legislatura sono Irene Pivetti e Pietro Ingrao, del quale ieri ricorreva il …

"Foto di gruppo con evasore", di Michele Serra

Ogni volta che vengono resi pubblici i redditi degli italiani, si sussulta. È la fotografia, se non di un Paese povero, di un Paese con moltitudini di poveri, una piccola minoranza di benestanti e pochissimi ricchi. Solo 30mila italiani (lo 0,07 per cento) dichiara di guadagnare più di 300mila euro all´anno. Per quanto sfocata (nessuna statistica riesce davvero a mettere a fuoco la realtà delle cose), è l´immagine di un popolo economicamente depresso, dove il benessere di massa, a differenza che in altri paesi occidentali, non ha mai fatto davvero breccia: oltre metà dei contribuenti dichiara un´imponibile inferiore ai 15mila euro all´anno. La recente catena di suicidi di nostri concittadini sopraffatti dalle ristrettezze economiche – quasi tutti piccolissimi imprenditori – suggerisce cautela nei giudizi: non c´è dubbio che i morsi della crisi abbiano roso fino all´osso alcuni redditi e alcune vite. Ma il macro-dato, così come viene offerto dall´autoscatto che i contribuenti hanno fatto dell´Italia lascia intendere, senza possibilità di dubbio, che una ricchezza smisurata (letteralmente: non misurata e forse non misurabile) non compare nella …

“Foto di gruppo con evasore”, di Michele Serra

Ogni volta che vengono resi pubblici i redditi degli italiani, si sussulta. È la fotografia, se non di un Paese povero, di un Paese con moltitudini di poveri, una piccola minoranza di benestanti e pochissimi ricchi. Solo 30mila italiani (lo 0,07 per cento) dichiara di guadagnare più di 300mila euro all´anno. Per quanto sfocata (nessuna statistica riesce davvero a mettere a fuoco la realtà delle cose), è l´immagine di un popolo economicamente depresso, dove il benessere di massa, a differenza che in altri paesi occidentali, non ha mai fatto davvero breccia: oltre metà dei contribuenti dichiara un´imponibile inferiore ai 15mila euro all´anno. La recente catena di suicidi di nostri concittadini sopraffatti dalle ristrettezze economiche – quasi tutti piccolissimi imprenditori – suggerisce cautela nei giudizi: non c´è dubbio che i morsi della crisi abbiano roso fino all´osso alcuni redditi e alcune vite. Ma il macro-dato, così come viene offerto dall´autoscatto che i contribuenti hanno fatto dell´Italia lascia intendere, senza possibilità di dubbio, che una ricchezza smisurata (letteralmente: non misurata e forse non misurabile) non compare nella …

“Foto di gruppo con evasore”, di Michele Serra

Ogni volta che vengono resi pubblici i redditi degli italiani, si sussulta. È la fotografia, se non di un Paese povero, di un Paese con moltitudini di poveri, una piccola minoranza di benestanti e pochissimi ricchi. Solo 30mila italiani (lo 0,07 per cento) dichiara di guadagnare più di 300mila euro all´anno. Per quanto sfocata (nessuna statistica riesce davvero a mettere a fuoco la realtà delle cose), è l´immagine di un popolo economicamente depresso, dove il benessere di massa, a differenza che in altri paesi occidentali, non ha mai fatto davvero breccia: oltre metà dei contribuenti dichiara un´imponibile inferiore ai 15mila euro all´anno. La recente catena di suicidi di nostri concittadini sopraffatti dalle ristrettezze economiche – quasi tutti piccolissimi imprenditori – suggerisce cautela nei giudizi: non c´è dubbio che i morsi della crisi abbiano roso fino all´osso alcuni redditi e alcune vite. Ma il macro-dato, così come viene offerto dall´autoscatto che i contribuenti hanno fatto dell´Italia lascia intendere, senza possibilità di dubbio, che una ricchezza smisurata (letteralmente: non misurata e forse non misurabile) non compare nella …