Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

Parlamento, scontro sugli stipendi "Non è vero che sono i più alti", di Claudio Tito

I costi della politica non possono essere confusi con i costi della democrazia. Ogni sistema politico maturo e democratico comporta una spesa per il suo mantenimento. La collettività è chiamata a farsi carico di quei costi e a coltivare anche economicamente la difesa di un modello istituzionale che continui a rispondere – nel nostro caso – ai principi della Costituzione. Al di là del giudizio sulla congruità degli stipendi riservati ai parlamentari italiani, però, nessuno può nascondere che in questa fase tutti – anche i deputati e i senatori – sono chiamati ad accettare i sacrifici che vengono imposti al Paese. Se il Parlamento ha votato e approvato a larga maggioranza la pesante manovra varata dal governo Monti, allora anche chi ha trasformato in legge quei provvedimenti deve dare il buon esempio. E accogliere per primo le ristrettezze che la crisi economica reclama. Se i lavoratori andranno in pensione più tardi, se per i prossimi due anni gli assegni previdenziali sopra i 1.500 euro non verranno rivalutati, se il peso del fisco nel complesso aumenterà …

Fassino: «C'è più equità, ma basta colpire gli enti locali», di Simone Collini

Il Patto di stabilità interno, per come è oggi, è per i Comuni una prigione. E contraddice i cardini dell’impostazione del nuovo governo. Monti ha parlato di risanamento, crescita ed equità. Ma la norma che regola i rapporti tra Stato ed enti locali nella sua cecità, non distinguendo tra spesa corrente e spese per investimenti, non tiene conto né del nesso tra risanamento e crescita né dell’equità». Racconta Piero Fassino che il giorno dopo l’annuncio che Torino avrebbe sforato il Patto di stabilità per il 2011lo hanno chiamato altri sindaci, parlamentari, ma anche quattro esponenti del governo: «Hanno tenuto a dirmi che ritengono sia necessario ridisegnare quel patto». E dal particolare dei vincoli di spesa si passa al generale di un governo che per il sindaco di Torino «adesso deve mettere in campo misure per la crescita che diano ai cittadini la certezza che i sacrifici richiesti produrranno risultati». Partiamo dalla sua decisione di non rispettare il Patto di stabilità per il 2011: cosa la motiva? «Una necessità, quella di far fronte agli impegni presi …

"La guerra dei tagli del ministro Di Paola", di Francesco Lo Sardo

Austerità per le forze armate ma la provenienza del ministro-ammiraglio non lo aiuta. «Non si fanno le nozze coi fichi secchi. La strada è ineludibile, piaccia o no. Con questo governo o un altro, non c’è alternativa… Bisogna ridimensionare lo strumento militare, non serve Napoleone per capirlo. Ma i tagli li dovremo fare nel modo e nei tempi giusti». Lo fanno in tutta Europa, tocca anche a noi. Sì, ma quali tagli e con che tempi? Sotto sotto, c’è chi accusa Giampaolo Di Paola di voler usare l’arma dei tagli alla difesa per ristrutturare le forze armate piegandole all’idea di strumento militare che lui ritiene da sempre più congeniale all’Italia: una forza essenzialmente aeronavale, facendo pagare il prezzo dei sacrifici più alto agli investimenti tecnologici per le forze terresti, cioè all’esercito. Un’accusa ingenerosa, sebbene ci sia il fondato sospetto che l’ammiraglio Di Paola capo di stato maggiore della difesa dal 2004 al 2008, poi presidente del comitato militare Nato fino alla nomina a ministro della difesa, sia affezionatissimo al progetto Joint Strike Fighter o F-35 …

"I tre richiami di Napolitano", di Federico Orlando

Risanamento, crescita e giustizia, sono i tre imperativi richiamati da Giorgio Napolitano al governo Monti la sera di san Silvestro. E ai sindacati il dovere di restare fedeli alla loro storia di difensori della democrazia, ai partiti il dovere di ritrovare la politica, per adeguare lo stato, le istituzioni, gli apparati e garantire governi in fruttuosa alternanza, che trovino nella competizione oltre che nel dovere gli stimoli per ricostruire la morale civile, pensare alla parte più povera della società, tagliare le spese parassitarie, ricondurre riottosi e corporazioni sotto la legge, sviluppare le prospettive delle imprese sane, dare lavoro ai giovani alle donne e agli espulsi dalla produzione. Salvare l’Italia in Europa e l’Europa dalle sue turbe ereditarie modello ungherese e da nuovi egoismi, guarire e rimettere in corsa quell’Italia positiva che il presidente ha incontrato, nell’annus horribilis 2011, ripercorrendo i 150 dell’unità nazionale, accolto dovunque da folle di buona volontà che con lui hanno ritrovato orgoglio e speranza. Ascoltandolo, ricordavo che nell’ampia pubblicistica in vista del centocinquantenario, ci sono stati studiosi che hanno ricercato ancora …

"Il costo sociale", di Claudio Sardo

Gli aumenti dei prezzi di benzina e diesel, dei pedaggi autostradali, delle tariffe elettriche e del gas segnano l’amaro esordio del 2012. Dopo le successive manovre dei governi Berlusconi e Monti rappresentano per molti aspetti il nostro stato di necessità. Tuttavia prezzi e tariffe non sono dati di natura. E non tutti gli aumenti sono eventi ineluttabili.Pur dentro il mercato un governo ha facoltà di attivare controlli, verifiche, e dove possibile modulare, calmierare. Ieri su l’Unità Ruggero Paladini ha spiegato come le tariffe elettriche e del gas siano sottoposte all’autorità dell’energia, che le convalida sulla base dei costi di produzione, mentre invece l’aumento del 3,5% dei pedaggi autostradali sia avvenuto senza la verifica di un’autorità indipendente. Non tutto è uguale, dunque. E si può dubitare dell’opportunità di un aumento (maggiore del tasso di inflazione) per le autostrade in concomitanza con l’incremento delle accise sui carburanti (per un valore di sei miliardi di euro). Ancor più si può oggi contestare quanto sbagliata sia stata la scelta del governo di sottrarre le autostrade all’autorità dei trasporti. Il …

L´agenda di Bersani per le riforme "È il momento del dialogo sociale", di Pier Luigi Bersani

Caro Direttore, come tutti dicono, abbiamo davanti un anno arduo e non semplice da interpretare. Vale forse la pena di “progettarlo” un po´, togliendo di mezzo un eccesso di fatalismo. Vorrei cominciare con qualche prima idea. 1. La scena si apre sull´Europa. Fino ad ora le decisioni sono state deboli. L´agenda da qui a marzo di per sé non rassicura. Nelle opinioni pubbliche è ancora dura come il marmo quell´ideologia difensiva e di ripiegamento che le destre europee hanno coltivato, ricavandone inutili vittorie, e che i progressisti non hanno potuto o saputo contrastare, ricavandone larghe e dolorose sconfitte. Inutile illudersi. O si mette in comune rapidamente e seriamente la difesa dell´Euro (vincoli di disciplina, strumenti efficaci e condivisi contro la speculazione e per la crescita, politiche macroeconomiche coordinate) o sarà il disastro. Se davvero l´Italia è troppo grande sia per fallire che per essere salvata, allora è troppo grande anche per stare zitta. È tempo che ciascuno di noi faccia la sua parte in Europa; il Partito Democratico sta lavorando per la piattaforma comune dei …

"Una strada in salita", di Paolo Baroni

Facile dire lavoro. Che quella occupazionale sia una vera emergenza ce lo dicono le cronache di tutti i giorni (quelle che raccontano delle proteste) e le statistiche, ufficiali e non. Se nel calcolo della disoccupazione si tiene conto degli operai in cassa integrazione a zero ore l’indice schizza dall’8,5 ufficiale al 13 per cento. La crisi non solo è drammatica ma ormai è conclamata. Le ricette per affrontarla, però, sono tutt’altro che chiare. Anzi, l’impressione è che le due agende, quella del governo e quella dei sindacati, proprio non coincidano. L’esecutivo, quando parla di lavoro, pensa essenzialmente alle regole, alla riforma dei contratti, «senza escludere nulla» e «senza pregiudizi», come hanno ripetuto negli ultimi giorni sia il presidente del Consiglio sia il ministro del Lavoro. La questione articolo 18, o se vogliamo, nella sua traduzione più comune, il tema della libertà di licenziare, dopo le polemiche di fine anno, non è formalmente sul tavolo. Ma il punto, per l’esecutivo, è – e resta – sempre quello: creare le migliori condizioni per le imprese, semplificare le …