Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"La strategia Monti, le idee della sinistra contro la giungla dei lavori flessibili", di Roberto Mania

Dall´affitto agli incarichi a chiamata, il mercato degli impieghi è prigioniero oggi di decine di status diversi Un contratto unico per uscire dal dualismo del mercato del lavoro, dove c´è chi è garantito e chi non ha praticamente protezioni: a questo pensa il governo mentre prepara il difficile confronto con i sindacati Regole uniche per le pensioni, regole uniche anche nel mercato del lavoro. È l´obiettivo che si è dato il governo Monti. Dopo quindici anni di flessibilità spinta che ha portato a oltre quaranta tipologie contrattuali (dal lavoro in affitto fino al job on call, una vera giungla contrattuale) e che ci lascia, però, un tasso di occupazione giovanile tra i più bassi d´Europa (circa il 47 per cento contro una media Ue che viaggia intorno al 60 per cento), si è deciso di voltare pagina. Non un ritorno al passato, ormai improponibile nella competizione globale, ma il tentativo di chiudere la lunga stagione del dualismo nel mercato del lavoro: da una parte i protetti dalle leggi e dai contratti, dall´altra i precari quasi …

Le classi ci sono ancora ma la politica non sa più rappresentarle", di Carlo Buttaroni

Il conflitto sociale non scompare né si attenua: al contrario pone nuove istanze e nuove sfide davanti all’incalzare della crisi economica
La crescita dell’astensionismo determina problemi soprattutto alla sinistra. Esistono ancora le classi sociali? A rilanciare il tema, seppur in termini non così diretti come suggerisce la domanda, è stato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo appassionato discorso di fine anno. Il Capo dello Stato ha più volte fatto riferimento ai lavoratori e alle forze produttive del Paese, ricordando le sue radici politiche, la sua vicinanza al mondo del lavoro, nonché il ruolo e lo slancio positivo del movimento operaio nei momenti più difficili della nostra Repubblica. Qualche giorno prima, Susanna Camusso, in una bella e intensa intervista a l’Unità, anticipava gli stessi temi, denunciando quanto il peso della crisi economica fosse a carico dei lavoratori e dei pensionati. Il presidente della Repubblica e la leader della Cgil, nelle loro riflessioni, hanno fatto spesso riferimento a classi di lavoratori e pensionati, pur declinandone il ruolo in un contesto nuovo e dalle inedite insidie com’è …

«Manca ancora una strategia sulla lotta all’evasione fiscale», intervista a Vincenzo Visco di Bianca Di Giovanni

Si poteva fare di più (sulla lotta all’evasione) e meglio (sull’Irpef). Ma soprattutto si doveva fare prima: esattamente 10 anni fa. Purtroppo non è andata così: questa è la pesante responsabilità dei governi Berlusconi. A questo punto, dopo un decennio di malagestione dei conti e di racconti «fiabeschi» sulla realtà, agli italiani va detta la verità: «la manovra Monti è ineludibile. Necessaria, ma insufficiente». La vede così Vincenzo Visco, che descrive questo momento come «la crisi globale che si va dipanando. All’inizio se ne sono limitati gli effetti grazie al coordinamento internazionale delle azioni. Oggi invece ciascuno fa per sé, e la crisi peggiora». Difatti all’Italia non basterà aggiustare i conti: bisognerà anche modificare la politica economica europea. «il punto sta lì: si continua a chiedere di aggiustaee disavanzi, che sono l’effetto della crisi, non la causa. nel frattempo la Germania rischia di suicidarsi, evitando politiche espansive. Perché una cosa è chiara: il surplus tedesco può finire in due modi. O con la recessione, o con le politiche espansive. Scelgano loro». La «Merkel Politik» rischia …

"Discorso alla nazione", di Massimo Giannini

“Il discorso del re” non è stato solo un magnifico film di questo terribile 2011. È stato anche il messaggio di Capodanno a reti unificate di Giorgio Napolitano, che almeno sul piano simbolico è ormai al tutti gli effetti il vero “sovrano democratico” di questa incompiuta e inconcludente Repubblica parlamentare. Al contrario degli ultimi due anni, stavolta il capo dello Stato non si e limitato a un breve e colloquiale augurio dedicato alle famiglie italiane sedute a tavola per il solito cenone. “Re Giorgio”, come ormai lo ha ribattezzato il New York Times, ha tenuto un vero e proprio “discorso alla nazione”. Ad alto impatto etico, politico e persino psicologico. Colpiscono i toni. A differenza del capodanno 2010, nelle parole del presidente della Repubblica si è percepito un piglio e un orgoglio del tutto inusuali, ma assolutamente coerenti con la fase. Napolitano sente l´esigenza di scuotere il Paese dalla sua inebetita frustrazione. Di strigliare la politica nella sua stupefacente auto-sospensione. Di stimolare il governo nella sua complicata missione. Di svegliare l´Europa dalla sua masochistica indecisione. …

"L'Italia può e deve farcela. La nostra società deve uscirne più severa e più giusta, più dinamica, moralmente e civilmente più viva, più aperta, più coesa", di Giorgio Napolitano

“Grazie a tanti di voi, a tanti italiani, uomini e donne, di tutte le generazioni e di ogni parte del paese, per il calore con cui mi avete accolto ovunque mi sia recato per celebrare la nascita dell’Italia unita e i suoi 150 anni di vita”. Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha aperto il tradizionale messaggio televisivo, a reti unificate, di fine anno. “Il mio è, in sostanza, un grazie per avermi trasmesso nuovi e più forti motivi di fiducia nel futuro dell’Italia. Che fa tutt’uno con fiducia in noi stessi, per quel che possiamo sprigionare e far valere dinanzi alle avversità: spirito di sacrificio e slancio innovativo, capacità di mettere a frutto le risorse e le riserve di un’economia avanzata, solida e vitale nonostante squilibri e punti deboli, di un capitale umano ricco di qualità e sottoutilizzato, di un’eredità culturale e di una creatività universalmente riconosciute. Non mi nascondo, certo, che nell’animo di molti, la fiducia che ho sentito riaffiorare e crescere nel ricordo della nostra storia rischia di essere oscurata, in …

«Fassino ha fatto bene. Ci sono 40 miliardi fermi per pagare le imprese», intevista a Graziano Delrio di Laura Matteucci

Abbiamo sempre denunciato il fatto che il Patto di stabilità così com’è concepito è stupido, iniquo, e di certo non aiuta il Paese a ripartire. Anzi, il contrario: deprime gli investimenti, del 30% solo negli ultimi due anni, blocca persino i pagamenti alle imprese, che giustamente se ne lamentano». Quindi l’Anci condivide la posizione del sindaco di Torino, Piero Fassino,che ha reso pubblico lo sforamento, rivendicandolo come mossa per “sostenere l’economia della città”? «Nel merito non ho alcuna obiezione alle parole di Fassino. La sua è da sempre la posizione dell’Anci. È da quando il Patto è nato, con la manovra Tremonti del 2007-2008, che ne chiediamo la revisione, e questa volta Monti e il ministro Giarda si sono impegnati a farla nei primi mesi dell’anno. Comunque quella di Fassino è la presa d’atto di una situazione: nel 2011, dice, Torino ha sforato. Il che non mi stupisce: sono le città più grandi ad accusare le difficoltà maggiori». Parla Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente dell’Anci, l’Associazione dei comuni, dopo l’uscita di Fassino …

"Il debito pubblico è il prodotto di secoli, ma il malefico “spread” di appena nove anni: la somma dei malgoverni berlusconiani", di Guido Carandini

Spesso per capire l’attualità occorre guardare parecchio indietro nella storia. E scoprire, per esempio, che risale al 1694 la nascita della Banca d’Inghilterra e, con essa, del primo sistema del “debito pubblico” che poneva il finanziamento dello Stato su una base più solida di quella precedente dei banchieri privati. La fiducia su cui si poté costruire allora il debito pubblico inglese era essenziale per i banchieri olandesi che lo finanziavano anche per approfittare dei più alti tassi di interesse pagati dalla Banca centrale inglese. Come vedete c’è poco di nuovo sotto il sole: gli Stati si sono indebitati da quando la spesa pubblica ha cominciato a superare gli introiti fiscali. Ma per un paradosso dell’economia capitalista, studiato da pochi economisti (da noi, a mia conoscenza, solo da Paolo Leon) il passivo dei conti pubblici può accrescere il reddito nazionale (il Prodotto interno lordo) e, per questa via, trasformarsi in un attivo nei conti privati, per esempio aumentando simultaneamente i profitti delle imprese e i consumi dei loro dipendenti. E poiché dunque nel PIL, al contrario …