Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Una riforma e quattro principi", di Donata Lenzi

Tutti i grandi quotidiani di oggi parlano di pensioni riprendendo un articolo di prossima pubblicazione su “Italiani Europei” scritto da Elsa Fornero prima di diventare ministro. Suggerirei di leggere con attenzione, ma prima di rompersi la testa ricordiamoci che una cosa è uno studio, una cosa una proposta del governo confrontata con le parti sociali. Non sappiamo ancora cosa esattamente proporrà. Qualche “paletto” però possiamo metterlo. Comincio con il dire che il vitalizio dei parlamentari è la prima cosa che, giustamente, salta; infatti su nostra proposta Senato e Camera ne hanno già votato l’abrogazione. Non era l’unica cosa che abbiamo proposto e ottenuto nel nostro ordine del giorno del 3 agosto accolto dalla presidenza (per una lettura integrale delle undici proposte rimando alla news a lato). So che qualcuno dirà “non basta”, vorrei farvi notare però che l’ordine del giorno e il suo contenuto è sconosciuto ai più e nascosto volutamente dai media. Pensioni. Riporto la versione integrale, prima dei tagli, del mio articolo che oggi ha pubblicato l’Unità dal titolo “Una riforma e quattro …

Il governatore Visco: «Il vero cambiamento è investire sui giovani», di Bianca Di Giovanni

“Non facciamo gli indovini”. Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco misura le parole sulla durata della crisi e sulle turbolenze dei mercati. Anzi, preferirebbe proprio non pronunciarle. Vorrebbe parlare solo di quello che ormai da tempo lo appassiona: il capitale umano e l’economia della conoscenza. La sua prima uscita pubblica da governatore – in un convegno dell’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia – l’ha dedicata a questo, quasi a sottolineare quanto il fattore umano conti anche nel mezzo della «tempesta perfetta della finanza». Ma lo scenario impone altri temi, urgono risposte. «Non c’è unaricetta per uscire dalla crisi – avverte – bisogna solo lavorare molto, ascoltare e riflettere. Ascoltare i giovani, che sbagliano quando chiedono di uscire dall’euro (sarebbe un disastro), ma hanno istanze corrette. Nel suo studio al piano nobile di Palazzo Koch, Visco resta abbottonatissimo sui prossimi impegni del governo italiano («aspettiamo») e, riflettendo sul futuro dei giovani, lancia un invito ai più vecchi: «Federico Caffè diceva sempre: bisogna avere il coraggio di riformare, non quello di …

"Leghisti di governo", di Paolo Natale

Un piccolo ma importante segnale. Un paio di giorni fa, come faccio usualmente per provare a comprendere l’aria che tira nel Carroccio, ascoltavo l’organo radiofonico della Lega, Radio Padania libera. In uno dei consueti microfoni aperti, telefona un radioascoltatore che, intervenendo sul tema delle riforme su cui si stava dibattendo, sottolinea il fatto che in fondo, nei quasi dieci anni di governo, il partito di Bossi non è mai riuscito a far passare leggi essenziali per il risanamento economico del paese. Un intervento certo un po’ polemico, ma piuttosto tranquillo nei toni e nelle modalità utilizzate. Il conduttore, in preda ad una specie di raptus, inizia da quel momento, e per quasi un minuto, ad insultare l’ascoltatore tacciandolo di comunismo, di imbecillità, di provocazioni gratuite. Invitandolo infine ad evitare di richiamare la radio nei mesi e negli anni a venire. Perché (sua frase testuale) «in questa emittente non c’è libertà di parola». Un po’ allibito ripenso a quello che accadeva fino a poche settimane fa: allora a Radio Padania si intrecciavano elogi e appoggi all’azione …

"Zagrebelsky: politica sotto tutela tecnocratica", di Dino Martirano

«Gustavo, non essere così pessimista. Non perdiamoci d’animo…». Con queste parole di caldo incoraggiamento, Giuliano Amato conclude il suo intervento dopo aver ascoltato il presidente emerito della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, che ha parlato di società votate all’autodistruzione, di politica egoista con le prossime generazioni, di miopia davanti alle catastrofi tecnologiche, ambientali e finanziarie. Dunque, argomenta il professore Zagrebelsky, quasi per dare una base giuridica a ciò che sta accadendo in Italia e in Europa, «la prospettiva che si apre è quella di una tutela tecnocratica del potere e della politica». Un passo necessario, questo, anche se la svolta tecnocratica dovrà per forza essere una parentesi: altrimenti, avverte l’ex presidente della Consulta, c’è il rischio che la sospensione della democrazia costituzionalmente intesa «possa alimentare ideologie illiberali». Davanti al capo dello Stato — che ha partecipato, assieme al presidente del Senato Renato Schifani e alla vicepresidente della Camera Rosy Bindi, al seminario annuale della Consulta dedicato al tema «Dallo Statuto Albertino alla Costituzione repubblicana» — Zagrebelsky rompe gli schemi. E con una relazione che scava nel …

"La moneta unica e i suoi paradossi", di Tito Boeri

Lo sta già facendo da mesi senza poterlo dire. Se avesse annunciato apertamente le sue intenzioni, non avrebbe avuto bisogno di fare tanto. È questo il paradosso in cui si dibatte la Banca Centrale Europea. Un paradosso attorno al quale si gioca il futuro dell´euro. La Bce sta svolgendo da più di un anno un ruolo di prestatore di ultima istanza per i governi dei Paesi contagiati dalla crisi del debito pubblico. Compra i loro titoli di stato sul mercato secondario. In altre parole, non li compra direttamente dai governi, come invece ha fatto la Bundesbank all´asta dei Bund di mercoledì scorso, ma li acquista da banche e investitori stranieri che vogliono disfarsi dei titoli di stato di paesi in difficoltà. Con questi interventi, la Bce evita che ci sia un mercato senza compratori e che, dunque, i rendimenti dei titoli di stato schizzino ulteriormente verso l´alto trasformando quelle che dovrebbero essere temporanee crisi di liquidità, difficoltà nell´emettere titoli di stato a rendimenti sostenibili, in crisi di insolvenza. Ma questi continui interventi sono solo un …

"L'urgenza di attendere", di Mario Calabresi

È urgente attendere», recita un motto della diplomazia inglese citato ieri su Twitter dal vignettista Massimo Bucchi. La contraddizione tra due necessità, quella dell’urgenza e quella dell’attesa, può rappresentare perfettamente lo stato d’animo che anima oggi molti italiani. Quando è caduto il governo Berlusconi abbiamo ripetuto tutti che non c’era tempo da perdere, perché l’Italia non poteva sopportare tassi di interesse superiori al 7 per cento, uno spread di oltre 500 punti e la mancanza di ricette chiare per uscire dalla crisi. Gli italiani hanno capito, la percezione del senso del dramma è stata talmente avvertita che molti si aspettavano l’immediato varo di misure drastiche di taglio della spesa. Addirittura due domeniche fa si era arrivati a immaginare che la nomina di Monti e l’immediata formazione del governo potessero essere seguite da un decreto – da varare prima della riapertura dei mercati del lunedì – contenente, a scelta, la patrimoniale, la reintroduzione dell’Ici o perfino un prelievo forzoso sui conti correnti del tipo fatto da Giuliano Amato nel 1992. D’altronde, era il ragionamento di molti, …

"Palazzo Madama vara il piano austerity subito tagli alle spese, via i vitalizi dal 2013", di Carmelo Lopapa

Vitalizi azzerati. O meglio, trasformati in qualcosa che dovrebbe somigliare più alla pensione di un lavoratore. Ma solo per i futuri parlamentari. Per chi, cioè, varcherà la soglia di Palazzo Madama e Montecitorio dal 2013. Quelli in carica, e ancor meno gli “ex” già pensionati, non subiranno alcuna decurtazione. Ché i diritti acquisiti non si possono intaccare. E poi, tagliati su carta e trasferiti sul web gli atti parlamentari, l´agendina in pelle ridotta all´osso, il ristorante che resta in piedi al Senato ma facendo pagare di più il senatore e che viene invece cancellato del tutto a Montecitorio (per adesso è solo un progetto). E poi risparmi sulla manutenzione e meno rotoli di carta igienica e meno benefit assicurativi. Fanno 3 milioni e 900 mila euro in meno per le spese del 2011 che sta per concludersi, a Palazzo Madama, su un bilancio complessivo da 592 milioni di euro. Non risolvono la crisi finanziaria, giusto un segnale lanciato alla vigilia di ben altra cura dimagrante che il governo Monti sta per somministrare agli italiani. «Abbiamo …