Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Putin, escort, Apicella L’Italia esce dall’era B. più povera e precaria", di Oreste Pivetta

Il ventennio berlusconiano non lascia in eredità riforme memorabili e neppure autostrade, ma una scia di veleni, scandali e leggi ad personam. Solo lui è diventato più ricco e gli sono persino ricresciuti i capelli. Berlusconi nella storia. Se era questa la sua ambizione è chiaro che può credere d’esserci riuscito. A prima vista, chi potrebbe contraddirlo. A settantacinque anni Berlusconi potrebbe ritirarsi contento e si ritirerà convincendo se stesso d’aver lasciato il segno. Potrà confidare ai suoi fedeli, che non mancheranno finchè non mancheranno le risorse, ’aver salvato l’Italia, dalla finanza assassina, dalle mani rapaci del’eurozona, dalle frane e dalle inondazioni, soprattutto dai comunisti. Racconterà d’aver preso per mano un povero paese e d’averlo condotto sulle soglie della modernità, lui, l’ottimista, il liberale, l’architetto del futuro, l’avanguardista, eccetera eccetera. L’uomo non è privo di immaginazione. Le frottole, che ha raccontato a noi per venti anni e passa, saprà raccontarle anche a se stesso. Quante altre imprese avrebbe potuto realizzare, il ponte sullo stretto un lampo dalla Calabria alla Sicilia, le centrali nucleari, la giustizia …

"Potevamo vincere le elezioni ma avrei trionfato sulle macerie ora governo di caratura tecnica", intervista a Pier Luigi Bersani di Alessandra Longo

E´ fatta. E´ finita. Pierluigi Bersani si accende un sigaro nel suo ufficio alla Camera, prima di affrontare l´entusiasmo dei militanti nella sede storica di via dei Giubbonari e prima di scendere, con loro, in piazza. Scorrono i titoli di coda. Il segretario del Pd può lasciarsi andare: «E´ il giorno della liberazione! Tutti, chi più chi meno, hanno portato un sassolino per arrivare a questo passaggio di importanza incalcolabile». Berlusconi – dice Bersani – è caduto in Parlamento nel rispetto delle regole ma dietro c´è la nostra forza, la forza reale del Pd, che non è il partito a impronta personalistica del “ghe pensi mi” ma un partito solido, democratico, che discute, e ha scelto compatto di appoggiare un governo di emergenza». Strana serata per la sinistra, il senso di euforia non scaccia la prudenza. I nodi sono tanti: la composizione del governo, il caso Letta, che poi, però, si risolve nella notte con un passo indietro. E sul quale Bersani dice: «Non ne facevo una questione personale ma a chi chiedeva garanzie politiche …

"Equità e risanamento. Il resto lo faremo dopo le elezioni", di Gianni Cuperlo

Non chiediamo all’esecutivo di emergenza di realizzare cose che spetteranno a un governo di alternativa. Certo non sarà indifferente il ricorso alla patrimoniale e il ripristino delle condizioni di legalità. C’era il governo Berlusconi. Partiamo da qui. E se c’era e oggi non c’è più il merito è anche di opposizioni ferme e di un Pd determinante. Adesso ci attendono ore cruciali che faranno emergere il profilo e la natura dei protagonisti, a cominciare dai partiti. Per noi parla Bersani e lo fa con chiarezza: prima viene il paese, la salvezza del paese. E la via d’uscita, adesso, significa un governo di emergenza in grado di invertire le tendenze peggiori delle ultime settimane. Dovrebbe essere scontato. Nelle cose non lo è. La vecchia maggioranza è implosa. I leghisti sono rifluiti in Padania mentre il PdL si è rotto in tronconi, l’uno contro l’altro armati. Una condizione difficile che il capo dello Stato affronterà nelle prossime ore con l’autorevolezza che gli italiani gli riconoscono e nella volontà di convincere anche i più riluttanti dello sbocco necessario. …

«Ma la svolta può partire solo dall’Europa», intervista a Lucrezia Reichlin di Bianca Di Giovanni

L’economista italiana della London School: «Per uscire dalla crisi le soluzioni tecniche non bastano, serve un progetto ambizioso». Con la crisi la storia europea sembra arrivata ad una svolta senza ritorno. Il vecchio continente arranca dietro i mercati in subbuglio. Come se ne esce? «Ci vogliono soluzioni che riassicurino i nostri creditori sulla capacità dei paesi europei a rischio a pagare e queste soluzioni implicano misure nazionali ma anche il rafforzamento delle istituzioni europee per il management della crisi. Non solo soluzioni tecniche, abbiamo bisogno anche di ricreare consenso attorno ad un progetto europeo che implichi più crescita e più giustizia. Abbiamo bisogno di una sorta di piano Marshall, un progetto ambizioso che coinvolga anche i cittadini». La pensa così Lucrezia Reichlin, docente di economia alla London Business School. Reichlin segue da oltre manica le sorti (pesantissime) del nostro Paese sui mercati, tocca con mano le distanze (siderali) tra i giovani e le donne italiane e quelli degli altri Paesi. C’è molto da fare: servono riforme subito, soprattutto per i più giovani (nuovo welfare) e …

"Quei pozzi avvelenati dalla giustizia alla Rai", di Francesco Merlo

È la normalità, la tanto attesa normalità, che ha reso storica la lunga giornata di ieri anche se ci vorrebbe un governo Monti delle anime e dei sentimenti e dei valori per liberare l´Italia dal berlusconismo. Nessuno dunque si illuda che sia davvero scaduto il tempo. Certo, alla Camera lo hanno giubilato, gli hanno fatto un applauso da sipario: è così che si chiude e si dimentica, con l´applauso più forte e più fragoroso che è sempre il definitivo. Poi Napolitano è riuscito a dare solennità anche all´addio di Berlusconi che sino all´altro ieri si era comportato da genio dell´impunità inventando le dimissioni a rate. Che lui nascondesse una fregatura sotto forma di sorpresa è stato il brivido di ieri, e difatti, inconsapevolmente, nessuno si è lasciato troppo andare e la festa, sino all´annuncio ufficiale delle dimissioni, più che sobria è stata cauta. Di sicuro Berlusconi non ha avuto il lieto fine. Entrato in scena cantando My Way ne è uscito con lo Zarathustra che premia «il folgorante destino di chi tramonta». Dunque non c´è …

"Dopo diciassette anni sipario sulla videocrazia", di Filippo Cecarrelli

In fondo è tutto un problema di forme e quindi, al giorno d´oggi, di sostanza. Per cui nel pomeriggio fatale dell´addio di Berlusconi, sic transit gloria mundi, il pensiero va al piccolo trolley del professor Monti, che l´altro giorno è arrivato a Roma con l´aereo di linea e poi è andato a prendere la moglie alla stazione Termini; e c´è una foto di loro due al binario, gente nei pressi, ma per gli affari suoi, e si capisce che nessuno o quasi l´ha riconosciuto; e viene anche da chiedersi se l´Italia non abbia bisogno di semplicità. Quando si muoveva il presidente Berlusconi era come la partenza di un circo: macchine blu e macchinette argento, camioncini neri dai vetri oscurati, e registi, producer, sirene e sirenette, guardie di ogni ordine e tipo che giravano con una sorta di borsa antiproiettile con la quale schermavano il corpo del Capo eseguendo una bizzarra e silenziosa coreografia. E colpisce che ieri il Cavaliere abbia ricevuto il professor Monti a Palazzo Chigi, sede ufficiale della presidenza del Consiglio, e non …

Intervento di Dario Franceschini alla Camera dei Deputati "Oggi si apre una pagina nuova"

Signor Presidente, oggi scende il sipario su una lunga e dolorosa fase della storia politica italiana. Il Paese arriva a questa giornata frastornato, impaurito, travolto da una crisi finanziaria che ha attraversato le vite individuali e la nostra esperienza collettiva. Ma l’Italia arriva ancora carica di potenzialità, carica di energie, un Paese che ha voglia di voltare pagina ed ha voglia di ricominciare daccapo. Era sembrato, per molti anni, questi lunghi anni, che il potere si fosse trasferito altrove, che la forza dell’economia, la forza del denaro, la forza dei soldi, la forza della spregiudicatezza, fosse inesorabilmente diventata molto molto più forte di istituzioni giudicate troppo deboli e troppo antiche. Qualcuno sottolineava questo con preoccupazione, qualcun altro con soddisfazione, ma era una valutazione comune, soprattutto perché quelle istituzioni sono state maltrattate ed insultate da chi ne ha guidata una parte in questi anni. E, invece, proprio quelle istituzioni democratiche e, in particolare, il Parlamento – e di questo dovremmo essere tutti orgogliosi -, hanno dimostrato di essere più solide e più forti di qualsiasi potere …