Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

«Riforma elettorale e meno onorevoli È il tempo di un accordo bipartisan», intervisa a Dario Franceschini di Maria Teresa Meli

Onorevole Franceschini, secondo lei è possibile, dopo le contrapposizioni di questi anni, che centrosinistra e centrodestra sostengano insieme un governo d’emergenza? «Io penso che sia indispensabile. Non esistono alternative alla nascita di un nuovo governo con una larga base parlamentare, che garantisca di affrontare l’urgenza della crisi e che tranquillizzi i mercati. È una strada obbligata. Del resto, nella vita di ogni partito arriva sempre il momento di scegliere quello che serve al Paese e non le proprie convenienze di parte. In teoria, noi avremmo interesse a fare le elezioni, visti i sondaggi, ma non lo facciamo perché mettiamo avanti gli interessi del Paese». Non le sembra di essere troppo ottimista? «No, io penso che il governo d’emergenza risponda alle domanda degli italiani, che sono preoccupati per il loro lavoro, per i loro risparmi e per il futuro. E anche il mondo è attento ai destini dell’Italia a cui sono legati quelli dell’Europa. Ciò non vuol dire che nasce una maggioranza politica a sostegno del governo d’emergenza, significa che per una fase transitoria avversari che …

"Il Professore e il fattore tempo", di Claudio Tito

La prima vera prova da superare per Mario Monti sarà stamattina. Dopo la corsa dello spread che si è verificata la scorsa settimana, l´apertura dei mercati finanziari darà una risposta agli interrogativi posti da tutto il mondo politico e istituzionale. Un buon risultato della Borsa di Milano e soprattutto dei nostri titoli di Stato rappresenterà un test decisivo per il percorso imboccato dal premier incaricato. Una preoccupazione che ha accompagnato tutti gli incontri di ieri al Quirinale. Non a caso mai le consultazioni sono state così brevi nella storia della Repubblica. Il capo dello Stato ha fatto di tutto per imprimere un´accelerazione senza precedenti alla soluzione della crisi. Anche il neosenatore a vita sta programmando la formazione dell´esecutivo secondo una tempistica strettissima che porterebbe al giuramento dei ministri mercoledì e alla fiducia del Parlamento entro venerdì. La tela tessuta in questi giorni con i leader europei mirava proprio a costruire una protezione per i prossimi giorni. E il comunicato con cui il presidente della Commissione europea Barrroso e del presidente del Consiglio Europeo Van Rompuy …

"È l'ora della prova, adesso responsabilità", di Giorgio Napolitano

Ho incontrato i Presidenti del Senato e della Camera e i rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari per raccogliere le loro opinioni sul modo di affrontare la crisi di governo apertasi con le dimissioni correttamente rassegnatemi dall’onorevole Berlusconi. A tutti ho esposto – riscontrando un clima riflessivo e pacato – il mio convincimento che sia nell’interesse generale del Paese sforzarsi di formare un Governo che possa ottenere il più largo appoggio in Parlamento. Su scelte urgenti di consolidamento della nostra situazione finanziaria e di miglioramento delle prospettive di crescita economica e di equità sociale per il Paese considerato nella sua unità. L’urgenza di quelle scelte – a partire dalla concretizzazione delle misure già concordate in sede europea – deriva dalla gravità della crisi finanziaria e dei pericoli di regressione economica dinanzi a cui si trovano l’Italia e l’Europa. La particolare fragilità del nostro Paese sta nell’altissimo debito pubblico accumulato nel passato. È un peso che – visto il fortissimo rialzo degli interessi sui nostri Buoni del Tesoro e il ristagnare dell’attività economica – rischia di …

"I 42 mesi che non cambiarono l'Italia", di Mattia Feltri

La storia del IV governo di Silvio Berlusconi è la storia di un’occasione buttata. Era una prateria, non un Parlamento, quello che il premier si trovò davanti il 14 maggio del 2008 quando ottenne alla Camera una copiosa fiducia di sessanta deputati, 335 a 275. Di comunisti non ce n’erano. Fatti fuori dai loro stessi fallimenti, dalla legge elettorale e dal sistema di alleanze voluto dal candidato di sinistra, Walter Veltroni. C’era un’aria di pacificazione, persino la speranza che sarebbe stata una legislatura costituente, di passaggio a un bipolarismo meno farabutto. Berlusconi e Veltroni si stringevano la mano in aula e si davano appuntamento per pranzo. Il discorso del presidente del Consiglio, aperto a riforme condivise, era stato applaudito e la risposta di Veltroni – orgogliosa e non supina – conteneva un elemento fondamentale: yes we can, se po’ fa’. L’esecutivo era in stato di grazia. Sembrava che Napoli fosse stata buttata in lavatrice e stesa all’aria del golfo. La confusa manovra di salvataggio dell’Alitalia procedeva nello sventolio dei patriottici. Giulio Tremonti già lavorava alla …

Bersani: "Prima di tutto c'è l'Italia. Sì a esecutivo d'emergenza"

Napolitano ha ricevuto la delegazione del PD per le consultazioni, composta da Bersani, Finocchiaro e Franceschini: Il primo punto su cui il nuovo governo dovrà impegnarsi è quello del lavoro, dei redditi e dei risparmi delle famiglie. “L’Italia è in una crisi davvero seria, perchè siamo arrivati là dove non saremmo dovuti essere. Il PD ha dato la sua disponibilità e il suo impegno per un Governo di emergenza e di transizione, che sia totalmente nuovo a forte e autorevole caratura tecnica, che non dovrà solo affrontare l’emergenza da un punto di vista economico, ma dovrà fare anche le riforme: quella della legge elettorale, dei regolamenti di Camera e Senato e quella per la riduzione del numero dei parlamentari. Su questo abbiamo le nostre proposte”. Così il Segretario del PD, Pier Luigi Bersani, al termine delle consultazioni per la crisi di governo con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Presenti i capigruppo di Camera e Senato, Dario Franceschini e Anna Finocchiaro. “Ringraziamo il Capo dello Stato per come sta conducendo questa fase delicata – ha …

"Con le urne si perdono euro e onore", di Giuliano Amato

Nel 1992 l’euro non c’era e le valute dei Paesi europei erano legate fra loro nello Sme, un sistema monetario comune che le teneva agganciate l’una all’altra entro bande di oscillazione che non potevano superare il 2,5%. Se la pressione dei mercati ne spingeva una in prossimità del margine, scattava l’obbligo di tutte le banche centrali di sostenerla ed evitarne così la fuoriuscita. Era una garanzia molto forte, ma fummo proprio noi italiani a dover constatare per primi che non era (come pensavamo) illimitata e che dallo Sme, quindi, si poteva anche uscire. Ai primi di settembre di quell’anno la Bundesbank comunicò alla Banca d’Italia che ormai sostenere la lira metteva a repentaglio la solidità del marco e quindi dell’intero sistema. Dal lunedì successivo, perciò, non avrebbe più servito marchi contro lire. L’Italia manifestò la sua sorpresa e tuttavia non poté che prenderne atto. Svalutò, ma pochi giorni dopo, a causa della debolezza della sterlina (che avrebbe dovuto fare altrettanto ma non ritenne di farlo), uscirono dallo Sme prima la stessa sterlina e poi la …

"Un cittadino al servizio del Paese", di Eugenio Scalfati

Mentre scrivo queste mie riflessioni domenicali Giorgio Napolitano ha ricevuto la lettera di dimissioni del presidente del Consiglio, salito al Colle tra la folla che gli urla «buffone» e canta l´Inno di Mameli. E mentre oggi il nostro giornale è nelle edicole le consultazioni al Quirinale sono già cominciate e dureranno per l´intera giornata. Non sarà una giornata facile quella del Capo dello Stato. Le forze dell´opposizione – tutte senza alcuna eccezione – indicheranno Mario Monti e un esecutivo di soli tecnici per portare l´economia italiana fuori dal disastro che ne sta devastando la stabilità dei cosiddetti “fondamentali”: al tempo stesso la competitività e la coesione sociale. Ma l´ex maggioranza aggiunge a questo quadro già di per sé assai fosco un ulteriore tasso di drammaticità che la dice lunga sulla natura dei due partiti che la compongono, il Pdl e la Lega. La dice lunga sul prevalere dei loro gruppi dirigenti, degli interessi individuali, settoriali e clientelari su quelli generali della Nazione e quindi sulla loro irresponsabilità di fronte alla crisi che sta imperversando su …