Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Solo gli italiani possono salvare l'Italia" di Mario Draghi

Gli interventi realizzati nella scorsa estate avviano la finanza pubblica italiana lungo un sentiero di maggiore sostenibilità. Ma ciò non basta. Senza aggredire alla radice il problema della crescita lo stesso risanamento della finanza pubblica è a repentaglio. Abbiamo più volte indicato gli interventi necessari in ambiti essenziali per la crescita come la giustizia civile, il sistema formativo, la concorrenza, soprattutto nel settore dei servizi e delle professioni, le infrastrutture, la spesa pubblica, il mercato del lavoro, il sistema di protezione sociale. L’obiettivo di rilanciare la crescita è finalmente oggi largamente condiviso, ma l’adozione delle misure necessarie si è finora scontrata con difficoltà apparentemente insormontabili. Eppure, sia la storia sia gli elementi positivi che oggi pur si colgono nel Paese mostrano che esso non è al di sopra delle nostre possibilità. Nel 1950 pochi osservatori avrebbero scommesso che nel giro di un paio di decenni l’Italia sarebbe diventata una economia industriale europea. Il Paese dimostrò allora una straordinaria capacita di adattare le tecnologie importate alle condizioni del Paese, di utilizzare per la moderna industria l’inventiva …

"Il Colle striglia Berlusconi: basta col tirare a campare", di Francesco Lo Sardo

Punto primo. «Potete anche votare la fiducia a Berlusconi. Ma poi vi attendono molti, impegnativi adempimenti cui si deve corrispondere. Siete sicuri di potercela fare?». Punto secondo. «Tocca a Berlusconi, d’intesa con Fini e Schifani e i capigruppo di camera e senato, trovare una soluzione per approvare il rendiconto di bilancio». Non che l’abbia detta così, Giorgio Napolitano. Però è esattamente così che ieri, continuando a litigare su tutto ma concordando almeno su quest’univoca interpretazione, i vari pezzi dello sbrindellato Pdl hanno letto le due note del presidente della repubblica. Il quale ha messo nero su bianco le sue severe osservazioni sulle preoccupanti e incerte conseguenze politico-istituzionali della catastrofica débâcle parlamentare della maggioranza sul rendiconto di bilancio, in un momento di grave crisi economica dell’Italia di Berlusconi, giunta a raschiare il fondo della sua ormai residua e infima credibilità internazionale. È stata un’altra giornata convulsa per Berlusconi, quella di ieri, dopo la notte d’inferno a palazzo Grazioli: per cercare di tappare rapidamente la micidiale falla che s’è aperta nello scafo della bagnarola del governo, il …

"Csm: prescrizione breve troppi processi a rischio. Barricate in Senato", di Giuseppe Vittori

Mentre le opposizioni ostacolano in Senato, con l’arma dell’ostruzionismo, il cammino della cosiddetta prescrizione breve, l’ultima legge ad personam che potrebbe salvare Berlusconi da una condanna nel processo Mills, Csm e Anm continuano a lanciare allarmi sugli effetti della norma. «Finirebbe per portare a morte sicura un numero molto considerevole di processi», ha ribadito ieri il vicepresidente del Csm, Michele Vietti. «Ricordiamoci – ha sottolineato- che siamo già sotto osservazione da parte dell’Unione europea. Noi dobbiamo fare processi in tempi ragionevoli: la soluzione non è quella di ammazzare il processo prima che arrivi alla fine ma quella di celebrarlo in tempi più ragionevoli». «Nel processo non c’è solo l’interesse dell’imputato – ha detto Vietti -ma anche quello della parte civile, che da una estinzione prematura del processo sarebbe beffata». La prescrizione breve è «un’amnistia mascherata», in particolare per «delitti come la corruzione», ha rincarato il presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), Luca Palamara. Martedì il segretario Anm Cascini aveva parlato di «un milione di processi all’anno» a rischio di finire almacero. «L’Italia, inquesto modo, si mette …

"Via dall´aula quando parla il premier non saremo complici della paralisi", di Annalisa Cuzzocrea

Il compromesso raggiunto in un vertice dei capigruppo Bersani: “Quella di oggi non sarà una fiducia ordinaria, bisogna segnare uno stacco”. Scelgono il vuoto e il silenzio, le opposizioni. Per dire che questo non è un voto di fiducia qualunque, che davanti alla caduta sul rendiconto dello Stato il premier avrebbe dovuto dimettersi, Pd, Idv, Udc, Fli, Api e Libdem non saranno in aula. Stamattina alle undici Silvio Berlusconi parlerà a un emiciclo semivuoto, farà promesse e prenderà impegni davanti ai deputati della maggioranza, completamente ignorato da centrosinistra e terzo polo. Che non prenderanno parte neanche al dibattito, o alle dichiarazioni di voto. Silenzio, appunto, per dire più forte che la frattura è grave e non sanabile. «Per far salire la tensione e drammatizzare la crisi», spiega un dirigente del centrosinistra. Rientreranno solo al momento del voto di fiducia, probabilmente già domani a mezzogiorno. E voteranno il loro no quindi, «per rispetto delle istituzioni repubblicane e del Parlamento». Insomma un Aventino a metà. La decisione è il risultato di riunioni incessanti: ieri mattina a Montecitorio …

"Balletto di viltà politica", di Luigi La Spina

La liturgia della crisi ha compiuto un altro importante passo, ma non è detto che sia arrivata all’ultimo. E’ possibile che il nuovo ricorso di Berlusconi al voto di fiducia, col voto palese della Camera, consenta domani il prolungamento di un’agonia che ormai contrasta, in maniera insopportabile, con l’urgente necessità di una forte guida del Paese. Un governo che aiuti l’Italia a superare uno dei momenti più difficili della sua storia repubblicana. Capace di imporre decisioni certamente impopolari, ma che abbia la credibilità e l’autorevolezza di farle accettare, sia dalle autorità finanziarie europee, sia dai mercati internazionali. Certo, i due comunicati con i quali il Presidente della Repubblica ha espresso la sua grave preoccupazione per le conseguenze della bocciatura sul rendiconto del bilancio dello Stato impediscono, da un lato, scappatoie tecnico-procedurali e, dall’altro, costringono tutti ad assumersi responsabilità politiche finalmente chiare. Napolitano, infatti, col primo, ha chiesto al governo di non limitarsi a esibire una maggioranza numerica alla Camera, ma a dimostrare di essere in grado di fornire «risposte credibili» alle esigenze del Paese. Col …

"Lo strappo alle regole e la lezione del Colle", di Claudio Tito

Nel declino inarrestabile di questo governo e del berlusconismo, c´è un elemento immutabile: la violazione da parte del premier delle regole di convivenza politica e il disinteresse per le norme che disciplinano i lavori del Parlamento e dell´esecutivo.Una evidente débâcle della sua maggioranza viene così derubricata a incidente tecnico. Una tragedia che si trasforma in farsa. Eppure si tratta di una bocciatura esplicita su una legge considerata fondamentale per l´attività governativa. Un provvedimento che viene elaborato e presentato da un ministero centrale come quello dell´Economia. E che definisce il bilancio dello Stato. La superficialità con cui il centrodestra ha affrontato una vicenda delicata e imbarazzante per il Paese, ha costretto il presidente della Repubblica ad assumersi la responsabilità di non far precipitare ulteriormente l´immagine del Paese. Anche e soprattutto dinanzi ad una crisi economica e a una pressione dei mercati finanziari che stanno mettendo alle corde i nostri conti pubblici. Un fisiologico svolgimento del confronto parlamentare, avrebbe imposto le dimissioni del premier. Ma Berlusconi è al di fuori della normalità democratica. Come la sua maggioranza …

"L’opposto dell’Aventino", di Stefano Menichini

Voltare le spalle, anche fisicamente, a questo governo. Lasciare Berlusconi solo, a declamare la terza edizione di un discorso programmatico che tre anni fa in apertura di legislatura suonò sorprendente e perfino promettente, e oggi suona vuoto, insultante, un’umiliazione per chi lo pronuncerà, per chi lo applaudirà senza credere a una sola parola, e per chi dovrebbe essere costretto ad ascoltarlo come fosse un serio passaggio politico in un parlamento serio. Cosa che non è. Allora ottima scelta andarsene dall’aula di Montecitorio. Ottimo farlo tutti insieme, le opposizioni che sono già nei fatti e nella sostanza un’ampia maggioranza del paese, e che speriamo siano e si sentano già pronte a governarlo sia quanto a idee che quanto a perimetro politico. L’Aventino? Ma di quale Aventino parlano mezze figure come questo Reguzzoni, uno che gli stessi leghisti se ne liberebbero a calci se solo fossero quegli uomini liberi che dicono? Qui è l’esatto contrario. È l’opposto dell’Aventino del ’24. Perché conosciamo quella storia. I deputati che seguirono Turati e gli altri nella secessione parlamentare erano destinati …