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Opposizioni unite: “Usciremo dall’Aula per il discorso del premier”

Bersani: “Quella di domani non è una fiducia ordinaria e la situazione non può rimanere come è stata finora”. Le opposizioni unite usciranno dall’Aula durante le comunicazioni del premier mentre rientreranno venerdì per esprimere il loro NO al voto di fiduciam”Quella di domani non è una fiducia ordinaria e la situazione non può rimanere come è stata finora”. Lo ha detto il segretario del PD, Pier Luigi Bersani al termine della riunione del gruppo del PD parlando della nuova richiesta di fiducia da parte del governo Berlusconi arrivato in maniera inequivocabile al suo capolinea dopo la sonora bocciatura sul rendiconto generale dello Stato. “La situazione non può rimanere come è stata finora. Lasciamo Berlusconi da solo quando parla”, ha ribadito il leader dei democratici avanzando una proposta comune per tutte le opposizioni parlamentari. E infatti le opposizioni terranno una linea comune: usciranno dall’aula durante le comunicazioni del premier mentre rientreranno venerdì per esprimere il loro NO al voto di fiducia. Un segnale forte, quello voluto dal PD, per sottolineare che “il voto di venerdì non …

Unica soluzione sono le dimissioni

Il partito Democratico non accetterà escamotage per far passare il rendiconto generale dello Stato, dopo la bocciatura ieri del primo articolo, e ritiene inutile un nuovo voto di fiducia al governo. A chiarirlo è stato Dario Franceschini |pagina ufficiale|, intervenendo in aula dopo le comunicazioni del presidente Gianfranco Fini. “Vorrei che avessimo tutti chiaro che per la prima volta non ci troviamo di fronte non solo a un dato con conseguenze politiche evidenti, ma anche a un atto che comporta conseguenze giuridiche e costituzionali che non si possono ignorare o affrontare solo con gli strumenti della politica”, ha spiegato. L’affossamento del primo articolo ha come “conseguenza dovuta e obbligata” la decadenza dell’intero provvedimento e “come scrivono i costituzionalisti, comporta inevitabilmente come conseguenza politica le dimissioni del governo. Non ci sono precedenti perche’ quando in quest’Aula c’era ancora la politica il governo si dimetteva in caso di bocciatura anche di una sola tabella del bilancio”, ha insistito il capogruppo del Pd. Per questo, “abbiamo chiesto al presidente Fini di riferire” al Quirinale “il parere comune di …

«È finita, il governo non ha più la fiducia Noi siamo pronti», intervista a Dario Franceschini di Maria Zegarelli

L’intervista parte con unosfogo. «Quello che è successo oggi in Aula non è casuale, è grazie al lavorìo dell’opposizione. Per loro è stata una Caporetto: abbiamo mandato sotto il governo e bloccato il dl sulle intercettazioni, vorrei che qualcuno prendesse nota perché va bene prenderci i rimproveri della nostra gente quando sbagliamo, ma poi quando otteniamo risultati come questo vorremmo che non si attribuisse al caso. È una vittoria parlamentare costruita». Dario Franceschini capogruppo Pd alla Camera ha da poco concluso un incontro, «informale» con il resto dell’opposizione parlamentare. «Siamo tutti d’accordo: le dimissioni di Berlusconi sono un atto dovuto, per noi la vicenda si chiude qui». Franceschini,voi chiedete le dimissioni del premier, ma dal Pdl minimizzano. La definiscono «una situazione assolutamente occasionale». È davvero solo questo? «Partiamo dall’aspetto politico: oggi (ieri per chi legge, ndr) in Aula il fallimento di Silvio Berlusconi è stato plateale. Al momento della votazione è arrivata la scoperta, per lui drammatica, di non avere più i numeri. Ormai questa maggioranza è in grado di tenersi in piedi soltanto quando …

"Lega, il lungo assedio al Cerchio magico", di Curzio Maltese

«Ma Maroni che fa, cosa aspetta a prendere il partito?». Il giorno dopo l’impossibile, la contestazione aperta a Umberto Bossi nella sua Varese, gli animi della base leghista sono tutt’altro che rasserenati. Troncare, sopire è la manzoniana parola d’ordine. Radio Padania l’ha presa alla lettera e da due giorni chiude i microfoni in faccia ai militanti che vogliono discutere soltanto dello strano caso di Maurilio Canton. L’unico politico del mondo a essere elettoa una carica, segretario provinciale della Lega a Varese, senza nemmeno prendere la parola durante il congresso, per paura di contestazioni. La scusa dei minzolini in salsa verde è imbarazzata e imbarazzante: «Qui si discute di politica nazionale e non di beghe di provincia». A parte che la provincia sarebbe Varese, la culla del movimento, che cosa c’è di più importante da discutere dei fischi al Senatur? Nella storia della Lega tre sono le date decisive, dicono gli esperti. Il 12 aprile 1984, data di nascita davanti a un notaio di Varese. L’11 marzo 2004, il giorno dell’ictus di Umberto Bossi. E il …

"Un cerotto adesso non basta", di Stefano Folli

Non era mai accaduto, a memoria, che il Rendiconto generale dello Stato, ossia il bilancio consuntivo, fosse bocciato dal Parlamento. Ieri l’articolo 1 è caduto per un voto, in un contesto clamoroso e carico di simbologie: il premier che ha appena votato, evento raro per lui; il ministro dell’Economia che invece resta fuori dell’aula; Umberto Bossi, stampella ufficiale dell’esecutivo, che non fa in tempo ad arrivare; altri assenti che invece sono da annoverare fra i nemici di Tremonti e della Lega. Da tempo ci si chiedeva quando e come sarebbe risuonato il colpo di pistola di Sarajevo; ossia quando si sarebbe verificato l’episodio in grado di far saltare i consunti equilibri della legislatura. Ora la domanda è: il voto mancato di ieri sera è la pistola di Sarajevo per il governo Berlusconi? Forse non lo è, se dallo smacco ci si aspetta che derivino le dimissioni automatiche e immediate di Berlusconi, come ovviamente reclama l’opposizione e come sostengono alcuni costituzionalisti (e così senza dubbio sarebbe avvenuto ai tempi della Prima Repubblica). Ma quel segnale può …

"Un buco da 20 miliardi", di Maria Cecilia Guerra

La concitata estate dei provvedimenti di politica economica del governo ha portato a un risultato paradossale: la legge delega di riforma fiscale, pensata come strumento per rilanciare la politica della maggioranza, è diventata lo strumento per reperire i 20 miliardi che ancora mancanoper raggiungere l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013. Venti miliardi che, è bene sottolinearlo, contano per più di un terzo dell’intera manovra costruita con i decreti di luglio e agosto. La forte contraddizione che si è venuta a creare fra l’obiettivo di uno sgravio fiscale e quello del pareggio di bilancio è stata sottolineata con assoluta chiarezza nell’audizione ieri della Corte dei Conti, nella figura del suo presidente, alla Commissione Finanze della Camera. La Corte sottolinea, in particolare, come i mezzi di copertura che erano stati originariamente pensati per finanziare la riduzione delle imposte sui fattori produttivi, e da cui ora dovrebbero scaturire anche i 20 miliardi che mancano all’appello, siano «incerti, limitati e talora superati dagli eventi». Sono superati, in tutto o in parte, perché già utilizzati a copertura delle manovre …

"Non è stato soltanto un infortunio", di Marcello Sorgi

Malgrado i ripetuti tentativi di Berlusconi e del Pdl di minimizzare la bocciatura ricevuta ieri dalla Camera, la gravità di quanto è accaduto è evidente. Per il governo, l’approvazione ogni anno del rendiconto e del bilancio dello Stato non è una facoltà: è un obbligo preciso, stabilito dall’articolo 81 della Costituzione. Non a caso nei due precedenti riaffiorati dalle memorie parlamentari, i presidenti del Consiglio che incorsero in simili incidenti – Andreotti e Goria – si dimisero senza indugi. Berlusconi invece, pur visibilmente contrariato dall’accaduto (lo si è visto in tv lasciare l’aula di Montecitorio guardando gelido Tremonti e brandendo i fogli dei tabulati delle assenze), ha subito fatto sapere che intende ripresentarsi e chiedere la fiducia. Per dimostrare, come ha fatto altre volte, che solo di un infortunio s’è trattato, e non di un segnale politico dal profondo della pancia del centrodestra. La giornata politica, in effetti, sembrava indirizzata in tutt’altra direzione. Un pranzo pacificatore a Palazzo Grazioli tra il Cavaliere e l’ex ministro Scajola sembrava aver sancito la tregua tra il premier e …