Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Il premier e la Chiesa, amici per forza", di Mattia Feltri

È trascorso un anno esatto dall’uscita del libro dell’arcivescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, nel quale l’autore illustrava con precisione i motivi per cui le gerarchie ecclesiastiche tolleravano il libertinaggio berlusconiano: «È (…) più grave la presenza di principi non accettabili nel programma che non nella pratica di qualche militante, in quanto il programma è strategico ed ha un chiaro valore di cambiamento politico della realtà più che le incoerenze personali» (il libro si intitola “Il cattolico in politica. Manuale per la ripresa”). Il parere, di per sé molto autorevole, ebbe nella prefazione del cardinale Angelo Bagnasco un insuperabile sigillo di qualità: non restava che alzare le mani. Soltanto pochi mesi più tardi, in occasione della dura prolusione del gennaio 2011, Bagnasco segnalò «un evidente disagio morale». E adesso saranno gli esegeti dei documenti episcopali a indicare quale punto di non ritorno sia stato raggiunto, ma ripensando all’avvento di Silvio Berlusconi nella disputa politica, diciotto anni fa, non si può negare che le cose siano molto cambiate. Era un Berlusconi, quello, che cercava di accreditarsi in …

"La nostra vera sfida", di Alfredo Reichlin

Non possiamo essere spettatori passivi di questo fosco tramonto del governo Berlusconi. Giorno dopo giorno si stanno bruciando i raccolti e avvelenando i pozzi di questa povera Italia. Ma non è vero che non c’è niente da fare. Mi chiedo: è davvero chiaro ciò che sta accadendo? A me non pare. Mi colpisce la pochezza delle idee e la mancanza di nuovi orizzonti. La devono smettere di parlare di economia come si parla di un evento naturale. L’economia è un rapporto tra uomini, non tra cose. Si sono rotti gli equilibri e le strutture del mondo nelle quali vivevamo da secoli. Il tema è questo, non è solo economico. È la ricchezza dell’Europa che si sta spostando altrove. È la sovranità degli Stati e del cittadino, sono i diritti del lavoro umano, è quella cosa grandissima che l’Europa inventò secoli fa e che si chiama democrazia: è tutto questo che viene rimesso in discussione. È molto chiaro ed è molto semplice. Basta guardare la distruzione in atto del popolo greco per evitare troppe perdite alle …

"De profundis per la Lega", di Federico Orlando

Domani la Lega «si turerà il naso e voterà no», come hanno annunciato Bossi e confermato Maroni. “No” al voto di sfiducia personale contro il ministro Romano, accusato dalla magistratura inquirente di essere colluso con la mafia. Sarà l’ultima pugnalata della Lega all’Italia. Dice che lo fa in nome del “garantismo”. Ignora che garantismo è rispetto della legge, come ignora che fedeltà alla repubblica una e indivisibile, per la quale i suoi ministri Bossi, Maroni e Calderoli hanno giurato al Quirinale, è rispetto della Costituzione. Perciò due anni fa un foltissimo gruppo di politici, imprenditori, intellettuali (primi gli ex ministri Bianchi e De Castro, l’imprenditore Sciarelli, lo storico Villari, la giurista De Nigris, i parlamentari Boccia, Soriero, Fortugno, Lumia, Vita, Mosella, Nicolini, Pittella, Ranieri, Zito, per citare a memoria) rivolsero dalle pagine di Europa, Repubblica, Corriere della Sera, Messaggero e Mattino un appello ai presidenti delle camere perché inducessero i gruppi parlamentari “per l’indipendenza della Padania” a chiarire la loro posizione di fronte al popolo italiano, alla legge e alla repubblica. L’appello ricordava: «Il presidente …

"Piccole Adro crescono. Il Sole delle Alpi continua a diffondersi nei comuni della Lega", da ilfattoquotidiano.it

Nonostante le polemiche succitate dal caso del paese lombardo, il simbolo padano è stato proposto in tutte le salse ovunque il Carroccio abbia messo piede: sulle rotonde, nelle piazze, negli edifici comunali e persino in formato digitale sui siti internet istituzionali In principio c’era Alberto da Giussano, con il suo spadone e la forma slanciata. Sul finire degli anni novanta è sorto il Sole delle Alpi. Un simbolo riconoscibile, riproducibile e semplice: il marchio perfetto. Talmente perfetto che la Lega Nord lo ha registrato, iniziando fin dai primi tempi a propinarlo anche al di fuori delle schede elettorali, e cercando di farlo passare per un simbolo mutuato dalla tradizione e dalla storia locale. La gente del nord, ben prima di Oscar Lancini e del caso limite della scuola di Adro, se lo è trovato riprodotto sulle rotonde, nelle piazze, negli edifici comunali e persino in formato digitale sui siti internet istituzionali. Il Sole delle Alpi è stato realizzato sotto forma di mosaico o bassorilievo. È stato disegnato, dipinto e ricamato. Qualcuno lo ha imposto anche …

"La carta sbiadita del federalismo", di Michele Ainis

E il federalismo? Che fine ha fatto la promessa che ha illuminato l’alba di questa legislatura? Risposta: giace sepolta sotto un cumulo di detriti normativi. Di proroghe, deroghe, cavilli. Di commi che si contraddicono a vicenda. Di decreti che annunciano il decentramento fiscale, mentre le manovre economiche centralizzano la politica fiscale, togliendo ossigeno alle Regioni non meno che ai Comuni. Sicché il federalismo, che avrebbe dovuto rafforzare la coesione nazionale (federare significa unire), ha invece creato nuove spaccature: degli enti locali contro lo Stato, delle Regioni ordinarie contro quelle a statuto speciale, del Nord contro il Sud. Mentre il federalismo fiscale, che avrebbe dovuto alleggerire il carico di tasse che ci portiamo sul groppone (se il sindaco ci va giù troppo pesante, la volta dopo non verrà rieletto), nel frattempo ha generato l’esito contrario. Secondo uno studio della Cgia di Mestre, dal 1995 al 2010 (gli anni della Lega di governo) le tasse nazionali sono aumentate del 6,8%, quelle locali del 138%. Eppure l’idea federalista è dirompente, anche se è poi finita sotto un cono …

"Parole dure che chiedono il passo indietro", di Marcello Sorgi

Invocata da giorni dall’interno del mondo cattolico e da laici autorevoli, la condanna da parte dei vescovi italiani dello stile di vita di Berlusconi, e dei danni che procura all’Italia sul piano internazionale, è arrivata ieri con la dura prolusione del presidente della Cei, cardinale Bagnasco, ai suoi vescovi. Va detto: la vicenda interminabile delle escort e delle feste erotiche del premier era già stata oggetto di condanne delle gerarchie e di un generale raffreddamento di rapporti tra il governo e l’episcopato, cominciato anche prima, fin dall’incidente della cancellazione della cerimonia della Perdonanza del 28 agosto 2009. Che nelle intenzioni doveva sancire una sorta di rappacificazione tra il Cavaliere e la Chiesa turbata dal «caso Boffo» (l’attacco da parte del «Giornale» della famiglia Berlusconi che portò alle dimissioni del direttore di «Avvenire») e finì invece per diventare l’occasione di una rottura, poi aggravatasi per tutto quello che venne fuori dopo. Per questo, ci sarà anche stavolta chi dirà che non c’è niente di nuovo, che le critiche dei vescovi sono in qualche modo obbligate, che …

"Non possumus", di Barbara Spinelli

Parlando in nome della Chiesa italiana, il cardinale Bagnasco ha usato parole molto chiare, ieri, davanti al Consiglio permanente dei vescovi. Il nome del presidente del Consiglio non viene fatto, ma è di Berlusconi che parla: quando denuncia «i comportamenti licenziosi e le relazioni improprie», quando ricorda il «danno sociale (che essi producono) a prescindere dalla loro notorietà». Quando cita l´articolo 54 della Costituzione e proclama: «Chiunque sceglie la militanza politica, deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell´onore». Non è la prima volta che il Presidente della Cei critica l´immoralità insediatasi ai vertici del governo italiano, ma questa volta le parole sono più precise e dure, il tono si fa drammatico perché il Vaticano ormai ne è consapevole: la personalità stessa del premier è elemento della crisi economica che sta catturando l´Italia, e all´estero la sua figura non è più giudicata affidabile. Tra le righe, Bagnasco fa capire che le dimissioni sarebbero la via più opportuna: «Quando le congiunture si rivelano oggettivamente gravi, e sono rese ancor più complicate da …