Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"I conti che non tornano", di Marco Causi

C’è qualcosa che non torna. L’amplificazione mediatica degli eventi – dalla lettera della Bce alla manovra varata – ha fatto prevalere nei commenti la valutazione dell’impatto qualitativo e comunicativo dei provvedimenti. Questo nell’ipotesi che l’Unione europea e i mercati si accontenteranno solo di questo. Temo purtroppo che non sarà così e che rischiamo di pagare, come paese, una (colpevole) scarsa trasparenza che, anche in questo momento di emergenza nazionale, circonda i conti pubblici dell’Italia e la loro effettiva evoluzione, per responsabilità esclusiva del governo. Vediamo di capire. Prima del decreto 98 di luglio l’indebitamento netto tendenziale era così cifrato, in percentuale sul Pil: -3,9 per cento nel 2011, -2,7 nel 2012, ancora -2,7 nel 2013, -2,6 nel 2014. La cosa da notare è la riduzione di 1,2 punti di Pil prevista fra 2011 e 2012 per effetto dei provvedimenti (ben undici) varati fra giugno 2008 e giugno 2011. Con la manovra di luglio 2011 l’indebitamento netto tendenziale scende di 0,1 nel 2011 al confronto con il precedente profilo tendenziale, portandosi al -3,8 per cento, poi …

«In pensione a 65 anni. E niente in cambio?», di Comitato Nazionale Se non ora quando

La manovra è iniqua: tutte le risorse disponibili vanno investite per riequilibrare le discriminazioni. Caro direttore, nell’articolo sul Corriere del 17 agosto (Lo sviluppo riparta al femminile. Quattro proposte sulla manovra) Letizia Moratti presenta delle modifiche dirette a favorire le donne e lo fa a partire da un’analisi condivisa in larga parte dal movimento Se non ora quando. Il testo identifica infatti tra i punti più gravi della situazione italiana la bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro e gli inesistenti servizi pubblici per la conciliazione di tempo e lavoro; tra i problemi dell’attuale politica economica i tagli lineari alla spesa che provocheranno ulteriori abbandoni delle donne nei settori produttivi. Appare inoltre molto pertinente l’esempio della Germania, che ha saputo incrementare massicci interventi a favore del lavoro delle donne rilanciando così lo sviluppo dell’intera economia. Del resto si tratta solo di uno degli argomenti che si possono portare a dimostrazione del fatto che la condizione delle donne è il primo metro della modernità e della civiltà di un paese. Alle proposte avanzate da Letizia …

"Dietro la triste estate leghista", di Stefano Baldolini

Per il Carroccio la fase più difficile fra incertezze strategiche e crisi di leadership. A guardare arrancare gli esponenti del Carroccio, ex maestri della cortina fumogena della Seconda repubblica, si prova persino nostalgia per i toni arrembanti delle estati passate. Per le boutade che colpivano nel segno e provocavano dibattito sui giornali o sui bagnasciuga. Eppure i leghisti non lesinano sforzi. L’ultimo a provarci, ma c’è da scommettere che ne arriveranno altri, è il presidente del consiglio regionale lombardo, Davide Boni, che rispolvera lo spostamento della Consob dalla capitale a piazza Affari e sotto l’egida di Giancarlo Giorgetti. Non proprio una bomba (estiva), ma sufficiente in altri tempi a provocare reazioni sdegnate degli amministratori capitolini e via dicendo. Probabilmente avrà maggior successo la polemica del ministro Calderoli contro la «casta dei viziati», i calciatori che hanno paventato lo sciopero per il contributo di solidarietà previsto dalla manovra e si sono visti minacciare il raddoppio dell’aliquota. Al di là del merito della vicenda, il gioco del ministro della semplificazione è troppo facile per non apparire scoperto. …

"Sulle città colpo da 20 miliardi", di Maria Zegarelli

Venti miliardi di meno agli Enti locali decisi dalle ultime tre finanziarie e dal Milleproroghe. «In questo modo si rende inapplicabile lo stesso titolo V della Costituzione», commenta Marco Causi, Pd. Se a picchiare duro è uno come Roberto Formigoni allora vuol dire che il governo rischia davvero grossoin casa propria: «Non mi è affatto piaciuto che il consiglio dei ministri per la terza volta abbia calato la mannaia pesantemente su Regioni e Comuni mentre ha dato soltanto una spolveratina a se stesso». La mannaia di cui parla il governatore tradotta in cifre è pari a 20 miliardi di euro in menoagli Enti locali «grazie» alle ultime tre manovre e al decreto Milleproproghe. «Una cifra che non tiene conto del taglio ai Fas e che non è stata controbilanciata da altre misure compensative – dice Davide Zoggia, responsabile Enti locali del Pd -. Davanti a questi dati è evidente che è lo stesso federalismo ad essere stato ucciso dal governo». Bilancio amaro, così tanto che lo stesso ministro Roberto Maroni ha detto che non si …

"Paghi due, evadi tre", di Massimo Gramellini

Fra le tante proposte di tasse alternative che turbinano in queste ore intorno al portafogli terrorizzato degli italiani, vorrei segnalare quella che mi sembra la più creativa. L’ha partorita il cervello democristiano di Paolo Cirino Pomicino, già ministro della Prima Repubblica. Si tratta di una lettera indirizzabile a società di capitali, società di persone, liberi professionisti e titolari di imprese individuali. Quattro milioni e mezzo di contribuenti, non sempre ascrivibili in blocco alla lista dei più generosi. Il tenore del messaggio sarebbe questo: «Gentile signore, lo Stato in bolletta le propone un patto. Se lei ci anticipa 50.000 euro spalmabili in comode rate, noi per tre anni la esentiamo da ogni genere di accertamento fiscale». Tradotto dal democristiano «vintage» all’italiano corrente e ruttante suona così: «Caro amico possessore di yacht e fuoriserie a sbafo, dammi un pizzo di 50.000 e io per tre anni mi dimenticherò di mandarti la Finanza in ufficio». In sostanza, un ricatto: al possibile evasore viene concesso di evadere senza rischi né rimorsi (ammesso che ne abbia ancora) purché paghi preventivamente …

"Lavoro, sindacati in allarme: La legge non stravolga l'impresa", di Massimo Franchi

Ora che anche l’Ufficio studi del Senato smentisce il ministro Sacconi, certificando come il “suo” articolo 8 della manovra «contenga implicitamente la possibilità di derogare allo Statuto dei lavoratori», la sordina che il governo ha messo su un provvedimento che non fa recuperare un solo euro al bilancio statale e fa solo un piacere a Fiat pian piano si sgretola. Merito anche delle denunce di Cgil e Pde dell’editoriale di Guglielmo Epifani sul nostro giornale. Non sappiamo se il ministro del Lavoro ha cercato di bloccare la scheda di lettura con cui il solerte Ufficio studi di palazzo Madama accompagna il decreto-manovra. Di certo non può avergli fatto piacere. Il suo mantra («L’articolo 18 non è stato toccato») non regge più. La realtà riconosciuta da tutti, favorevoli e contrari, è che il governo ha sconvolto la legislazione sul lavoro. Per giunta tramite decretazione d’urgenza. Sul metodo dunque i sindacati sono concordi: «Si doveva agire per via ordinaria». Sul merito invece cominciano i distinguo, con la sola Cgil che appoggia la proposta di Epifani di cancellare …

«La crisi durerà ancora due-tre anni», di Mario Margiocco

Oggi tutti lo citano, perché offre la spiegazione migliore di dove ci troviamo e dove andremo, e in quanto tempo. Il libro di Kenneth Rogoff e Carmen Reinhart, fondamentale per capire i guai in cui l’economia e la politica di Stati Uniti ed Europa si dibattono, ha avuto un’ascesa costante da quando è stato pubblicato a fine estate 2009. «This Time Is Different. Eight Centuries of Financial Folly» (Princeton, edizione italiana Il Saggiatore) è una raccolta ragionata di dati su crisi, debiti e default, privati e pubblici, particolarmente ricca per l’ultimo secolo, da cui gli autori traggono alcune conseguenze e confronti. La tesi è che la crisi del 2007-2008 non è del tutto diversa da altre di uguale gravità – nell’ultimo secolo solo quella degli anni Trenta è paragonabile – e non avrà esiti diversi. Una sezione di 100 pagine dedicata alla Second Great Contraction, cioè la crisi attuale, è la parte più utile. Rogoff, già capo economista dell’Fmi (2001-2003), insegna a Harvard. Reinhart, suo vice al Fondo, è oggi al Peterson Institute for International …