"La fronda Pdl indica le contraddizioni della manovra (e del premier)", di Stefano Folli
Che fine farà la manovra in Parlamento? Su un punto sembrano tutti d’accordo: i saldi non si possono toccare. 45,5 miliardi di euro: obiettivo su cui l’Europa ha dato il suo giudizio positivo, confermato ieri dal binomio Sarkozy-Merkel. Ma per il resto le richieste di correttivi sono vibranti e vengono dall’interno della maggioranza prima ancora che dalle opposizioni. In fondo non ha torto Bersani quando chiosa: «la manovra è già figlia di nessuno». I frondisti (Crosetto e Martino per citare due nomi) indicano nelle tasse la discriminante. Ritengono che la rinuncia a un intervento radicale sulle pensioni d’anzianità unita all’aumento verticale dell’Irpef a carico del ceto medio e medio-alto sia destinato a provocare un doppio sconquasso. Depressivo sulle borse (e ieri il FtseMib era davvero poco incoraggiante). Rovinoso sul consenso elettorale: i titolari dei redditi tartassati sono stati per anni tra i più fedeli sostenitori di Berlusconi. Per cui il malessere del Pdl cresce e non va sottovalutato. In Parlamento, è vero, c’è sempre l’arma della ‘fiducia’, tuttavia è a doppio taglio se serve a …
