"Libertà di licenziare. La minaccia del Governo", di Rinaldo Gianola
Crediamo, almeno per un momento, alle ipotesi di intervento delineate da Giulio Tremonti per risanare i conti pubblici e rilanciare il Paese. Concentriamoci sul lavoro. Lo scenario che abbiamo davanti è questo: libertà di licenziamento e cancellazione dello Statuto dei lavoratori, riduzione delle retribuzioni per i dipendenti pubblici, blocco delle pensioni di anzianità, aumento a 65 anni dell’età pensionabile per le donne del settore privato. Più o meno questi sono i capitoli principali di intervento sul lavoro e, naturalmente, Tremonti si è giustificato sostenendo che le misure più dure, a partire dai licenziamenti, sono state richieste nella famosa lettera della Banca centrale europea che pur autorevole, tuttavia, non può essere scambiata per l’intera Europa. Il menù sociale della manovra, se davvero sarà così formulato, si presenta come una nuova guerra al mondo del lavoro, un’offensiva in cui gioca un ruolo determinante l’aspetto ideologico: si persegue la strada della riduzione o dell’eliminazione dei diritti e delle tutele del lavoro giustificandola ideologicamente come una indispensabile modernizzazione del mercato del lavoro e, più in generale, della nostra economia. …
