"Il senso del limite. Sul fine vita meglio non legiferare", di Pierluigi Castagnetti
È un esercizio difficile per il legislatore. Ma c’è uno spazio della persona che non può appartenere alla politica. La morte è, come si dice, la parte più difficile e importante della vita e appartiene tutta intera alla persona. Ogni morte è singolare Chi ne è esterno, è inevitabile e giusto che rimanga tale Domani la Camera approverà la legge sulle cosiddette Dat. Una legge confusa e sbagliata in sé, e sbagliata perché viene fatta. Io sono tra quelli che pensano che sul “fine vita” non debba esserci una legge. Nessuna legge. La morte infatti è, come si dice, la parte più difficile e importante della vita e appartiene tutta intera alla persona. Ogni morte è singolare, lo è anche negli eventi drammatici che possono colpire una intera collettività. Anche in quel caso si celebra l’incontro di una persona con la sua propria morte. Chi ne è esterno, è inevitabile e giusto che rimanga tale. Per questo ritengo assurdo legiferare e giuridicizzare il fine vita come evento astratto e generale. Credo che basti dire ciò …
