Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Il senso del limite. Sul fine vita meglio non legiferare", di Pierluigi Castagnetti

È un esercizio difficile per il legislatore. Ma c’è uno spazio della persona che non può appartenere alla politica. La morte è, come si dice, la parte più difficile e importante della vita e appartiene tutta intera alla persona. Ogni morte è singolare Chi ne è esterno, è inevitabile e giusto che rimanga tale Domani la Camera approverà la legge sulle cosiddette Dat. Una legge confusa e sbagliata in sé, e sbagliata perché viene fatta. Io sono tra quelli che pensano che sul “fine vita” non debba esserci una legge. Nessuna legge. La morte infatti è, come si dice, la parte più difficile e importante della vita e appartiene tutta intera alla persona. Ogni morte è singolare, lo è anche negli eventi drammatici che possono colpire una intera collettività. Anche in quel caso si celebra l’incontro di una persona con la sua propria morte. Chi ne è esterno, è inevitabile e giusto che rimanga tale. Per questo ritengo assurdo legiferare e giuridicizzare il fine vita come evento astratto e generale. Credo che basti dire ciò …

"Questione economica e missioni militari Il falso pacifismo della Lega", di Luigi Bonanate

L’entità della spesa militare dipende dai fini politici che persegue, i quali — se sono buoni — non possono essere limitati dai livelli di spesa. Che per ridurre la spesa pubblica si potessero tagliare gli impegni all’estero l’aveva già pensato Obama, l’avevano seguito Francia e Gran Bretagna e ora, come al solito, ecco l’innovativa idea che la salvezza dei conti italici giungerà dall’abbandono a loro stessi di quei popoli al benessere dei quali tenevamo tanto! Delle due, una: o le operazioni militari congiunte hanno fini sacrosanti che giustificano qualsiasi tipo di spesa, per il semplice motivo che i valori che difendono non si possono sottoporre a calcoli ragionieristici (democrazia, libertà, benessere, così come salvaguardia della pace internazionale, o suo rafforzamento); oppure all’estero si va soltanto per affermare la propria potenza, per comprare qualche pozzo di petrolio in più, per scaricare delle nevrosi o per punire dei fantasmi che hanno cercato di irriderci, e che abbiamo impiegato 10 anni a scovare! Avremmo creduto che le ragioni che giustificano gli impegni militari internazionali degli stati dipendessero da …

"Nomine pubbliche. La rete di Milanese", di Giovanni Bianconi

Il capo di gabinetto di Tremonti, Vincenzo Fortunato, l’ 11 gennaio scorso ha parlato al pubblico ministero napoletano Piscitelli sia del ruolo dell’ex ufficiale della Guardia di finanza asceso al fianco del ministro, sia del meccanismo che conduce alla spartizione delle cariche decise dal suo dicastero. Le nomine di provenienza «politica» «Milanese si occupa dell’attività politica del ministro in senso ampio…— ha spiegato Fortunato—. Ha seguito, per conto del ministro, le nomine nelle società di primo livello le cui azioni sono detenute dal ministero-dipartimento del Tesoro; fra essi rientrano Eni, Enel, Anas, Fs, Poligrafico dello Stato, Sogei, Finmeccanica, Fincantieri, Enav ed altre» . L’indicazione dei rappresentanti del ministero rientra fra le attività di indirizzo politico indicate dalla legge, continua il capo di gabinetto. E chiarisce che la «provenienza» delle designazioni è «in parte interna al dipartimento e in parte di provenienza “politica”. In particolare la scelta di questi ultimi era il frutto di una mediazione tra le diverse componenti politiche della coalizione di governo, e spesso anche della concertazione con altri ministeri» . Il capo …

"Ai sindaci non piace il federalismo fiscale", di Giuseppe Latour

I sindaci promuovono il Senato delle autonomie e bocciano senza appello il federalismo municipale. Lascia poco spazio a incertezze il risultato della ricerca preparata da Legautonomie interrogando 160 sindaci di tutta Italia tra maggio e giugno scorsi su due temi cruciali per il destino degli enti locali. Chi amministra i Comuni non ha dubbi e poco contano le appartenenze geografiche o politiche: il Dlgs 23/2011, che regola il fisco dei municipi, ha moltissimi punti da emendare. E dovrà essere assai pesante l’intervento di correzione che la commissione bicamerale sta preparando a due anni dalla legge delega. Sul Senato, invece, la musica cambia di molto: la maggiore partecipazione dei livelli locali alla “stanza dei bottoni” è vista da quasi tutti gli interpellati con estremo favore. Sul primo tema, i numeri di Legautonomie dicono che poco meno del 54% dei sindaci interrogati giudica il federalismo municipale in maniera negativa, e appena il 17% trova che la legge approvata dal Parlamento vada salvata. Resta quasi un 30% di indecisi, che lascia però inalterata la sostanza: sindaci e Governo …

"Chi rappresenta il movimento invisibile", di Ilvo Diamanti

Perché il cambiamento sociale si traduca in cambiamento politico, occorrono attori politici in grado di rappresentare la domanda sociale. Meglio ancora: di sollecitarla e di orientarla. Oggi ciò non avviene. A mio parere, almeno. Si assiste, così, a una molteplicità di mobilitazioni, di segno molto diverso. Sul territorio e nella società. Senza che si avverta, chiara, una svolta politica. Certo, oggi la maggioranza di governo è tale solo in Parlamento. Mentre nella società e fra gli elettori è largamente minoritaria. Sfiduciata dagli stessi gruppi economici che l´hanno sostenuta, da quasi vent´anni. Per primi, gli imprenditori. Delusi da un governo che si occupa solo della giustizia (cioè, dei problemi di Berlusconi) e non fa le riforme promesse. Così la pensa la maggioranza (42%) degli imprenditori vicentini (tradizionalmente vicini al centrodestra) come mostra un recente sondaggio di Demos per l´Associazione Industriali di Vicenza. Eppure, è ancora difficile percepire una svolta politica “vera”. Autentica. Nonostante la maggioranza di governo stia implodendo. Ma non vi sono scadenze elettorali che la possano sancire, a breve termine. E, soprattutto, l´opposizione non …

«La tentazione del premier: è meglio votare», di Ninni Andriolo

La condanna della Corte d’Appello di Milano è l’ultima tegola di una stagione di frane giudiziarie e di fallimenti politici. Incerto sul da farsi e fiaccato dai sondaggi il Cavaliere medita perfino le urne. Tra i suoi, infatti, avanza la suggestione di elezioni «in tempi brevi» che mettano nel conto perfino la possibile sconfitta. «Passaggio obbligato», questo, per preparare «un nuovo 2008» e il miraggio dell’ennesima «rinascita» dopo «quella che seguì al fallimento del governo Prodi». «Io corruttore? Siamo alle solite, questa è una sentenza politica – si sfoga Berlusconi dopo il verdetto di Milano – Siamo all’ultimo anello della persecuzione giudiziaria…». E ce n’è per tutti i gusti a leggere le reazioni dei maggiorenti Pdl chiamati a far quadrato a difesa del capo. «Sentenza illegale», «verdetto comprato», «siamo al Tribunale di Mosca e all’inquisitore Vyscinskij», «ritorsione», «esproprio proletario», «clima da piazzale Loreto». Berlusconi, in realtà, la dava ormai per scontata «la mazzata» di ieri. Aveva provato a neutralizzarla approfittando di quel codicillo nascosto tra le pieghe del decreto legge sulla manovra economica, ma l’espediente …

"Così comprò i giudici per creare un impero", di Giuseppe D'Avanzo

Se non si ricorda come sono andate le cose venti anni fa, ci si può lasciare confondere dal frastuono sollevato dai commessi ubbidienti dell´Egoarca. Dunque. Due privati cittadini, capi d´impresa, si trovano in conflitto per la proprietà della Mondadori. Accade che gli eredi del fondatore (Arnoldo Mondadori) pattuiscano con Carlo De Benedetti (editore di questo giornale) la cessione della loro quota entro un termine, 30 gennaio 1991. Tra i soci c´è anche Silvio Berlusconi. Mai schietto, lavora nell´ombra. Traffica. Intriga. Ottiene che gli eredi passino nel suo campo. Nasce una lite. La decidono tre arbitri a favore di De Benedetti. Berlusconi impugna il lodo dinanzi alla Corte d´appello di Roma. E´ qui si consuma il coup de théatre, il crimine, il robo. All´indomani della camera di consiglio, il giudice relatore Vittorio Metta deposita centosessantasette pagine d´una sentenza che dà partita vinta a Berlusconi. Era stata già scritta e non l´ha scritta il giudice e non è stata scritta nemmeno nello studio privato o nell´ufficio del giudice in tribunale. Preesisteva, scritta altrove. Il giudice ha venduto …