"Le novità (e i tagli) che Tremonti ha nascosto", di Sergio Rizzo
Diciamolo subito: in un Paese che si appresta a tirare di nuovo la cinghia i tagli agli scandalosi costi della politica dovevano scattare ieri. Che tutto sia rimandato al prossimo parlamento, alle prossime nomine, soprattutto alla prossima maggioranza, e che certi privilegi acquisiti non vengano nemmeno sfiorati, può provocare legittimo sconcerto. La motivazione del rinvio, peraltro già previsto nella proposta originaria di Giulio Tremonti, è che una riforma così radicale non sarebbe mai stata approvata da chi l’avrebbe dovuta subire.Per la serie: «Non si può chiedere al cappone di festeggiare il Natale» . Ma anche se fosse passata, spiega il ministro dell’Economia, difficilmente avrebbe retto alla inevitabile valanga di ricorsi legali. Preoccupazioni che è difficile giudicare infondate. Di certo c’è che, nonostante non colpiscano nessuno nell’immediato, i tagli non sono stati affatto ben digeriti (come dimostrano le polemiche nel consiglio dei ministri di giovedì). E anche se sono finiti (a forza) in un decreto legge sul quale verrà probabilmente posta la fiducia, la strada è ancora lunga e insidiosa. La misura più indigesta è quella …
