Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

Governo, 15 ore di lavoro in 3 mesi – La marcia a singhiozzo del "governo del fare", di Carlo Bertini

Riunioni scarse e velocissime, molti provvedimenti arenati in Parlamento. Un dramma che tocca un nervo scoperto come le competenze delle Regioni che devono avere voce in capitolo su tutto. Assenti Berlusconi e Bossi, che con l’aria che tira forse hanno preferito marcarsi a distanza, il Consiglio dei ministri, presieduto dal ministro più anziano Altero Matteoli, non è approdato a nulla. E dire che in questi tre mesi, malgrado la paralisi legislativa delle Camere dovuta ai numeri traballanti, il «governo del fare», come lo chiama Berlusconi, qualcosa invero lo ha fatto. Con esiti disparati. Quattordici riunioni, una media di 65 minuti l’una, 905 minuti nel complesso e cioè 15 ore e passa di lavoro, con record di rapidità – 10 minuti il 31 maggio, 20 minuti il 19 maggio – e picchi di impegno: come le due ore e 15 minuti dedicate il 5 maggio al decreto sviluppo e al codice del turismo voluto dalla Brambilla. Il 3 marzo via al decreto legislativo sul federalismo municipale, bocciato in precedenza dalla Bicameralina e oggi fonte di lamentazioni …

"Parlar d´altro nel salotto di Vespa", di Michele Serra

Lunedì sera, mentre una larga maggioranza di italiani festeggiava il suo poker di Sì, o perlomeno ne discuteva, Bruno Vespa dedicava il suo “Porta a porta” a un cocktail di delitti riscaldati, le povere Sarah e Melania, se non confondo gli ingredienti. Fatta salva la scelta professionale, rimane il fatto che la rete ammiraglia del servizio pubblico ha devoluto le sue due ore di approfondimento serale a già approfonditissimi delitti, preferendo non occuparsi di un evento politico forse storico, certamente nevralgico. Si tratta, in fin dei conti, di coerenza. Silenzio prima dei referendum, silenzio dopo, forse per un´applicazione molto estesa, e molto malintesa, del concetto di “silenzio elettorale”. Va aggiunto che Vespa non ha compiuto una scelta particolarmente eccentrica. A parte la Sette, Rai tre e la tivù satellitare, il ventaglio dei palinsesti in chiaro non è parso molto coinvolto da ciò che aveva appena coinvolto la sua utenza. Tanto da rafforzare l´impressione di uno scollamento progressivo e inesorabile tra i centri di potere (la tivù lo è sicuramente, tanto più a Berlusconia) e gli …

"Il popolo dei disobbedienti", di Ilvo Diamanti

Il referendum è passato ma i suoi effetti – politici e sociali – dureranno a lungo. Perché il successo del referendum è, a sua volta, effetto di altri processi, maturati in ambito politico e sociale. E perché i referendum hanno sempre marcato le svolte della nostra storia repubblicana. Fin dal 1946 – quando nasce, appunto, la Repubblica. Poi: nel 1974, il referendum sul divorzio. Il Sessantotto trasferito sul piano dei costumi. La svolta laica e antiautoritaria della società italiana. Nel 1991, giusto vent´anni fa, il referendum sulla preferenza unica per la Camera. È il muro di Berlino che rovina su di noi. Annuncia la fine della Prima Repubblica e l´avvio della Seconda. Nel 1995, il referendum contro la concentrazione delle reti tivù. Dunque, contro la posizione dominante di Berlusconi. Fallisce. E rende difficile, in seguito, ogni azione contro il conflitto di interessi. Da lì in poi tutti i referendum abrogativi falliscono. A partire da quello dell´aprile 1999. Riguardava l´abolizione della quota proporzionale nella legge elettorale. Non raggiunse il quorum per una manciata di votanti. Sancisce …

"Il Carroccio che abbaia ma non morde", di Michele Brambilla

Tutto il mondo antiberlusconiano attende le prossime decisioni di Bossi come si potrebbe attendere la venuta di un messia. Si aspetta con ansia che la Lega «stacchi la spina» al governo, e faccia finalmente ciò che non sono riusciti a fare la sinistra, le toghe rosse e la stampa comunista (ossia tutte le toghe e tutta la stampa, secondo il parere di Berlusconi). Che sia domenica prossima a Pontida, oppure martedì in Parlamento, oppure ancora in qualche riunione ad Arcore o a Gemonio, non si sa. Ma che un’ora segnata dal destino stia per battere nei cieli della Padania, è dato per scontato. La Lega divorzierà dal Cavaliere perché non ha nessuna intenzione di affondare con lui: questo è ciò che si pensa. E quella frase pronunciata l’altro ieri da Calderoli – «siamo stanchi di prendere sberle» – alimenta le speranze. Le richieste di cambio di passo di Maroni, ancor di più. Basterebbe però sfogliare le raccolte dei giornali per rendersi conto che certe uscite come quelle di Calderoli e Maroni hanno più o meno …

"L'irruzione del futuro", di Barbara Spinelli

Forse, dopo la perdita di Milano e Napoli, la sconfitta al referendum è la più avvilente nella storia di Berlusconi. Si era messo in testa che ignorandolo l´avrebbe ucciso, l´aveva definito «inutile», e il giorno del voto se n´era andato pure al mare, esemplarmente. Niente da fare: il quorum raggiunto e i quattro sì che trionfano non sono solo un colpo inferto alla guida del governo. È una filosofia politica a franare, come la terra che d´improvviso si stacca dalla montagna e scivola. È un castello di parole, di chimere coltivate con perizia per anni. «Meno male che Silvio c´è», cantavano gli spot che il premier proiettava, squisita primizia, nei festini. Gli italiani non ci credono più, il mito sbrocca: sembra l´epilogo atroce dell´Invenzione di Morel, la realtà-non realtà di Bioy Casares. Per il berlusconismo, è qualcosa come un disastro climatico. Tante cose precipitano, nel Paese che credeva di conoscere e che invece era un suo gioco di ombre: l´idea del popolo sovrano che unge la corona, e ungendola la sottrae alla legge. L´idea che …

"Hanno divorziato dai cittadini e il governo è alla paralisi Pd pronto alla sfida del voto", di Goffredo De Marchis

È arrivata la conferma che serve una svolta: la maggioranza non c´è più, debbono prenderne atto. Siamo il primo partito e abbiamo una proposta: in Parlamento parleremo con le forze politiche. Nel Pd prima un progetto, poi la persona. Una democrazia funziona in questo modo. Segretario Bersani, dopo i successi delle amministrative e dei referendum lei chiede le dimissioni di Berlusconi. Sapendo bene che lui non le darà mai. Non avete un´altra strada da indicare per uscire da questa fase? «Mi fanno una domanda e io rispondo. Chiedete le dimissioni del premier? Sì. Ma vorrei chiarire che non le chiediamo dopo il referendum e il voto nelle città. Il referendum e le amministrative sono successivi a una richiesta che facciamo da un anno e mezzo». Il voto di ieri non cambia niente? «Cambia moltissimo. C´erano un milione di ragioni per mandare a casa il governo prima del referendum. Il voto di ieri ha messo un ulteriore carico di 90 sulla loro crisi. E vedo che emerge una certa consapevolezza: nei commenti che vengono da alcuni …

"La Lega: stufi di prendere sberle", di Marco Cremonesi

La Lega è «stufa di prendere sberle» . Maggioranza in fibrillazione. Berlusconi: risultato da non ignorare. Formigoni: insofferenza verso chi guida il Paese. Il Pdl (Formigoni a parte) minimizza? La Lega, per niente: «Non vorrei che quella di prendere sberle diventasse un’abitudine» . Parola di Roberto Calderoli. E la linea del Carroccio è tutta lì, sintetizzata dal titolo della Padania oggi in edicola: «Sberle e coraggio» . Dettato da Umberto Bossi in persona, per unire i ceffoni evocati da Calderoli con il coraggio invocato da Roberto Maroni sui temi del fisco. L’apertura del quotidiano leghista è completata da due elementi che approfondiscono il pensiero padano: «La Lega a Pontida porrà chiare condizioni per garantire la sua presenza» . E ancora: «Il popolo manda un preciso segnale al governo» . Dopo la seconda «sberla» , nel movimento è il giorno dello sconforto. Gli umori sono cupi, e persino la fiducia messianica in Umberto Bossi è messa a dura prova. In molti non si capacitano della sortita di domenica sera. Dopo che l’ultima dichiarazione a sua voce …