Governo, 15 ore di lavoro in 3 mesi – La marcia a singhiozzo del "governo del fare", di Carlo Bertini
Riunioni scarse e velocissime, molti provvedimenti arenati in Parlamento. Un dramma che tocca un nervo scoperto come le competenze delle Regioni che devono avere voce in capitolo su tutto. Assenti Berlusconi e Bossi, che con l’aria che tira forse hanno preferito marcarsi a distanza, il Consiglio dei ministri, presieduto dal ministro più anziano Altero Matteoli, non è approdato a nulla. E dire che in questi tre mesi, malgrado la paralisi legislativa delle Camere dovuta ai numeri traballanti, il «governo del fare», come lo chiama Berlusconi, qualcosa invero lo ha fatto. Con esiti disparati. Quattordici riunioni, una media di 65 minuti l’una, 905 minuti nel complesso e cioè 15 ore e passa di lavoro, con record di rapidità – 10 minuti il 31 maggio, 20 minuti il 19 maggio – e picchi di impegno: come le due ore e 15 minuti dedicate il 5 maggio al decreto sviluppo e al codice del turismo voluto dalla Brambilla. Il 3 marzo via al decreto legislativo sul federalismo municipale, bocciato in precedenza dalla Bicameralina e oggi fonte di lamentazioni …
