Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Le amnesie dei cattolici in politica", di Gian Enrico Rusconi

I cattolici torneranno a condizionare direttamente la politica? Ma hanno forse mai smesso di contare nel berlusconismo in tutte le sue fasi: dal trionfo di ieri sino alla sua virtuale decomposizione? Dentro, fuori, contro. Grazie al berlusconismo hanno creato un consistente «pacchetto cattolico», con scritto sopra la perentoria frase «valori non negoziabili». Nel contempo hanno mantenuto aperti spazi giornalistici di franco dissenso. Che cosa ci si aspetta ora da Pier Ferdinando Casini, che ha preso parte diretta e indiretta a tutte le fasi del berlusconismo? Anche quando se n’è tenuto lontano, è riuscito ad essere lo spauracchio della Lega e dei post-fascisti incorreggibili. Ma soprattutto a farsi rimpiangere dal Cavaliere. E’ ovvio che ora, nella fase attuale di latente disarticolazione e disgregazione del berlusconismo, Casini riacquisti profilo. Si badi bene: non sto parlando affatto della fine del berlusconismo, tanto meno dell’esaurirsi dello stile politico-mediatico che ha prepotentemente segnato la vita politica italiana e ha deformato il modo di guardare e di giudicare la politica. Questo costume andrà avanti, sotto altre spoglie. Ma assistiamo alla disarticolazione …

"Un mese decisivo. Con i casi Bondi e Rai «l’esigua maggioranza andrà sotto», dice Ventura", di Maria Zegarelli

I dati Ipsos vedono i democratici in crescita e la vasta coalizione da Sel a Fini sopra il 50%. «A gennaio governo sotto» Il Pd ci prova e cresce al 25,4%. A gennaio parte la battaglia del Pd in Parlamento dove la maggioranza rischia grosso con le mozioni Bondi e Rai. Intanto Bersani lavora alla direzione del 13 per indicare la rotta ma anche per “unire” il partito. Pier Luigi Bersani lavora alla direzione del 13 gennaio per mettere a punto «una cura all’altezza della diagnosi» effettuata sul «paziente» Paese che la pazienza la sta perdendo mentre a curarlo ancora oggi c’è un medico «inadeguato», arrivato al capolinea di una carriera fallimentare. Ma per far fuori il «primario» il Pd deve lavorare su più fronti. Il gennaio caldo dei democratici si giocherà in Parlamento, soprattutto alla Camera dove la maggioranza è talmente risicata da rischiare il tonfo praticamente ad ogni voto, e nel partito stesso, per mettere a punto una piattaforma programmatica in grado di guidare il Paese «oltre il berlusconismo» e di creare una …

"Il valore perduto della responsabilità", di Tullio Gregory

Un politico democristiano di primo piano che ha attraversato tutte le esperienze della Prima Repubblica è solito dire che probabilmente anche i suoi compagni di partito mangiavano, ma almeno sapevano stare a tavola. Se proprio non erano del tutto onesti, avevano pur sempre uno stile. Questa considerazione mi è tornata in mente assistendo ad alcuni momenti del recente dibattito sulla fiducia alla Camera e, successivamente, a quello sulla riforma Gelmini in Senato: parolacce, insulti, gesti osceni, tutta una fenomenologia del cattivo gusto. E non è il solo caso nel quale abbiamo assistito non dico a una caduta di stile, ma all’assenza totale di stile, anzi all’assoluta mancanza di rispetto per le più elementari norme di buon comportamento, che appartengono, o dovrebbero appartenere, al patrimonio di ciascuno di noi, acquisito fin dalla scuola elementare. Stile, del resto, vuol dire educazione, serietà, rispetto degli altri, impegno professionale e civile: tutte doti che in questa triste e oscura fine d’anno sembrano ormai eclissate dalla nostra vita quotidiana. La classe politica – quella che si insulta in Parlamento le …

"I tre voti che pesano sul futuro del paese", di Eugenio Scalfari

Inizio questo articolo con un´ipotesi. So bene che l´ipotesi configura una realtà virtuale che spesso non coincide con quella reale ma ci aiuta spesso a capire meglio quello che è accaduto. Facciamo dunque l´ipotesi che il 14 dicembre scorso il governo fosse stato battuto, sia pure per un solo voto, e che Berlusconi si fosse dimesso chiedendo al presidente della Repubblica lo scioglimento anticipato delle Camere. Il Presidente – l´ha detto pochi giorni dopo parlando alle Alte Cariche dello Stato – è in linea di principio contrario allo scioglimento anticipato di una legislatura; perciò, prima di addivenire alla richiesta del premier dimissionario, avrebbe verificato l´esistenza di una maggioranza alternativa. Quella maggioranza – contraria allo scioglimento anticipato ma tuttavia incapace di esprimere un governo coeso e di indicarne il premier – c´era come tuttora presumibilmente c´è. Che cosa avrebbe fatto Giorgio Napolitano di fronte ad un Parlamento che non vuole essere mandato a casa ma non riesce a indicare un nuovo premier? Forse avrebbe risolto il problema affidando l´incarico di formare un governo ad un uomo …

"Federalismo, tagliate fuori le città del Sud. Inchiesta Pd: senza misure compensative perdono oltre la metà delle attuali risorse", di Lucio Cillis

Per tutti i Comuni, tra l´Imu e il taglio dei trasferimenti, si creerebbe un buco di 450 milioni. Il federalismo fiscale costerà complessivamente quasi mezzo miliardo di euro ai Comuni, con pesanti ripercussioni in particolare per le città del Sud, che arriverebbero a perdere oltre la metà delle attuali risorse, se non intervenissero misure compensative. È il risultato di uno studio del Partito democratico, realizzato dal senatore Marco Stradiotto, che ha analizzato i dati della Copaff, la Commissione tecnica paritetica per l´attuazione del federalismo fiscale. Secondo il Pd, tra taglio dei trasferimenti e nuovo gettito da Imu – l´imposta unica che prenderà il posto delle tasse di registro e ipotecarie, dell´Irpef sul reddito da fabbricati e degli introiti che scaturiranno dalla cedolare secca sugli affitti – l´effetto finale sarà un beneficio per 52 comuni, sui 92 presi in esame. Brutte notizie, invece, per i restanti 40 che saranno penalizzati dalla riforma. In particolare, per Napoli e L´Aquila, e altre città del Sud, mentre un cospicuo aumento delle risorse si verificherà a Bologna, Firenze e Milano. …

Il welfare che serve all'Italia di Beniamino Lapadula e Riccardo Sanna

E’ necessario riqualificare la spesa pubblica e spostare risorse dalla ricchezza privata alla riduzione del debito. Il welfare italiano è arretrato, mentre il workfare ha un aspetto categorial-corporativo che taglia fuori 4 milioni di precari. Le prospettive del welfare sono condizionate in modo drammatico dalla questione del debito pubblico. Con l’irruzione della crisi questo è un problema non solo italiano, ma di tutti i paesi sviluppati e, in particolare, di quelli europei. Le scelte intraprese dagli Stati dell’Unione europea hanno ridotto temporaneamente l’instabilità finanziaria, ma reso contemporaneamente più incerta la ripresa. Soprattutto visto che l’euroausterity è stata dettata dalla spinta a mantenere i vantaggi competitivi di quelle economie – al primo posto la Germania – trainate dalle esportazioni extra-Ue e con un saldo corrente nella bilancia dei pagamenti positivo a livello nazionale, ma insufficiente a portare il segno più anche al saldo europeo. Le conseguenze della persistenza degli squilibri globali, della bassa crescita, dell’ulteriore aumento del debito pubblico sull’inevitabile ridimensionamento dello Stato sociale, si sono già fatte sentire in Grecia, in Spagna, ora in Irlanda …

Gli auguri del premier: giudici, emergenza democratica

Le elezioni sarebbero un ”grave danno” per un Paese che sta uscendo da un anno ”difficile” piu’ forte di prima; tuttavia, senza una maggioranza in grado di fare le riforme, l’unica alternativa resta quella del voto. Silvio Berlusconi, dopo la conferenza stampa di fine anno, continua a rivendicare i meriti del suo esecutivo, rinnovando l’apertura a Pier Ferdinando Casini. Il leader centrista pero’ rifiuta garbatamente la proposta e ribadisce di voler restare equidistante anche dal Pd, respingendo l’invito di Pier Luigi Bersani ad una ”alleanza costituente”. Il presidente del Consiglio, in un audio-messaggio ai Promotori della Liberta’, avverte che la fine anticipata della legislatura sarebbe un ”grave danno” al Paese. Per questo promette di fare il possibile per evitarlo. Ove cio’ non fosse possibile, precisa pero’, ”non ci sara’ altra scelta se non tornare dal popolo sovrano”. L’obiettivo ”primario”, ripete, resta la ”governabilita”’ attraverso un allargamento della maggioranza, visto che non esiste una maggioranza alternativa a quella attuale. L’intento e’ sempre quello di attrarre singoli deputati delusi. Ma anche di convincere i centristi: spero che …