Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

Un ministro tutto casa e bottega

Paolo Romani è il nuovo ministro per lo Sviluppo economico. Dopo 5 mesi di vacanza istituzionale, Berlusconi affida ad un amico un ministero fondamentale per superare la crisi. Siamo all’apice del conflitto d’interessi. Centocinquantaquattro giorni e poche ore per nominare il ministro dello Sviluppo economico dopo l’abbandono di Scajola. Tanto tempo è servito a Berlusconi per decidere se abbandonare l’interim ad un dicastero fondamentale per la ripresa economica. La scelta è ricaduta su Paolo Romani che già occupava il ruolo di sottosegretario nello stesso ministero. Alle ore 19 dopo vari annunci e conseguenti smentite, finalmente si è avuta la certezza che Paolo Romani è il nuovo ministro dello Sviluppo economico. Nel gelo politico, dopo quanto avvenuto per la precedente nomina del ministro Brancher, Napolitano ha ricevuto Romani per la firma e il giuramento sulla Costituzione. Come era facilmente prevedibile la scelta è ricaduta su chi potesse garantire maggiormente gli interessi del premier e non della ripresa economica del Paese. Nel ruolo di sottosegretario con la delega alle Comunicazioni, Romani si era già messo in luce …

"Saldi di fine stagione", di Massimo Giannini

Dopo ben centocinquantatre giorni di colpevole latitanzae di irresponsabile iattanza, il presidente del Consiglio ha finalmente nominato il nuovo ministro dello Sviluppo Economico. Dovremmo essere compiaciuti, per la fine di un grave “vuoto di potere” che su questo giornale avevamo denunciato da tempo, indicandolo come vero paradigma di un ancora più grave “vuoto di politica” che ormai caratterizza lo stadio terminale del berlusconismo. E invece non c’è proprio nulla da festeggiare. La scelta di Paolo Romani soddisfa la “meccanica” di governo: c’era una poltrona vuota, quella di Claudio Scajola, che ora viene nuovamente occupata. Ma offende l’etica: c’è un conflitto di interessi strutturale, quello di Silvio Berlusconi, che ora viene ulteriormente codificato. Romani, già viceministro, è infatti un perfetto ingranaggio della “macchina” Mediaset. È l’uomo che ha contribuito a scrivere la scandalosa legge Gasparri sulle tv. Ha fatto pressioni sulla Ue per negare a Sky la deroga sull’asta per il digitale terrestre. Ha tentato di sfilare la rete a Telecom, per consentire all’azienda del premier di prendersene un pezzo. Ha regalato alla stessa Mediaset il …

"Oltre la «porcata», testo d’intesa tra Pd e finiani", di Simone Collini

Gli esperti di sistemi di voto di Pd,Udc e Fli hanno messo a punto un primo testo di riforma: via liste bloccate e premio di maggioranza, sì a collegi uninominali, soglia di sbarramento e indicazione del candidato premier. Via il premio di maggioranza e le liste bloccate, soglia di sbarramento al 3%, possibilità di indicare il candidato premier, collegi uninominali e niente preferenze. Dopo che nei giorni scorsi Pier Luigi Bersani, Pier Ferdinando Casini e Giancarlo Fini hanno aperto i canali di dialogo, gli esperti di legge elettorale del Pd, dell’Udc e di Futuro e libertà hanno iniziato il confronto per individuare un modello di voto condiviso. Una prima intesa su alcuni principi di fondo è stata già raggiunta, e la bozza che sta venendo fuori è rinviabile al sistema tedesco, però modificato introducendo elementi che ne rafforzerebbero l’aspetto bipolare. Il Pd ha approvato all’ultima Assemblea nazionale un documento in cui si sostiene il doppio turno alla francese, ma anche i più strenui difensori del modello d’Oltralpe – veltroniani in primis – difficilmente si metterebbero …

"La sinistra cresce. In ordine sparso", di Rudy Francesco Calvo

La multiforme espressione della gauche italiana: ma i vari pezzi sono conciliabili? L’articolo di Ilvo Diamanti pubblicato ieri su Repubblica descrive una galassia della sinistra italiana in costante crescita, tanto da raggiungere ormai complessivamente quasi l’11 per cento. Un campanello d’allarme, certo, per un Pd che resta bloccato attorno al 25 per cento e che con queste forze è costretto a fare i conti in vista di una chiamata al voto che, se sul piano nazionale è ancora solo probabile, è invece sicuro per molti dei principali comuni italiani. E basta ricordare lo scherzetto giocato da Grillo e dalla sua lista a Mercedes Bresso la scorsa primavera per capire la portata del pericolo, più che rosso anti-politico. Se però si prova a riportare alla realtà dei temi politici queste forze, si capisce che quell’11 per cento si raggiunge solo mettendo insieme le mele con le pere, una somma impossibile come spiegherebbe una maestra ai suoi alunni. Grillo, Di Pietro, Vendola e Ferrero vanno in ordine sparso praticamente su tutto, con in più una tendenza inestirpabile …

"La Costituzione fatta a pezzi", di Nadia Urbinati

Berlusconi ha detto ieri che i magistrati sono criminali e che vanno come tali trattati. Lo aveva già anticipato parlando qualche giorno fa nell´improvvisato happening di fronte alla sua residenza romana, condendo il suo gravissimo ed ennesimo colpo alla Costituzione repubblicana con barzellette e linguaggio scurrile, quasi a voler allontanare l´attenzione dell´opinione pubblica da ciò che aveva pronunciato. Il suo attacco alla magistratura e l´identificazione della giustizia con la persecuzione non sono né nuovi né inediti: sono la carta d´identità di Berlusconi. Le circostanze dettano il linguaggio, non il contenuto che resta immobile come la terra nel sistema tolemaico. Quando le acque nella sua maggioranza si fanno burrascose tiene metodi di trattativa e moderati. Una volta rinsaldata l´alleanza, magari con l´autorevolezza del voto parlamentare come in questo caso, metodi, forme e linguaggio riprendono la loro solita andatura e ritornano a battere sul tema più vicino agli interessi del premier: l´attacco all´indipendenza della magistratura giustificato nel nome di una sovranità totalizzante del popolo, o meglio ancora della sua parte più numerosa (il mito del 51% come …

"Ma il vero scontro sarà sul processo breve", di Amedeo La Mattina

Nel retropalco, prima e dopo che parlasse Berlusconi, non trovavi un solo dirigente pronto a scommettere un euro sulla possibilità di trovare un accordo con Fini. Nemmeno un euro che la legislatura possa andare oltre la prossima primavera. Tuttavia il problema è che tanto il premier quanto il presidente della Camera hanno bisogno di tempo per ragioni opposte. Il primo deve ridare smalto al suo partito, a quel Pdl che ha perso consensi al Nord e al Sud. E deve recuperarlo con una nuova comunicazione su cosa ha fatto il governo in questi ultimi due anni, con una mobilitazione militante annunciata ieri dallo stesso Cavaliere dal palco del Castello Sforzesco. Ma soprattutto con qualche bel provvedimento economico che dia ossigeno a imprese e a famiglie. E’ Fini però che ha più bisogno di tempo per mettere in campo il suo partito e farlo crescere, succhiando amministratori, giovani e scontenti dalle fila del Popolo della Libertà. «Il tempo – spiegava Denis Verdini – fa danno più a noi. Non possiamo rimanere inchiodati a loro gioco: noi …

"Alla sinistra della delusione", di Ilvo Diamanti

A sinistra del centrosinistra i consensi crescono. Ormai si aggirano intorno all´11%. Più che di una novità, si tratta di un ritorno. Alle elezioni politiche del 2006, infatti, le formazioni a sinistra della sinistra (da qui: Sinistra) avevano, infatti, superato il 10%. In termini assoluti: circa 3 milioni e 900mila voti. Alle consultazioni del 2008, però, quest´area si riduce al 3%. Tutti compresi: Rc, Comunisti Italiani, Verdi, più le nuove formazioni uscite dai Ds dopo la nascita del (e la confluenza nel) Pd. Il che significa: 7 punti percentuali e 2 milioni e settecentomila voti meno del 2006. Più che un calo: un tracollo. Le cui ragioni sono diverse e, in parte, note. 1. In primo luogo, la strategia del Pd di Veltroni, che – come Berlusconi – interpreta il bipolarismo in senso bipartitico – o quasi. Da un lato il Pdl insieme alla Lega, dall´altro il Pd alleato con l´Idv di Antonio Di Pietro. La legge elettorale, che premia la coalizione vincente, spinge molti elettori della Sinistra – per non “sprecare” il voto – …