Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Il sindaco zero idee", di Vittorio Emiliani

Radere al suolo Tor Bellamonaca e ricostruirla più vicino al centro di Roma? «Una cavolata», la definisce lapidariamente in tv una residente. Un altro favore ai grandi costruttori. È l’ultima delle proposte-annuncio del sindaco Gianni Alemanno, partorita in vacanza a Cortina, e assomiglia tanto al non saper più che fare per segnalarsi. Sarebbe stato meglio proporre un piano di manutenzione edilizia e di servizi socio-culturali per quella e per altre periferie. Pochi giorni fa aveva proposto (vacanze fertili le sue) di tassare i troppi cortei. Parole in libertà, da tassare magari. Nel suo programma c’era la demolizione della teca di Richard Meier che contiene l’Ara Pacis là dove il piccone mussoliniano si era vigorosamente esercitato nel 1936. Ma Alemanno è meno forte col piccone, per fortuna. Mesi fa giurava sulla Formula 1 all’Eur come terapia per la crisi del turismo (di qualità, figurarsi). Prim’ancora sul Parco tematico della Romanità su 300 ettari di suoli pubblici, una Roma tutta finta.… Alemanno non sembra proprio destinato a passare alla storia del Campidoglio. Il suo bilancio di governo …

"Ma prima va rispettata la legge", di Michele Brambilla

Quando si comincia a parlare di espulsioni di rom, come ha fatto il nostro ministro degli Interni e come stanno facendo in Francia, è inevitabile che tornino subito in mente immagini fra le più sinistre di quel macabro film che per certi versi è stato il Novecento. Viene in mente persino quella celebre poesia di Bertolt Brecht: «Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti. E io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare». Anche se erano altri tempi e altri regimi, non c’è dubbio che già il termine «espulsioni» suoni macabro. In Italia si discute ormai da anni se siamo un popolo razzista oppure no, ed è una discussione destinata a finire in un vicolo cieco perché essa pure viziata da quella specie di …

"La badessa del Pdl predica al Meeting Cl", di Francesco Lo Sardo

Un’altra angoscia del Cavaliere: il catto-complotto. E i big del Pdl si gettano all’inseguimento del consenso dei cattolici. Il campanello d’allarme, a palazzo Grazioli, ha cominciato a suonare impazzito dopo le parole di Bernhard Scholz, presidente della Compagnia delle Opere, il “braccio economico” di Cl, che associa 35mila e rotte imprese. E meno male che Sholtz l’ha detto al Corriere della sera: siamo contrari a elezioni anticipate. Meno male perché se a intervistarlo fosse stata Repubblica – com’è avvenuto con Tremonti, che da allora vive in regime da “sorvegliato speciale” – Berlusconi non avrebbe più dubbi sull’esistenza di un catto-complotto ai suoi danni. Anche Cl mette i bastoni tra le ruote all’exit strategy elettorale di Berlusconi per non farsi logorare e arrivare in barella a fine legislatura. No al voto, no governi tecnici, ma «proseguire le riforme iniziate, dare concretezza al lavoro intrapreso », dice Scholtz. Non così la pensano Formigoni, Lupi, Mario Mauro, i ciellin-pidiellini a modo loro simbiotici con Berlusconi, da cui hanno avuto molto e che seguirebbero fino alle porte dell’inferno: «Ma …

"Le elezioni la norma e il Quirinale", di Michele Ainis

C’è una norma costituzionale sullo sfondo di questa crisi politica che incrudelisce giorno dopo giorno. E c’è anche un organo, un potere, un uomo scaraventato suo malgrado nel centro della mischia. L’uomo è Napolitano: dovrà sciogliere le Camere, come reclamano Bossi e Berlusconi se la maggioranza verrà sconfitta in Parlamento? La norma è l’articolo 88, secco e laconico com’era nel costume dei nostri padri fondatori: «Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse». È il potere più importante attribuito al Quirinale, e non a caso viene messo sotto schiaffo in questo tempo di rissa fra i poteri. Dicono che la nuova Costituzione materiale ne abbia svuotato i contenuti: siccome gli italiani votano con un pretendente al trono indicato per nome e cognome sulla scheda elettorale, allora se il monarca cade giù dal trono bisogna farli votare nuovamente, non c’è alternativa allo scioglimento anticipato. Balle: nel 2006 Prodi vinse con questa stessa legge elettorale, e quando due anni dopo inciampò in un voto di sfiducia nessuno …

"Per salvare il Lodo, 5 milioni di cause a rischio", di Liana Milella

Mandare al macero, o quantomeno compromettere pesantemente il corso, di 5 milioni di cause civili pendenti, pur di cambiare il destino dell´unica che gli interessa. La sua. Quella sul lodo Mondadori che, se venisse confermata la sentenza di primo grado del giudice Raimondo Mesiano, costerebbe alla Fininvest 750 milioni di euro da versare alla Cir di Carlo De Benedetti. Non si smentisce mai Silvio Berlusconi. Il metodo delle leggi ad personam e ad aziendam è sempre lo stesso. Storia lunghissima, Cirami, Cirielli, rogatorie, falso in bilancio, blocca processi, processo breve, lodo Schifani, lodo Alfano, già una norma per il caso fiscale della stessa Mondadori. Solo per citare le più note. E le prime indiscrezioni sul suo progetto, annunciato venerdì a palazzo Grazioli durante la conferenza stampa post vertice, per «un piano straordinario per il rapido smaltimento delle cause civili pendenti», svela subito il suo interesse recondito. Poiché per i processi civili non c´è amnistia che tenga, allora la strategia del colpo di spugna deve camminare per altre vie e ammantarsi di una fittizia regolarità. Ma …

"Perché il Cavaliere deve temere le urne", di Ilvo Diamanti

NON è una novità, il protagonismo di Bossi. Esibito anche in passato, quando la Lega contava molto meno. Tuttavia, Bossi (e, di riflesso, la Lega) raramente è apparso così determinato. Oggi, infatti, è lui a dettare i tempi e i temi della crisi. Senza preoccuparsi di nulla e nessuno. Nei confronti di Fini e dei suoi amici: «Bisogna cacciarli. Fini è invidioso e rancoroso». Il dialogo è tempo sprecato: «Meglio andare a votare subito». Cioè: «A fine novembre, al massimo ai primi di dicembre». Lo ha ripetuto più volte, negli ultimi giorni. D´altronde, non c´è spazio per altre maggioranze, oltre a questa. Di fronte a governi tecnici il Nord insorgerebbe. È già campagna elettorale. E Bossi non perde occasione per riproporre i temi dell´agenda leghista. In primo luogo, il “mitico” federalismo. Poi, la sicurezza (i soliti immigrati, il cui numero e la cui pericolosità sociale salgono e calano a comando. Magari a tele-comando. Secondo l´urgenza politica del centrodestra). Poi il Sud. Dove, secondo Bossi, Fini – il nemico di Tremonti – «vuole sprecare i soldi …

"La Prima repubblica è tornata", di Michele Ainis

Come possiamo definirlo l’esecutivo che a settembre busserà alle Camere per rinnovare il patto programmatico? Quanto alla contabilità dinastica, non un Berlusconi 5: manca l’apertura formale della crisi, manca il reincarico al presidente uscente che Berlusconi aveva già sperimentato durante la XIV legislatura. Nemmeno, però, l’identico Berlusconi 4 che esordì all’avvio della legislatura in corso: se c’è un nuovo programma, se c’è un nuovo voto di fiducia, se c’è un nuovo gruppo parlamentare (Futuro e libertà) nella coalizione di maggioranza, nessuno potrà fingere che sia tutto come prima. E allora chiamiamolo Berlusconi 4 e mezzo, tanto nella politica italiana i numeri sono sempre un po’ approssimativi. E quanto al timbro, alle caratteristiche, al tratto saliente del vecchio-nuovo esecutivo? Qui la nomenclatura è più ricca di un forziere, dato che in sessant’anni di Repubblica ne abbiamo viste di cotte e di crude. Governi tecnici o politici. Governi monocolore, bicolore, arcobaleno (l’ultimo Prodi, con 11 partiti a dividersi il boccone). Governi di unità nazionale (1946-1948) ovvero di solidarietà nazionale (quelli presieduti da Andreotti negli anni Settanta). Governi …