Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Il Pd ormai “vede” le urne e chiama al fronte comune", di Rudy Francesco Calvo

Appello di Bersani a tutte le opposizioni: se si va al voto abbiamo una linea. La prospettiva di un esecutivo di transizione sembra allontanarsi. Le parole di Bossi («No ai governi tecnici, occorre tornare subito alle urne»), la campagna elettorale già avviata ieri in spiaggia da Casini, il clima sempre più incandescente tra i finiani e il Pdl: tutti sintomi di una situazione che ormai sembra destinata a precipitare in fretta, anche già a settembre. Il Partito democratico finora è rimasto a guardare, attirandosi anche le accuse di un’eccessiva pavidità. Al Nazareno, l’opzione numero uno rimane quella di un governo di transizione. In questo quadro, Luigi Zanda apprezza la disponibilità dichiarata da Di Pietro, mentre Rosy Bindi loda «l’equilibrio e la saggezza» di Beppe Pisanu, il cui nome è stato proposto dal finiano Briguglio per guidare un esecutivo di garanzia. Ma i dem hanno anche già avviato il lavoro per prepararsi all’eventualità di un voto anticipato, accelerando sempre più il ritmo. Il principale nodo da sciogliere riguarda essenzialmente i confini e la natura della coalizione …

"La legge ad aziendam salva la Mondadori la maxicausa chiusa con una transazione", di Sara Bennewitz ed Ettore Livini

Legge salva-Mondadori doveva essere e legge salva-Mondadori è stata. La casa editrice controllata dalla Fininvest si avvia a chiudere con una mini-transazione da 8,6 milioni un contenzioso quasi ventennale in cui l’agenzia delle entrate le contestava il mancato pagamento di 173 milioni di tasse evase nel ’91, in occasione della fusione tra Amef e Arnoldo Mondadori. Segrate ha già contabilizzato a tempo di record nella sua semestrale il versamento della sanzione per calare il sipario sulla partita con l’amministrazione finanziaria “grazie al decreto legge 25 marzo 2010 n. 40 sulla chiusura delle liti pendenti”. Si tratta – in soldoni – del cosiddetto “Lodo Cassazione”, un provvedimento contestato dall’opposizione per il macroscopico conflitto d’interessi del premier che consente di archiviare i processi tributari arrivati in Cassazione con due sentenze favorevoli al contribuente mediante il pagamento del solo 5% del valore della lite. La società di Marina Berlusconi – che aveva vinto in primo e secondo grado le cause con il fisco – ha colto subito la palla al balzo archiviando questo delicatissimo caso giudiziario prima della …

Pretendiamo la presenza di Berlusconi in Parlamento

Di fronte al “tutti contro tutti” che negli ultimi giorni ha scosso la maggioranza e ai roboanti quanto inutili richiami all’ordine di Bossi e Berlusconi, Pier Luigi Bersani non ha dubbi: “Fanno la voce grossa perché non sanno che pesci prendere. Possiamo aiutarli con qualche precisazione. Primo: non permetteremo che Berlusconi riduca l’Italia al paese delle banane. In Italia abbiamo le istituzioni. Pretendiamo dunque, dopo due anni, la sua presenza in Parlamento e pretendiamo di sentirgli dire che cosa intenda fare in questo indecoroso marasma che lui stesso ha provocato e alimentato”. Ipotizzando una crisi di governo, il segretario dem precisa che in tal caso “la parola passerebbe al capo dello Stato e al Parlamento secondo un percorso costituzionale in cui ognuno dice la sua, ma nessuno può dettare il compito agli altri. Il ‘golpista’ è chi nega questo e non chi lo afferma!”. Se l’ormai fragile ‘predellino’ del centrodestra cedesse del tutto, ha ammonito Bersani, “le elezioni sarebbero inevitabili, e per giunta con questa vergognosa legge elettorale. Noi ci rivolgeremmo alle forze del centrosinistra …

"Il viaggio dell'Unità 150 anni dopo. Dal basso verso l’alto: ecco la politica dei giorni a venire" di Giuseppe Civat

Scorre l’A4, sotto di noi. Nel Nord è meglio non girare da soli, di questi tempi, e mi accompagna Fausto, che fa Perego di cognome, è stato vicesindaco di Arcore e mi dice: «Siamo riusciti a sostituire Berlusconi». E io: «Cosa?». «Sì, abbiamo preso il suo posto nell’angolo. Lui ne è uscito e vi ci siamo infilati noi». Fausto è così, Berlusconi lo conosce. L’ha visto da vicino. Anche “prima”. E l’apertura del Corriere gli dà ragione. Il titolo è: «Mobilitiamoci» e lo dice il premier in carica. Cose che succedono solo da noi, in questo tempo rovesciato, in cui a chiedere le elezioni anticipate è il capo del governo, i garantisti diventano forcaioli e i moderati sono quelli dell’opposizione. E tutti a dire, da vent’anni, che è un problema di comunicazione. Ma non è vero. Magari fosse così. Magari il problema fosse solo quello di non fare campagne di comunicazione brutte come le ultime. È un problema di argomenti. E di stile. La questione morale è anche una questione estetica. E di comportamenti e …

"Sviluppo economico, il ministero cannibalizzato", di Roberto Giovannini e Raffaello Masci

Senza titolare da 100 giorni, perde una competenza dietro l’altra. Entriamo nella monumentale sede del ministero dello Sviluppo economico (in sigla Mse) quando sono le tre del pomeriggio. E’ agosto e la capitale è deserta. Può, in questo clima, un ministero essere affollato? L’aria che si respira, dopo cento giorni di «sede vacante» qui, al civico 33 di via Veneto, è quella del palazzo reale di Napoli dopo la fuga dei Borbone: che si fa qui dentro? E chi comanda da quando Claudio Scajola se n’è andato? L’edificio è imponente: lo disegnarono due architetti di vaglia del periodo fascista, Marcello Piacentini e Giuseppe Vaccaro, come sede delle Corporazioni, nel ’32. Graniti di pregio all’ingresso, sullo sfondo vetrate policrome di Mario Sironi: bellissime. Ai piani superiori, marmi chiari a venature gialline. E poi: boiseries, porte altissime, mobili di design. Un vero gioiello. Scajola lasciò l’incarico il 4 maggio scorso, dopo una mesta conferenza stampa in cui apparvero – partecipi e commossi – anche i figli. «Da quel momento, nel palazzo è iniziato il saccheggio delle competenze, …

"Il Giornale usato come clava", di Natalia Lombardo

È di ieri la sentenza di Vittorio Feltri gridata sul Giornale : «Fini come Scajola», parte la raccolta di firme «per mandarlo a casa». Il quotidiano di proprietà del fratello del premier, Paolo Berlusconi (tanto per parlare di familismo) pubblica una scheda: aderisci alla campagna «Via Fini», basta una mail, via fax o per posta. Obiettivo: le dimissioni da presidente della Camera per lo «scandalo» della casa a Montecarlo, rivelato dal Giornale stesso con una campagna dal 28 luglio. In questi giorni Berlusconi (Silvio) ha sussurrato ai suoi: «L’avevo detto io che su questa storia ne avremmo viste delle belle. E non è finita…». Lo disse anche il 16 ottobre 2009: «Sul giudice Mesiano ne vedremo delle belle…». Quattro giorni dopo si videro i calzini azzurri del giudice che impose a Fininvest di risarcire 750 milioni di euro alla Cir di De Benedetti: pedinato dalle telecamere di Canale5 e preso per pazzo. E la campagna contro Fini è iniziata nell’agosto 2009, con sospetti su notti «a luci rosse» di ex aennini in calore, o sparando …

"Il Cavaliere vuole il voto perché pensa al Colle", di Pino Pisicchio

l vero irreparabile danno portato alla politica dalla personalizzazione del conflitto è il tramonto definitivo del senso collettivo. Che poi si traduce in una perdita di senso tout court per l’agire politico. Perché se si perde la ragione collettiva, resta solo l’interesse personale. Prendiamo la partita che Silvio Berlusconi sta conducendo con Gianfranco Fini e con il suo stesso governo. Solo qualche irriducibile e ingenuo (o ipocrita) cultore delle simmetrie bipolari può pensare che la ragione della minaccia di ricorso alle urne da parte del premier sia legata effettivamente alla volontà di tornare alla fonte della legittimazione perché il patto con gli elettori, stipulato anche con Fini, oggi appare messo in discussione! Perché, a parte il fatto che il nuovo gruppo dei finiani non pare aver revocato in dubbio il sostegno al governo, ma solo rivendicato un’autonomia parlamentare, la verità è che quel patto con gli elettori non c’entra nulla con la vera ragione per cui Berlusconi aveva deciso, a freddo, di imprimere un’accelerazione alla crisi: le elezioni per il nuovo inquilino del Quirinale. È …