Tutti gli articoli relativi a: scuola | formazione

"Ferie, rispunta la monetizzazione con il trucchetto di Natale e Pasqua", di Antimo Di Geronimo

Il divieto di monetizzazione delle ferie, valido per tutto il pubblico impiego, non si applicherà ai docenti precari. Ma solo nell’ordine della differenza tra i giorni di ferie spettanti e quelli in cui è consentito fruire delle ferie. Lo prevede il comma 44, dell’articolo 3, del disegno di legge sulla stabilità, attualmente al vaglio del parlamento. La deroga deve fare i conti anche con l’incremento di 15 giorni delle ferie spettanti al personale docente. Ma la cancellazione dell’indennità, a fronte della impossibilità materiale di fruire delle ferie a causa della brevità della durata dei contratti, avrebbe ingenerato una mole impressionante di contenzioso con sicura soccombenza dell’amministrazione. E allora il governo è corso ai ripari, consentendo la monetizzazione ai supplenti sino al termine delle attività didattiche se assunti con contratto sino al 30 giugno di ciascun anno scolastico, che non hanno a disposizione giorni estivi per le ferie, e anche ai supplenti brevi e saltuari, che sono assunti per pochi giorni e, quindi, si trovano nell’impossibilità di fruire anche di un solo giorno di ferie. Ma …

"Professori, il ministro ci ripensi o il PD dia battaglia", di Luigi Berlinguer

I professori italiani guadagnano 1.200 euro al mese ad inizio carriera. Dopo nove anni conseguono un primo scatto di circa 80 euro. Dall’ultimo rapporto Ocse emerge che gli stipendi degli insegnanti in Europa sono aumentati, in termini reali, del 7%. In Italia sono diminuiti dell’1%. Gli scatti biennali sono fermi e, sempre in questi ultimi anni, sono stati tagliati molti posti di insegnamento. Contemporaneamente è aumentato il carico di lavoro per ciascun docente (con il disagio, per molti, di svolgere lezioni in più istituti). Da ultimo molti insegnanti di ruolo hanno perso la cattedra e sono diventati sovrannumerari. Alcuni andranno a fare gli insegnanti di sostegno. Ho citato alcuni elementi di forte criticità che evidenziano l’enorme disagio di una categoria. Le norme contenute nella legge di stabilità vanno a collocarsi in questo clima di altissima tensione che si intreccia con un profondo stato di frustrazione. Le attuali 18 ore settimanali di lezione frontale sono già un lavoro molto pesante (anche all’estero, laddove esistano, sono più o meno le stesse). Non è un caso che il …

"Professori, il ministro ci ripensi o il PD dia battaglia", di Luigi Berlinguer

I professori italiani guadagnano 1.200 euro al mese ad inizio carriera. Dopo nove anni conseguono un primo scatto di circa 80 euro. Dall’ultimo rapporto Ocse emerge che gli stipendi degli insegnanti in Europa sono aumentati, in termini reali, del 7%. In Italia sono diminuiti dell’1%. Gli scatti biennali sono fermi e, sempre in questi ultimi anni, sono stati tagliati molti posti di insegnamento. Contemporaneamente è aumentato il carico di lavoro per ciascun docente (con il disagio, per molti, di svolgere lezioni in più istituti). Da ultimo molti insegnanti di ruolo hanno perso la cattedra e sono diventati sovrannumerari. Alcuni andranno a fare gli insegnanti di sostegno. Ho citato alcuni elementi di forte criticità che evidenziano l’enorme disagio di una categoria. Le norme contenute nella legge di stabilità vanno a collocarsi in questo clima di altissima tensione che si intreccia con un profondo stato di frustrazione. Le attuali 18 ore settimanali di lezione frontale sono già un lavoro molto pesante (anche all’estero, laddove esistano, sono più o meno le stesse). Non è un caso che il …

"Il ministro e quella visione arcaica dell'educazione", di Benedetto Vertecchi

E’ probabile che nulla fosse più lontano dalle intenzioni di chi reca la responsabilità del sistema scolastico dell’idea di aprire un dibattito sullo stato della scuola e sulla necessità di una sua riforma (o di una refondation del’école, come in questi mesi si usa dire in Francia). Eppure, è ciò che è accaduto, tanto da far apparire irreale il ripiegamento sulla questione dell’aumento dell’orario settimanale di lavoro nelle secondarie dalle 24 ore annunciate alle 18 ore consuete. Non si può, dopo aver sollecitato un punto così sensibile com’è quello dell’organizzazione del lavoro far finta di niente. Niente è come prima. L’incauta sortita sull’orario di lavoro ha sollecitato, implicitamente, gli insegnanti a riflettere su ciò che fanno prima, durante e dopo le 18 ore che costituiscono il loro impegno formalmente riconosciuto. Non si venga a dire che solo una parte degli insegnanti impegna un tempo aggiuntivo considerevole per essere in condizione di svolgere in modo adeguato l’attività didattica. Sarebbe il solito argomento sulla base del quale si apprezza, anche in modo enfatico, qualche caso specialmente virtuoso …

"Il ministro e quella visione arcaica dell'educazione", di Benedetto Vertecchi

E’ probabile che nulla fosse più lontano dalle intenzioni di chi reca la responsabilità del sistema scolastico dell’idea di aprire un dibattito sullo stato della scuola e sulla necessità di una sua riforma (o di una refondation del’école, come in questi mesi si usa dire in Francia). Eppure, è ciò che è accaduto, tanto da far apparire irreale il ripiegamento sulla questione dell’aumento dell’orario settimanale di lavoro nelle secondarie dalle 24 ore annunciate alle 18 ore consuete. Non si può, dopo aver sollecitato un punto così sensibile com’è quello dell’organizzazione del lavoro far finta di niente. Niente è come prima. L’incauta sortita sull’orario di lavoro ha sollecitato, implicitamente, gli insegnanti a riflettere su ciò che fanno prima, durante e dopo le 18 ore che costituiscono il loro impegno formalmente riconosciuto. Non si venga a dire che solo una parte degli insegnanti impegna un tempo aggiuntivo considerevole per essere in condizione di svolgere in modo adeguato l’attività didattica. Sarebbe il solito argomento sulla base del quale si apprezza, anche in modo enfatico, qualche caso specialmente virtuoso …

Non passerà. Tanti motivi per dire 'no' alle 24 ore

Domande e risposta (e una scheda tecnica) sulla norma che prevede l’aumento dell’orario di lavoro degli insegnanti: è falso che i docenti italiani lavorino meno dei loro colleghi europei, è vero che la scuola italiana è ancora ferita dai disastrosi tagli del governo Berlusconi. Ora basta: l’istruzione è il futuro del Paese. Nella Legge di Stabilità è contenuta una norma che prevede l’aumento dell’orario frontale (cioè le lezioni in classe) degli insegnanti delle scuole medie inferiori e medie superiori da 18 a 24 ore settimanali. Questo provvedimento non è accettabile per una serie di ragioni che cercheremo di spiegare in questo articolo. Molti cittadini non si rendono bene conto di quel che potrebbe significare per la scuola italiana una norma di tal fatta. Cerchiamo di spiegare perché il PD non voterà la legge di stabilità e perché è importante la mobilitazione di tutti, non solo del mondo della scuola. Aumentare le ore di lavoro migliora la qualità della scuola? NO, NON MIGLIORA IN ALCUN MODO LA QUALITÀ’ DELLA SCUOLA e non avrà nessuna ricaduta positiva …

Legge stabilità: Ghizzoni, su scuola Renzi è fuori tema

Norma su insegnanti ci porta lontano dall’Europa. “Sulla scuola Renzi è fuori tema. – lo dichiara Manuela Ghizzoni, presidente della Commissione Cultura, Scienze e Istruzione della Camera dei Deputati – È inutile sventolare il merito, argomento su cui il Pd si è espresso favorevolmente in numerose occasioni ricordando però la necessità di legarlo all’inclusione, quando si parla della norma introdotta nella legge di stabilità sull’aumento dell’orario di insegnamento frontale a stipendio invariato. Per “restituire valore sociale agli insegnanti” è necessario partire dal rilancio della professione, riconsegnando dignità ai docenti, e non abbandonarsi al pregiudizio che il lavoro si esaurisca nel corso delle lezioni in classe. Quando Bersani, insieme ai deputati del Pd presenti in commissione Cultura, chiede una modifica della norma non è per tatticismo, come vorrebbe far credere il sindaco di Firenze, ma perché il Partito democratico – spiega la presidente Ghizzoni – è impegnato in progetti di rinnovamento sulla scuola che partono dalla consapevolezza di cosa significhi insegnare e che puntano sulla qualità dell’istruzione. Basterebbe leggere i documenti prodotti in questi mesi. Mi …