Tutti gli articoli relativi a: scuola | formazione

"Insegnanti di sostegno? In mano ai privati", di Salvo Intravaia

Docenti di sostegno gestiti da privati? È quello che potrebbe accadere tra qualche anno nella scuola italiana se passasse il disegno di legge proposto da due senatori del Pdl e discusso qualche giorno fa in commissione Cultura al Senato. La proposta avanzata da Francesco Bevilacqua e Antonio Gentile apre ai privati il delicato mondo dei disabili a scuola. «I dirigenti degli istituti scolastici e delle scuole di ogni ordine e grado sono autorizzati – si legge nell´unico articolo che compone il disegno di legge – a definire progetti, con la collaborazione di privati, per il sostegno di alunni con disabilità». I motivi della proposta dei due parlamentari sono illustrati nella relazione che accompagna il testo. «L´inclusione degli alunni con disabilità – spiegano i due senatori – deve ormai collocarsi nella nuova logica dell´autonomia scolastica. In tale ottica, per superare le carenze e le disfunzioni dovute al difficile coordinamento dei diversi servizi di enti locali e Asl, che debbono sostenere gli interventi scolastici, va facendosi strada l´idea che siano le istituzioni scolastiche autonome a dover coordinare …

"Eppure io dico: Non sparate sui test INVALSI", di Mario Simoni

Sono rimasto costernato da molte reazioni che ho letto da parte di studenti, docenti e persino qualche supposto intellettuale, sui test di valutazione Invalsi che si sono svolti due settimane fa nelle scuole italiane. Sto sperimentando in questi tempi l’ingiustizia del classismo del sistema scolastico inglese e mi sarei aspettato, lo dico con semplicità, una maggiore intelligenza e una maggiore cura nel discutere della nostra scuola. Le discussioni sui modi della valutazione, sul carico imposto ai docenti, sui suoi limiti (tutte le cose hanno i loro limiti), sono importanti e benvenute al fine di contribuire a migliorare le prove. Quello che è intollerabile è leggere della studentessa del liceo del centro di Roma che con fare pseudo rivoluzionario grida allo scandalo per le domande sulla vita privata, come quella che chiedeva se a casa lei avesse o meno una sua camera da letto privata. Una domanda del genere è fondamentale (assieme ad altre) per mettere insieme informazioni sul reddito e sulla posizione sociale, con i risultati dei test, per capire quanta influenza ha avuto la …

“Chiudere il tempo prolungato è miope e sbagliato”

L’on. Manuela Ghizzoni replica alle parole del dirigente scolastico provinciale Malaguti. Ecco la sua dichiarazione. «La decisione di cancellare il tempo prolungato, conseguenza dei tagli agli organici della scuola, rappresenta un errore politico e culturale frutto della miopia del Ministro Gelmini. Tutti gli indicatori suggeriscono di andare in direzione opposta, incrementando invece questo tipo di esperienza che rappresenta un supporto prezioso in grado di sostenere studenti nei processi di apprendimento e in una fascia d’età difficile e delicata. Abbiamo chiesto con un’interrogazione parlamentare quali iniziative intenda assumere il Ministro al fine di garantire quei modelli educativi che fanno della scuola pubblica modenese un modello di alta qualità, ma purtroppo le dichiarazioni del dirigente provinciale Malaguti confermano la volontà di scaricare sul mondo della scuola e sui giovani gli effetti delle scelte scellerate assunte dal Governo. Per la scuola media modenese, rispetto all’organico di fatto dell’anno scolastico 2010/2011, gli alunni crescono complessivamente di 421 unità, di cui 275 solo nelle classi prime, ma i posti assegnati in organico di diritto sono, rispetto all’organico di fatto dell’anno …

"Il tempo pieno all'elementare dovranno pagarlo le famiglie", di Tiziana De Giorgio

Anche il tempo pieno sarà a pagamento. Perché da settembre gli insegnanti saranno talmente pochi da non riuscire più a coprire le ore in cui i bambini sono a mensa. E i genitori, pur di non rinunciare alle ore di lezione pomeridiane per propri figli, dovranno sborsare soldi per una cooperativa esterna per poter mettere una toppa sulla voragine lasciata dalla riforma Gelmini. L’ultima frontiera della scuola scarnificata dai tagli è stata toccata al comprensivo Tolstoj, in via Zuara, a Milano: una delle primarie più colpite dalla terza tranche della “dieta dimagrante” forzata del governo, che spazza via altri 455 insegnanti solo a Milano, per un totale di 1.178 posti in meno nelle elementari nel giro di tre anni. Già l’anno scorso la preside aveva dovuto fare i salti mortali per garantire a tutti il tempo pieno scelto da mamme e papà: il provveditorato non aveva infatti concesso organico sufficiente per tutti gli studenti che ne avevano fatto richiesta — con due partite sulla carta a tempo normale — e si è dovuto giocare su …

"Quei sedicenni annoiati che abbandonano la scuola, così cresce la marea degli "inattivi": 2,1 milioni", di Maria Novella De Luca

Il 18,8% di ragazzi in Italia lascia gli studi subito dopo gli anni dell´obbligo e non cerca lavoro. In un anno il numero dei “Neet” è salito di 134.000 unità. La crisi arriva tra i 16 e i 17 anni: ci si sente grandi e le regole vanno strette, la scuola appare faticosa, noiosa, staccata dalla realtà, i prof, poveracci, degli adulti che guadagnano poco e si sgolano in classe, e il lavoro poi, un miraggio, una chimera, e studiare o non studiare in fondo è lo stesso. Storie di ragazzi che un giorno hanno detto no. Che una mattina hanno deciso di non entrare più in classe. Di buttare alle ortiche libri, quaderni, interrogazioni, compiti in classe, voti, giudizi. Ma anche le cose belle della scuola, come le gite, gli amici, lo sport. C´è un numero enorme di giovani (il 18,8%) che in Italia continua ad abbandonare gli studi, subito dopo gli anni dell´obbligo, e che a vent´anni, quando si entra nell´età adulta, si ritrova sperduto, senza nulla in mano. Perché se è vero …

"Cresce l’esercito di quelli che non studiano né lavorano", di Raffaello Masci

Se il «Rapporto annuale» dell’Istat è come il biblico libro delle Lamentazioni, il capitolo dedicato ai giovani è particolarmente drammatico. Dopo il dossier consegnato dal Censis alla Camera dei deputati, la settimana scorsa, anche l’Istituto di statistica affida all’opinione pubblica un quadro altrettanto sconfortante sugli italiani tra i 18 e i 29 anni: disoccupati, precari, scoraggiati, senza un futuro a breve, transitano con sempre maggiore frequenza nella categoria dei neet (not in education, employment or training), cioè di quelli che non ne possono più di cercare, bussare, aspettare, e neppure di sperare, per cui abbandonano tutto. Si tratta – spiega l’Istat – di due milioni e centomila ragazzi, ben 134 mila in più rispetto all’anno precedente e pari a quasi un quarto (22,1%) di tutti gli under 30, una percentuale doppia rispetto alla media europea. Se era noto che la disoccupazione giovanile aveva sfiorato il 29% a marzo di quest’anno (28,6% per l’esattezza), la novità di oggi è che neppure la scuola – da sempre vissuta come ascensore sociale – è più in grado di …

Università, boom delle tasse in un anno cresciute dell'8%", di Salvo Intravaia

I dati estratti dal notiziari del Ministero. Per la laurea le famiglie italiane hanno dovuto sborsare mille euro a studente. L’area più costosa è quella del Nord-Ovest. Sono aumentati dell’uno per cento gli esonerati dal pagamento . E’ boom di tasse per gli studenti universitari italiani. Nel corso del 2009/2010, in media, ogni studente ha dovuto sborsare qualcosa come 68 euro in più dell’anno precedente: più 8 per cento. Ben oltre, quindi, il semplice aumento del costo della vita. A certificarlo è lo stesso ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca con il notiziario sulla “Contribuzione studentesca negli atenei italiani” di qualche giorno fa. Per fare frequentare ai propri figli un anno in un ateneo pubblico le famiglie italiane hanno dovuto sborsare oltre mille euro: per la laurea, le tasse universitarie sono schizzate a 939 euro. Cui occorre aggiungere la tassa regionale per il Diritto allo studio – che in parecchie regioni si aggira attorno ai 100 euro – e l’imposta di bollo, dove previste. Quattro anni prima, per la laurea, si spendeva parecchio di meno: 757 …