Tutti gli articoli relativi a: scuola | formazione

"Prova Invalsi. Si deve fare, ma Gelmini cambi registro", di Francesca Puglisi e Giovanni Bachelet

Valutare la scuola. Il sistema va rafforzato, ma finanziato. Il ministro fa esattamente il contrario, salvo poi denigrare chi lavora nell’istruzione. Presidi, insegnanti, bidelli…A proposito del dibattito sulla prossima somministrazione delle prove Invalsi, la situazione è questa. Alcuni sostengono che non sia obbligatoria in quanto non rientra fra le mansioni degli insegnanti, e quindi, se non è l’Invalsi a pagarli per questo lavoro extra (cosa che dovrebbe fare), vanno pagati con i fondi della scuola e, se ciò non accade, hanno diritto di rifiutarsi. Il rifiuto, dal punto di vista sindacale, potrebbe avere fondamento. Ma è certo che l’Invalsi non abbia soldi per pagare tutti gli insegnanti che dovrebbero somministrare le prove (se fossero solo centomila insegnanti a soli 10 euro a testa farebbe già piú di un milione). Il Governo “del W il merito”, con l’ultima finanziaria, ha tolto un quarto dei già magrissimi finanziamenti dell’Invalsi: avevano 4 milioni l’anno che coprivano poco piú degli stipendi dei dipendenti e collaboratori; da quest’anno ne hanno 3 e da poco sono diventati 2.7 per via di …

Il grottesco paradosso dei "manuali di Stato", di Carlo Galli

C´è qualcosa di grottesco, ma anche di terribile, nella proposta di legge che alcuni parlamentari di destra hanno firmato, sull´imparzialità dei testi scolastici. Davvero sembra che quella dell´imparzialità dei libri di storia, e dei “professori di sinistra”, sia un´ossessione non solo della maggioranza, ma anche del governo: infatti, quello dell´imparzialità è per il ministro dell´Istruzione un problema reale. Non si può rispondere nel merito agli “esempi di faziosità” che appaiono nella presentazione della proposta. Anzi, si deve rifiutare proprio questo terreno. Per alcuni motivi che alla destra sfuggono, e che vanno ricordati. In primo luogo, la storiografia non è imparziale: tale potrebbe essere solo una cronaca assolutamente puntigliosa, infinita. E, naturalmente, inutile e insensata. La storiografia è invece ricerca mirata, orientata da qualche problema e da qualche valore; è interpretazione. Il che non vuol dire che possa essere delirante, faziosa, folle; anzi, deve essere coerente, logica, revisionabile, falsificabile da nuove prove, da nuove interpretazioni di altri studiosi. In questo rischio di confutazione, in questo dialogo, anche aspro, ma aperto e pubblico, consiste il metodo scientifico, …

"Il Governo programma il calo della spesa pubblica per la scuola fino al 2040. Dal 4,5% del PIL al 3,2%", di Fabrizio Dacrema

Il Documento di Economia e Finanza 2011 presentato dal governo prevede fino al 2040 la graduale diminuzione della spesa per l’istruzione, già pesantemente inferiore alla media europea, dal 4,5% al 3,2% del PIL. Secondo il Ministro Gelmini i pesanti tagli lineari che stanno destrutturando la scuola pubblica sono necessari per “liberare” risorse dalla spesa corrente (in gran parte stipendi) agli investimenti per la qualità. Ancora una volta il Ministro Tremonti rivela la totale inconsistenza di questa versione dei fatti: gli investimenti non ci saranno, il ridimensionamento della spesa pubblica della scuola continuerà per altri 30 anni, fino a farci scendere al 3,2% del PIL. Sulla base di queste previsioni le tabelle finanziarie del DEF indicano una riduzione di spesa per i sistemi della conoscenza di 4,5 miliardi per ognuno degli anni 2012, 2013, 2014, per un totale di 13,5 miliardi nel triennio. Le previsioni del documento economico del governo, basate sui dati previsionali relativi alla popolazione scolastica, escludono investimenti strutturali per migliorare la qualità dell’offerta formativa, ridurre la dispersione scolastica, migliorare l’edilizia scolastica, aumentare gli …

Scuola, Pd: maggioranza e governo divisi su graduatorie precari

Ghizzoni a Pittoni (Ln): Lega improbabile paladina del Sud. “Sui precari della scuola Governo e maggioranza si dividono e la Lega si erge a improbabile paladina del Sud. Quello che non si capisce è dove erano Tremonti, Gelmini e Pittoni quando, nel 2008, il governo Berlusconi ha cancellato ben 87 mila posti di docenti dagli organici della scuola”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Cultura, Manuela Ghizzoni dopo che il senatore leghista Mario Pittoni ha criticato la decisione del ministero dell’Istruzione sulle graduatorie che dà il via libera al cambio di provincia. “I diritti dei precari – prosegue Ghizzoni – si salvaguardano solo immettendoli in ruolo: per questo motivo le annunciate 30mila stabilizzazioni per il prossimo anno sono appena sufficienti a garantire il turn over, ma non rappresentano un intervento incisivo. Servirebbero almeno 60.000 docenti che dovrebbero essere assorbiti già nel prossimo anno per coprire le cattedre vacanti e gli spezzoni di orario, che costituirebbero la base di un organico funzionale al piano dell’offerta formativa delle scuole. A questo primo grande programma di immissione …

"Mariastella cadente", di Mario Lavia

Può capitare a tutti una serata no. È capitata a lei, Mariastar (copyright Luciana Littizzetto), crollata di schianto l’altra sera a Ballarò. Una novità, perché finora era sempre andata abbastanza bene. Tanto che Mariastella Gelmini è (era?) considerata nell’inner circle, o struttura Delta che dir si voglia, una delle punte di diamante, una sicurezza televisiva, buona parlantina, gradevole presenza, il giusto mix di grinta e arroganza, discreta competenza, un’aura di “nuova politica” a cingerle il visino occhialuto. Ora bisognerà ripensarci: è andata veramente male. Perché non si può balbettare davanti alle cifre squadernate dall’avversario politico (un Enrico Letta solitamente mite ma stavolta davvero indignato per l’altrui ignoranza dei problemi), non si può fare appello alla fede («I tagli? Ma no, Tremonti me l’avrebbe detto»), non si può fare a gara con un Cota qualunque a chi la spara più greve (il governatore piemontese: «Ci sono più bidelli che carabinieri»), non si può invocare l’aiutino del collaboratore appollaiato dietro le spalle (anche perché quello poi se ne approfitta e si mette a gridare, lui che non …

"La scure del governo su scuola e università", di Roberto Ciccarelli

Per carità, non chiamateli tagli alla scuola e all’università, sono solo «minori spese» per 4,5 miliardi di euro nel 2012, 4,5 miliardi per il 2013 e per altri 4,5 miliardi nel 2014. Sono le cifre stampate nella tabella contenuta nel Documento di economia e finanza (Def) che è stato presentato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti l’altro ieri a Bruxelles. Li possono osservare tutti su internet, mentre il vicesegretario Pd Enrico Letta li sventola in faccia al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini nel corso di Ballarò andato in onda martedì su Raitre. Uno scoop clamoroso che ha fatto sorridere un Letta beffardo e pugnace, mentre la Gelmini saltava come un grillo dalla sua poltrona. «Non sono tagli, Tremonti me lo avrebbe detto! Lei Letta, vuole creare inutilmente del panico». Abituata a mettere la polvere sotto il tappeto e a recitare a soggetto, grazie al suggerimento di un occhialuto collaboratore seduto dietro di lei, il ministro Gelmini si è affrettata a dire che queste cifre sono «cifre computate rispetto al 2008». Abbiamo verificato sul sito del ministero dell’Economia …

Nel documento del governo nuovi tagli "Popolazione scolastica diminuirà", di Salvo Intravaia

Il Def continiene una previsione di spesa in calo (dall’attuale 4,2% del Pil al 3,7% nel 2015). “Riduzione effetto delle misure di contenimento della spesa per il personale e di una riduzione della popolazione scolastica”. Previsione che segue di pochi giorni l’ennesimo attacco del premier all’istruzione pubblica, con “aiuti” per chi vuole spostare i figli alle private. Nel futuro dell’Italia si spenderà sempre meno per l’istruzione statale. Il Def (il Documento di economia e finanza) presentato dal premier Silvio Berlusconi qualche giorno fa, spiega tutto. Meno risorse per il personale della scuola, che dopo la cura da cavallo da 87 mila cattedre e 42 mila posti di personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario), subirà ulteriori riduzioni. Stipendi più leggeri per gli insegnanti. E una quota sempre più bassa di ricchezza del Paese destinata a scuola e università. Ma non solo: il documento prevede anche una non meglio specificata “riduzione strutturale della popolazione scolastica”. Ovviamente, quella a carico dello Stato. Ma andiamo con ordine. “La spesa per l’istruzione – recita il Def – presenta una significativa …